La classificazione delle aziende secondo le finalità istituzionali

Le aziende possono essere classificate secondo vari criteri, ognuno dei quali mette in rilievo il dato aspetto che si vuole indagare. Possiamo, così, ordinare le aziende in relazione al tipo di attività, per ipotesi di produzione o di erogazione; nell’ambito, poi, del tipo di attività individuato, si possono operare successive classificazioni che mettano in evidenza, per ipotesi, il settore di appartenenza, come si potrebbe, per esempio, per le aziende di produzione, ordinare le stesse in aziende commerciali, aziende industriali e aziende di servizi. Si  potrebbero, d’altra  parte, classificare le aziende di erogazione  in relazione al tipo di entrate che le stesse acquisiscono per raggiungere le finalità alle stesse assegnate, da coloro che hanno proceduto alla loro costituzione.

E’ da considerare, tuttavia, che i criteri particolari che si volessero seguire per classificare  le aziende, come quelli  prima  esemplificati  ed  altri che si potrebbero ancora indicare, hanno portata limitata in quanto informano su aspetti o caratteristiche precipue delle date  aziende, che, sia pure interessanti, non sarebbero sufficienti a spiegarne i tratti istituzionali e, quindi, il comportamento. Il criterio che, a mio avviso, consente di individuare i tratti istituzionali delle aziende, che ne caratterizza i processi di gestione, di organizzazione e di rilevazione, che ne caratterizza, cioè, l’amministrazione economica, è senza dubbio, quello del fine per il quale le stesse aziende sono istituite e rette.

 Il fine, invero, che il fondatore assegna alla data azienda rappresenta un mezzo esteriore attraverso il quale lo stesso fondatore vuole realizzare proprie motivazioni, di ordine interiore. Tra le motivazioni, interne, di colui o coloro che istituiscono l’azienda, e le finalità esterne, assegnate, da tali soggetti, alla stessa azienda, si creano, pertanto, complessi rapporti di interazione e complementarità, che solamente possono spiegare il comportamento d’azienda e le sue concrete manifestazioni. Ciò premesso, possiamo affermare che in relazione al fine, le aziende vengono generalmente distinte in due grandi categorie, rappresentate, com’è noto, dalle  aziende di produzione o imprese, da una parte, e dalle aziende di erogazione o di consumo, dall’altra.

Questa generale distinzione – che riveste valore meramente didattico – non è però sempre netta, in quanto, si riscontrano aziende, dette aziende composte di erogazione o di consumo, nelle quali accanto a quella tipica, appunto, di erogazione o di  consumo, si svolgono anche specifiche attività di produzione, più o meno formalmente collegate alla prima. In relazione al fine procediamo, pertanto, ad individuare, innanzitutto, i tratti caratteristici delle aziende di produzione e di quelle di erogazione o di consumo. Vi è anche una terza categoria di aziende, quelle denominate aziende composte.

Così, sono aziende di produzione le aziende che vengono istituite e rette allo scopo preminente di conseguire un lucro, o risultato economico positivo. Non che il lucro costituisca l’unico scopo per il quale la data azienda di produzione  viene  costituita, considerando che potenti spinte ad operare per l’imprenditore sono, oltre al lucro, motivazioni proprie di ordine morale o etico, il gusto della combinazione, l’appartenenza alla categoria, l’operare in relativa indipendenza, il rischio dell’attività imprenditoriale, eccetera. Si può, però, senza alcun dubbio asserire che il lucro se non è, in linea di principio, l’unica molla che spinge l’imprenditore alla costituzione ed alla conduzione della data azienda, ne rappresenta, d’altra parte, lo scopo prevalente.

 L’azienda di produzione, in altre parole, rappresenta una combinazione o, meglio, un’organizzazione di mezzi e di persone attraverso la quale l’imprenditore mira a conseguire, tra l’altro, una congrua remunerazione ai propri capitali ed alla propria opera, fattori questi che lo stesso imprenditore impiega in azienda. Per aziende di erogazione si intendono quelle organizzazioni produttive di beni e servizi che erogano ossia cedono tali beni e servizi per soddisfare i bisogni dei soci delle stesse aziende o di date collettività di riferimento, esterne alle stesse aziende. Si tratta, comunque, di aziende che notoriamente non hanno scopi di lucro.

Più in particolare, le aziende di erogazione vengono divise in aziende di erogazione propriamente dette, o aziende di consumo indiretto, e aziende di consumo diretto, o semplicemente aziende di consumo. Sono considerate aziende di pura erogazione o consumo di terzi, quelle aziende nelle quali i mezzi acquisiti vengono, erogati per la soddisfazione diretta dei bisogni di persone esterne alla stessa azienda. Si presentano come tali le aziende di assistenza e beneficenza, che adoperano i mezzi acquisiti per soddisfare i bisogni di persone esterne ai fondatori della stessa azienda.

Sono dette di consumo, invece, le aziende nelle quali i mezzi acquisiti dalle stesse  aziende sono adoperati e quindi consumati per soddisfare i bisogni delle persone che costituiscono la medesima azienda. Si presentano come tali l’azienda – Stato, l’azienda – Regione, l’azienda – Provincia, l’azienda – Comune. Operata la distinzione generale in aziende di produzione e aziende di erogazione, è da considerare che ai primordi della civiltà, le due attività tipiche delle stesse aziende – di produzione e di erogazione – si svolgevano nella stessa unità economica, la famiglia, che costituiva, pertanto, nello stesso tempo, azienda di produzione e di erogazione.

Successivamente, con lo sviluppo dell’attività economica, i processi di produzione e di erogazione si separano, per cui i primi vengono attuati nelle aziende di produzione, mentre i secondi sono realizzati nelle aziende di erogazione. Detta scissione, però, non è stata netta e ancor oggi è dato riscontrare, aziende composte di erogazione, nelle quali si svolgono accanto a quella tipica di erogazione, attività o processi elementari o complessi di produzione, collegati o meno formalmente alla prima. E’ importante rilevare che la scissione, non ha reciso i rapporti tra aziende di produzione e di erogazione. Da una parte, l’azienda di erogazione o di consumo fornisce a quella di produzione i servizi di lavoro necessari alla seconda (insieme al capitale) per produrre beni e servizi; dall’altra, viceversa, l’azienda di produzione fornisce a quella di erogazione i mezzi, per lo più monetari, che sono utilizzati dai suoi componenti per l’acquisizione dei beni e servizi prodotti dalle prime, necessari per la soddisfazione dei loro bisogni.

Se l’ammontare dei mezzi, monetari o in natura, forniti dall’unità di produzione ai componenti dell’azienda di erogazione, sono maggiori rispetto alla erogazione e al consumo effettuati dai secondi per l’acquisizione dei beni i servizi prodotti dalla prima, si forma il cosiddetto risparmio, che attraverso varie forme, viene acquisito dal sistema produttivo, per l’esercizio dell’attività economica. Per concludere, le unità di erogazione forniscono a quelle di produzione due flussi di servizi, costituiti da: servizi di lavoro e capitale risparmiato. Viceversa, le aziende di produzione forniscono a quelle di erogazione i mezzi monetari o in natura necessari ai componenti di queste aziende per soddisfare direttamente i loro bisogni umani.

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