Pensioni, cosa cambia davvero nella Manovra 2026
Saltano le modifiche a riscatto laurea e finestre pensionistiche, mentre la copertura finanziaria arriva da nuovi tagli ai fondi per l’uscita anticipata.

La Manovra 2026 mette fine al dibattito sulle modifiche al riscatto della laurea e alle finestre per la pensione anticipata: le ipotesi di irrigidimento avanzate nelle scorse settimane sono state stralciate dal testo definitivo. Nessuna sterilizzazione del riscatto della laurea a partire dal 2031 e nessun allungamento della finestra di tre mesi per l’accesso all’assegno della pensione anticipata.
Il prezzo politico e finanziario di questo passo indietro, però, ricade su altre categorie di lavoratori: precoci e addetti a mansioni usuranti, per i quali la Legge di Bilancio 2026 prevede una riduzione delle risorse destinate all’uscita anticipata.
Riscatto della laurea e pensione anticipata: stop alle restrizioni
Le proposte contenute nel maxi emendamento, che avrebbero modificato le regole del riscatto della laurea e introdotto penalizzazioni per l’uscita anticipata, non sono entrate nel testo approvato dalla Commissione Bilancio del Senato. Una scelta che evita nuove strette generalizzate sul sistema pensionistico, ma che comporta la necessità di reperire coperture alternative.
La compensazione passa dai fondi per usuranti e precoci
Per garantire l’equilibrio dei conti, il Governo ha scelto di intervenire sui fondi dedicati alle uscite anticipate dei lavoratori impegnati in attività particolarmente faticose e di quelli che hanno iniziato a lavorare in giovane età.
La nuova formulazione della Manovra prevede infatti tagli progressivi alle risorse destinate a queste misure, riducendo la capacità del sistema di sostenere l’anticipo pensionistico negli anni futuri.
Lavori usuranti: meno risorse dal 2033
Per i lavoratori addetti a mansioni usuranti, l’emendamento del Governo (articolo 129, comma 3-bis) prevede un taglio di 40 milioni di euro l’anno a partire dal 2033. Il fondo dedicato passerà così da 233 a 193 milioni di euro annui.
Le categorie interessate sono quelle individuate dal decreto legislativo n. 67/2011, che comprende, tra gli altri:
- lavori in galleria, cava o miniera;
- attività in cassoni ad aria compressa e lavori subacquei;
- mansioni ad alte temperature e lavorazione del vetro cavo;
- lavori in spazi ristretti e rimozione dell’amianto;
- lavoro notturno;
- addetti alla linea di produzione continua;
- conducenti di mezzi di trasporto pubblico collettivo.
Questi lavoratori, pur essendo stati esclusi dall’aumento dell’età pensionabile previsto dal 2027, vedranno ridursi le risorse disponibili per l’uscita anticipata a partire dal 2033.
Precoci e Quota 41: tagli crescenti nel tempo

Un secondo intervento riguarda i lavoratori precoci, ovvero chi ha iniziato a lavorare prima dei 19 anni e può accedere alla pensione con 41 anni di contributi (Quota 41), se in possesso dei requisiti previsti dalla normativa.
La Manovra riduce progressivamente l’autorizzazione di spesa prevista dalla Legge di Bilancio 2017:
- 20 milioni nel 2027;
- 60 milioni nel 2028;
- 90 milioni annui dal 2029 al 2032;
- 140 milioni nel 2033;
- 190 milioni annui dal 2034 in poi.
Si tratta di tagli che cresceranno nel tempo e che rischiano di limitare l’accesso effettivo alla misura, pur senza modificarne formalmente i requisiti.
Il bilancio finale
In sintesi, la Manovra 2026 evita interventi restrittivi su riscatto della laurea e pensione anticipata, ma sposta il peso delle coperture sui lavoratori più esposti: precoci e addetti a mansioni usuranti.
Un equilibrio che salva alcune tutele, ma che riduce progressivamente le risorse destinate a chi, per condizioni lavorative o anzianità contributiva, punta all’uscita anticipata dal mercato del lavoro.
