Morfologia e struttura della finanza

La banca fa della finanza il proprio business. Analizziamo la morfologia e la struttura dei sistemi finanziari. Indicatori importanti:

  • attività finanziarie totali / PIL = indice di intensità finanziaria
  • attività finanziarie detenute da intermediari / attività finanziari totali = grado di intermediazione
  • attività finanziarie detenute da banche / attività finanziarie detenute da intermediari = grado di importanza relativa delle banche.

Questi indicatori manifestano un tipico percorso temporale. Con l’aumentare dello sviluppo dei sistemi finanziari:

  • intensità finanziaria ↑: quanto maggiori sono i surplus ed i deficit, maggiore è il peso del sistema finanziario: il grado di intensità finanziaria dipende in maniera diretta dal livello di dissociazione dei saldi finali. L’intensità finanziaria di un paese, così come anche la morfologia del sistema finanziario (finanza diretta, indiretta, etc.) dipendono da alcune variabili determinanti, tra cui le seguenti variabili (alla base della scelta delle tecnologie di trasferimento; main Stream = grandi tendenze):
    1. modello di sviluppo economico
    2. politiche di distribuzione dei redditi
    3. strategie di finanza pubblica
  • grado di intermediazione ↑
  • grado di importanza delle banche ↓: via via che il sistema finanziario si sviluppa appaiono sul mercato nuovi intermediari finanziari, quindi il grado di importanza delle banche scende.

Riferimenti storici (modelli di sviluppo economico)

L’Inghilterra è stata il primo paese il cui sviluppo fu sostenuto dall’autofinanziamento; la Germania, invece, fu finanziata dalle banche. Oggi i Paesi in via di sviluppo sono finanziati principalmente dai Governi. Nei trend epocali (= tendenze storiche di lungo periodo) cosa è successo alle economie moderne? Si sono attuate le politiche di distribuzione dei redditi a sfavore del fattore capitale ed in favore del fattore lavoro. C’è stata una tendenziale riduzione degli utili in favore del lavoro (sindacati, scioperi etc.), che ha spostato la distribuzione dei redditi. Questo fenomeno a cosa ha portato? Ad un aumento di dissociazione dei saldi. Questo spostamento evidentemente ha portato ad un aumento dei deficit finanziari delle imprese ed ad uno speculare aumento del surplus finanziario delle famiglie. Un’altra caratteristica tipica è il “Welfare state”: lo Stato ha sempre assunto ruoli più invasivi in termini di assistenza, infrastrutture e quant’altro. Questo ha portato ad un aumento del deficit finanziario della pubblica amministrazione, delle spese sia correnti sia di capitali (ad esempio, in Italia è dagli anni ’70 che lo Stato ha ampliato i propri servizi): anche questo è un fenomeno di dissociazione dei saldi finanziari, cioè l’aumento del grado di intensità finanziario del Paese. Naturalmente bisogna ribadire che avere un’elevata dissociazione significa avere grande bisogno di finanza e l’efficienza del sistema finanziario diventa critica. D’altra parte, se siamo partiti dalla rivoluzione industriale inglese, partendo dagli anni ’90 ad oggi, cosa è successo? Un fenomeno opposto! Una parziale correzione di rotta: il saldo finanziario delle famiglie va diminuendo, mentre il deficit del settore pubblico e delle imprese sono migliorati: c’è una minore dissociazione, una tendenza alla convergenza.

Il caso italiano

Ma facciamo un passo indietro per analizzare l’Italia. In questo quadro di tendenze epocali, in parte corrette, di dissociazione tra deficit e surplus, l’Italia come si colloca? Dagli anni ’60 abbiamo avuto il boom economico: prima eravamo un paese povero, contadino, in via di sviluppo. Durante il boom che caratteristiche ha assunto il sistema finanziario? Vi è stato un accentuato orientamento all’intermediazione:

  • via finanziaria allo sviluppo”: le imprese ricorrono al debito bancario piuttosto che all’emissione di titoli
  • circuiti di doppia intermediazione: separazione tra banche a breve ed a lungo (lo stesso sistema normativo prevedeva questa diversità di circuito);
  • crowding out” dei mercati azionari: i mercati diretti non esistevano; la borsa non esisteva;
  • elevata regolamentazione del settore dell’intermediazione: i flussi finanziari erano diretti e governati dalla politica => instabilità, fragilità della struttura finanziaria dei debitori e scarsa efficienza dovuta a sovraccarichi.

Cause di sottosviluppo della finanza in Italia a partire dagli anni ’60:

  • Ricordiamo, ad esempio, che il debito era fiscalmente agevolato, mentre l’emissione di azioni no: gli interessi passivi erano deducibili. L’incentivo al debito rispetto ai mezzi propri favoriva la finanza indiretta rispetto a quella diretta, così come il sottosviluppo dei mercati diretti (dovuto all’assenza di regolamentazione): vi era deregulation sulle attività di borsa. Es.: insider trading, OPA (offerte pubbliche d’acquisto).
  • Un’altra causa di sottosviluppo della finanza diretta era l’assenza di investitori istituzionali, cioè fondi pensione, fondi comuni, assicurazioni, etc.
  • Ulteriore causa: i comportamenti delle imprese. Le loro preferenze erano rappresentate in buona parte da piccole e medie imprese a produzione famigliare, piuttosto che da grandi corporation con azionariato frammentato. È ovvio aspettarsi un sistema finanziario orientato alla banca, piuttosto che un orientamento al mercato: la piccola-media impresa non desidera emettere azioni. Un’impresa molto indebitata genera rischi alti, mentre un sistema a finanza interna magari cresce meno ed è meno flessibile, ma è più stabile.

Nel momento in cui arriva la grande recessione degli anni ’70, gli shock petroliferi fanno crollare il sistema.

  • Il precedente modello si rivelò adatto a gestire lo sviluppo, ma non la crisi finanziaria e la stagflazione. Si ridussero i saldi finanziari, vi fu un riequilibrio ed un certo spostamento dalla finanza diretta a quella indiretta.

Arriviamo alla situazione odierna. Stranamente il nostro Paese oggi ha intensità finanziaria relativa tra le più basse nel mondo. Perché questo è negativo? Perché se la finanza è piccola il business è piccolo. Perché accade questo? Il risparmio non è più così elevato, ma è in linea con quello degli altri paesi. Le ragioni del sotto-finanziamento del nostro Paese sono:

  • principalmente quelle relative (non ai saldi finanziari, bensì) alla morfologia del sistema finanziario: siamo passati da un sistema finanziario dominato dai canali indiretti ad uno dominato da quelli diretti, non per colpa delle imprese ma dell’altro grande settore in deficit finanziario, lo Stato, che è in grande debito. Lo Stato ha iniziato a finanziarsi direttamente presso le famiglie con i titoli di Stato. A livello quantitativo hanno iniziato a prevalere quindi i circuiti diretti.
  • le pensioni: mentre negli USA e negli altri Paesi avanzati si fa ricorso alla previdenza privata, in Italia è lo Stato ad occuparsene (è l’unico Paese avanzato in cui accade). La più grande differenza tra il sistema finanziario italiano e quelli esteri è che mancano i più grandi investitori: i fondi pensione.
  • Altra causa è il credito al consumo: le nostre famiglie sono molto meno indebitate che nei paesi esteri.

Negli ultimi tempi, il nostro sistema finanziario è cambiato, migliorando rispetto a 15 anni fa, quando avevamo un sistema finanziario più simile a quello africano piuttosto che a quello americano.

Altri sistemi finanziari del mondo

Quali sono i grandi fenomeni o tendenze di cambiamento? Principalmente sono i seguenti tre fenomeni o tendenze:

    1. L’innovazione finanziaria.
    2. La globalizzazione: i mercati finanziari sono sempre più integrati di qualsiasi altro mercato, in un unico mercato mondiale, visto che i soldi circolano più rapidamente di persone, beni e servizi.
    3. La crescita di peso/influenza/efficienza della finanza diretta e di influenza decisionale degli investitori istituzionali, degli analisti finanziari.

Le imprese oggi, dal punto di vista strategico, non sono più autonome: la strategia in larga parte non viene decisa dal general manager, bensì in accordo con coloro i quali investono nell’impresa e con gli analisti finanziari. Il “pay out ratio” deve piacere agli analisti: ad esempio, un’impresa con utili alti può comunque vedere scendere il prezzo delle proprie azioni perché essi ritengono che la quota di dividendi non siano adeguata (è il caso di Banca Intesa).


Banking economies (Bank Oriented)

1. Si sono sviluppate in Germania e in Giappone:

2. sono le economie in cui lo sviluppo economico è stato finanziato dalle banche.

3. Le imprese sono molto indebitate presso le banche e non raccolgono soldi dalla borsa.

4. Le relazioni tra banca ed impresa sono solide e di lungo periodo. In Germania, addirittura, esiste la haus bank: la banca ha quote di capitale della stessa impresa.

5. La proprietà delle imprese è concentrata. Esistono azionisti di riferimento che rappresentano il nocciolo duro: famiglie, imprenditori, banche.

Market economies (Market Oriented)

1.Le market economies sono tipiche dei Paesi anglosassoni:

2.Il loro sviluppo è stato finanziato dai mercati,

3.Le banche sono meno potenti, non entrano nel capitale delle imprese.

4.Le imprese hanno poco bisogno della banca, perché si finanziano mediante l’emissione di azioni ed obbligazioni.

5.L’impresa è meno indebitata e più capitalizzata. La proprietà è frazionata, quindi più mobile.

Il dibattito su quale sia il modello migliore è acceso. I pro ed i contro nella banking economy:

  • la banca ha più informazioni,
  • può garantire legami stabili (relationship banking, relationship finance), un rapporto personalizzato.
  • Viceversa le stesse caratteristiche distintive sono considerate come svantaggi: es. il fatto di essere meno imparziale ed oggettiva nella valutazione del credito e dell’impresa la porta ad allocare meno bene il credito.
  • È più conservatrice, cerca di difendere lo status quo: blocca gli outsider per proteggere gli insider (le proprie imprese). Questo blocca le nuove imprese che potrebbero svilupparsi e magari essere più efficienti. Il sistema finanziario è orientato alle relazioni: è un sistema esclusivo che protegge l’élite delle poche imprese che contano.
  • Vi è meno propensione al rischio.
  • La banking economy è meno democratica e meno trasparente.
  • Le informazioni che arrivano al settore in surplus (famiglie) sono meno necessarie e quindi minori: nella banking economy ci pensa la banca.
  • Il modello di capitalismo “bank oriented” è poco aperto alla concorrenza, come in Italia.

Il caso italiano

L’Italia ha una posizione anomala, perché è sicuramente una banking economy, però non esistono le haus bank. Il modello normativo ed operativo è stato quello della banca della market economy. È una prima grande incoerenza tra modelli normativi e prassi operative. Ora che il nostro sistema si sta orientando verso la market economy, abbiamo la haus bank, con le nuove normative. Un certo shift (spostamento) dalla banking economy alla market economy è un fenomeno globale del mondo avanzato, persino in Germania. L’Italia invece continua ad essere banca-dipendente, secondo alcuni. Secondo altri l’impresa italiana, a differenza di quella tedesca, non riesce a sganciarsi dalla banca perché è piccola e non in grado di sostenere buoni rating (punteggi delle azioni).

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