Solve et Repete. Cos’è, cosa significa la clausola solve et repete in diritto civile e diritto tributario

29 Ottobre 2019 Off Di Redazione Appuntieconomia.it

Solve et Repete. Cos’è e cosa vuol dire  la clausola solve et repete in diritto civile e diritto tributario

Solve et repete significa, dal latino, paga e poi richiedi . In diritto civile il solve et repete è una clausola contrattuale. E’ una clausola rafforzativa del contratto che richiede a chi propone eccezione all’esecuzione del contratto , di dare prima adempimento all’obbligazione prevista dal contratto stesso ( pagare, quando questo adempimento sia una dazione in denaro ) , e poi adire in giudizio contro la controparte. In caso siano dimostrate le proprie ragioni , potrà vedersi restituito quanto pagato , tutto in parte.

Si tratta di una clausola vessatoria, tanto che l’articolo 1524 del codice civile ne regola l’ambito di applicazione.

Solve et Repete tributario

La formula Solve et Repete ha assunto particolare importanza in ambito tributario, perché additata da imprese e cittadini come una delle varie forme di vessazione da parte del sistema tributario nei confronti del contribuente.

Il Solve et Repete tributario prevede che , in caso di accertamento induttivo o contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate , il contribuente sia costretto a pagare quanto dovuto prima del primo grado di giudizio e , in caso di esito ad egli favorevole , potrà vedersi rimborsato quanto anticipato. Questo modus operandi presuppone sostanzialmente una specie di inversione dell’onere della prova a carico del contribuente ( è il contribuente che deve dimostrare di non essere colpevole e non il fisco a dover dimostrare la colpevolezza ) .

Solve et Repete incostituzionale

Il Solve et Repete tributario esiste in Italia dallo Statuto Albertino ed è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale con sentenza nr. 21 del 1961 . Questa sentenza è stata in parte aggirata imponendo che il pagamento da parte del contribuente sia di 1/3 di quanto richiesto dal fisco , e non l’intero importo.

Resta comunque una condizione particolarmente vessatoria, anche in ragione dei dati sui contenziosi tra fisco e contribuenti:

  • il 23% dei contenziosi tributari dura più di mille giorni
  • il 31% dei contenziosi si conclude accogliendo le richieste del contribuente; nell’11% dei casi si hanno sentenze di parziale accoglimento di entrambe le richieste; nel 44% dei casi vengono accolte le richieste del fisco ;
  • spesso gli accertamenti non avvengono su base analitica ( contabile ) ma induttiva ( extracontabile ) :  il fisco desume l’esistenza di attività non dichiarate o l’inconsistenza di passività dichiarate sulla base di presunzioni . Spetta al contribuente dimostrare il contrario, invertendo così l‘onere della prova.