L’azienda come istituto economico duraturo

Il carattere della durabilità esprime l’attitudine dell’azienda a permanere come entità economica nel tempo, sia pure con modificazioni spesso profonde della sua struttura. Si parla, al riguardo, con enfatica espressione, di permanenza nella mutabilità, proprio nel senso che l’azienda è un istituto per sua vocazione destinato a durare nel tempo, pur potendo variare gli elementi costitutivi della sua struttura, ossia mezzi, persone, organizzazione. Di fatto, ci sono attraverso il tempo cambiamenti nella comunità del personale, che a vario titolo partecipa alla produzione d’azienda, nei bisogni avvertiti dalle persone nel cui ambiente vive ed opera la stessa azienda, nelle combinazioni produttive atte a soddisfare quei bisogni.

Detti cambiamenti provocano – come si può immaginare – mutazioni nella struttura aziendale e quindi nel suo elemento personale o in quello più squisitamente tecnico – produttivo; ma, nonostante detti cambiamenti, l’azienda continua a vivere ed a svilupparsi in modo da perseguire, in un continuo processo di rinnovamento, le finalità per cui essa è stata costituita. E’ chiaro che le aziende come tutte le entità del mondo sociale, ed in particolare biologico, crescono, vivono e, prima o poi, cessano di esistere, perché hanno raggiunto le finalità per le quali esse sono state istituite o per l’impossibilità di perseguire le stesse finalità.

Le aziende, pertanto, come le entità del mondo biologico, non sono eterne e dopo un periodo più o meno lungo dalla loro istituzione, segnato da successi e/o da insuccessi, cessano di esistere. Ciò però non toglie che la più o meno felice combinazione di mezzi e persone – che dà luogo, in linea di principio, all’azienda – non sia effettuata con l’intento della provvisorietà, ma con quello della permanenza a lungo nell’ambiente in cui la stessa azienda è stata istituita. Al di là comunque delle precedenti affermazioni di principio, vediamo di individuare alcune chiavi di lettura che possano meglio spiegare il carattere della durabilità d’azienda, in quanto tale. Tra queste noi prendiamo in considerazione il processo di creazione della data azienda ed i contesti economici più avanzati nei quali la data azienda vive ed opera.

Quanto alla costituzione della data azienda, possiamo ben dire che questa ha il carattere della durabilità in quanto la creazione di un’azienda è una delle sfide più impegnative dell’essere umano, sia per trovare un’idea imprenditoriale di successo, sia per le difficoltà di assemblare più o meno felicemente gli elementi eterogenei costitutivi di azienda, sia per la varietà e la variabilità di ambiente nel quale essa opera, e sia, last but not least, per il processo di simbiosi tra imprenditore e azienda. E questa sfida quasi impossibile – che arride al successo di pochi eletti – richiede molto tempo per essere portata a compimento, per cui una volta realizzata si perpetua nel tempo, donde il carattere della durabilità d’azienda.

Cominciamo col dire che la costituzione di un’azienda parte da un’idea imprenditoriale di successo, entrepreneurial idea o business idea, che ha bisogno di tempo per essere verificata ed attuata. Coloro che si occupano di strategie d’impresa usano affermare comunemente che sono migliaia le persone che si presentano per proporre loro idee  imprenditoriali che si pensano di successo, ma poche, però, di queste si traducono in un progetto imprenditoriale vincente. Una volta intuita la business idea, il soggetto economico passa a dotare l’azienda di mezzi finanziari e del personale, e soprattutto a combinare sapientemente gli elementi primi d’azienda allo scopo di realizzare l’oggetto della propria attività.

Ma la più o meno felice combinazione dei fattori costitutivi d’azienda non è un’operazione banale, ma rappresenta, un’attività che impegna il soggetto economico per lungo tempo, a volte per vari anni e spesso per tutta la sua vita, in quanto non si tratta solo di porre in armonia elementi diversi tra di loro (beni materiali, immateriali, persone) quanto coniugare felicemente tali elementi con l’ambiente, vario e variabile, nel quale l’azienda vive ed opera. Basterebbe la semplice descrizione del processo di creazione dell’azienda e del suo inserimento nel mercato – che ripetiamo impegnano il soggetto economico per lungo  tempo  – per far capire – ove ce ne fosse bisogno – che l’azienda non può che possedere intrinsecamente il carattere della durabilità.

Perché non può avere il tratto dell’effimero una delle sfide più emozionanti dell’essere umano: appunto la creazione di una azienda. Ma vi è di più. Man a mano che si avvia la più o meno felice combinazione degli elementi costitutivi di  azienda e la loro consonanza con l’ambiente, si realizza anche un processo di simbiosi tra l’imprenditore e la stessa azienda, la sua azienda, la sua creatura, per cui la vista del primo si confonde con la vita della seconda e viceversa, processo, pertanto, che rafforza il carattere di durabilità d’azienda che si confonde, ripetiamo, con quella dei suoi soggetti promotori.

Ma oltre che nel processo di creazione e di sviluppo dell’azienda, un’altra significativa chiave di lettura della durabilità si può concretamente osservare nel cambiamento del potere di controllo della grande impresa, che ha caratterizzato l’impresa matura americana dal 1930 ad oggi; tale cambiamento ha portato, nella grande impresa, alla separazione tra proprietà e controllo, nel senso che la grande impresa non è più gestita dai suoi soci o, come si dice, dalla sua proprietà, ma dai suoi più alti manager che, svincolati dal potere di nomina prima esercitato dal capitale di rischio, assumono, di fatto, il governo d’impresa attraverso il loro potere di auto – genesi.

Le cause della separazione tra proprietà e controllo nelle grandi imprese vanno individuate nella crescente dimensione aziendale e nella corrispondente polverizzazione della proprietà azionaria, nonché nella necessità di conoscenze tecniche sempre più specialistiche, necessarie per il governo delle suddette imprese. Conoscenze che, essendo possedute dai più alti manager delle varie funzioni direttive (programmazione, organizzazione, comando, coordinamento e controllo) portano – insieme alla mancanza di una proprietà di riferimento, conseguente alla crescente polverizzazione del capitale sociale – ad una coalizione di comando e di gestione della grande impresa formata da quei manager. Tali manager, in altre parole, fanno leva sul patrimonio di conoscenze tecniche necessarie al governo della grande impresa, nonché sulla evanescente proprietà di riferimento della stessa impresa, per affrancarsi dal potere di nomina prima esercitato dal capitale di rischio e divenire, pertanto, il vero soggetto economico d’azienda.

Avviene così, in altri termini, che i soci permangono proprietari delle azioni ma non dell’azienda cui si riferiscono le stesse azioni, il cui governo passa ai manager che sono legati alla stessa azienda da un rapporto di impiego. Il fenomeno, qui brevemente descritto, è certamente graduale, in quanto passa attraverso forme intermedie di direzione aziendale che vanno dal modello imprenditoriale puro – tipico dell’impresa governata esclusivamente dal capitale di rischio – al modello imprenditoriale – manageriale – tipico dell’impresa governata dai soci con l’ausilio del top-management – al modello manageriale assoluto, tipico della grande impresa dominata dalla coalizione dei manager che costituiscono l’unità di direzione e di comando della grande impresa.

Così, svincolata più o meno marcatamente dalla proprietà di riferimento, l’azienda vive in queste ipotesi una sua vita propria, indipendente, che va al di là, pertanto, delle persone  che ne controllano il capitale e quindi con un percorso evolutivo che va al di là della durata fisica di queste persone. E si realizza pertanto, totalmente, in tali realtà economiche, il concetto di azienda come istituto economico duraturo, ossia di unità economica che ha un suo processo biologico  indipendente da uno dei suoi elementi primi, i portatori del capitale di comando. Non è questo fenomeno – della separazione tra proprietà e controllo nella grande impresa – un’evidente manifestazione della durabilità dell’azienda, ossia della sua permanenza nella mutabilità? Certamente, si. Fenomeno, pertanto, che va al di là delle affermazioni di principio dello stesso carattere, pur esse qualificanti, e ne costituisce, in ogni caso, un loro rafforzamento. Si vuol dire, in altre parole, che il fenomeno in questione rappresenta, anche, per via induttiva o sperimentale, l’affermazione di un principio in via deduttiva.

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