Le funzioni e le utilità del sistema finanziario

Faremo ricorso alle teorie che si sono succedute. La metodologia di analisi è particolare: è la metodologia dei flussi dei fondi: sono strumenti concettuali e metodi di analisi che aiutano a capire meglio, in modo più sistematico e strutturato, i perché del sistema finanziario. Studieremo le tecnologie finanziarie e le diverse soluzioni tecnologiche e istituzionali, con cui si può risolvere il problema finanziario. La banca, ad esempio, così come la borsa, sono considerate tecnologie, laddove intese come risposta alle necessità. Parleremo inoltre delle caratteristiche di fondo del sistema finanziario italiano, ed anche dei modelli finanziari più diffusi, soprattutto focalizzandoci sul binomio “banca-mercati”, ovvero “banca-intermediari creditizi”. Parleremo dei comportamenti finanziari delle famiglie e delle imprese, non letti teoricamente, ma nel loro risvolto concreto-operativo. Infine, tratteremo le “teorie dell’intermediazione creditizia”.

1° aspetto: il problema finanziario; metodologia dei flussi dei fondi

Perché abbiamo bisogno del sistema finanziario? Qual è il mercato dove opera il business della finanza? Ricordiamo che oggi anche le borse sono SPA con finalità di lucro e non sono più gestite da enti pubblici: il mercato stesso è un’impresa. Quali sono i bisogni degli operatori finanziari? L’approccio che utilizzeremo è “aziendalista”. La metodologia dei flussi ha per scopo lo studio delle transazioni finanziarie, la loro creazione ed il loro trasferimento. Altri sistemi di analisi, tra cui la contabilità nazionale, hanno lo scopo di analizzare e misurare l’economia reale (PIL, risparmio, consumo eccetera). La metodologia dei flussi, invece, aiuta a capire la dinamica dell’economia “di carta”. Facciamo alcune ipotesi di partenza:

  1. La definizione del sistema economico: avremo come oggetto di studio il sistema-Paese;
  2. La divisione di questo sistema economico in macro-settori, o macro-categorie di operatori che si differenziano e sono individuabili a seconda dei comportamenti finanziari.
  3. Strumento di analisi è la contabilità che non sarà economica, bensì finanziaria: questo strumento di rilevazione si chiama “conto delle fonti e degli impieghi dei fondi”. È uno strumento che analizza i comportamenti finanziari degli operatori, basandosi sugli strumenti di base:
    1. Il conto economico
    2. Lo stato patrimoniale

Conto Economico

Costi

Utile o risparmio

Ricavi

Stato Patrimoniale

Attività reali

Attività finanziarie

∑S (risparmio/utile)

Passività finanziarie

A destra abbiamo le fonti dei fondi, a sinistra gli impieghi dei fondi (questa è una particolare tipologia di bilancio, perché il punto di vista è quello finanziario). Naturalmente abbiamo fonti ed impieghi correnti (fornitori, stipendi eccetera). Facciamo qualche precisazione metodologica nell’identificazione di queste categorie di macro-variabili. Il metodo ha una caratterizzazione particolare: mentre l’attività reale compare in un solo bilancio (cioè nel conto di un solo operatore: non c’è contropartita), l’attività finanziaria compare anche necessariamente e simmetricamente nello stato patrimoniale di un altro operatore, naturalmente come passività finanziaria. A differenza della contabilità generale, nelle AR, non ci sono solo gli investimenti, gli immobilizzi e gli impianti; ∑S  non rappresenta le fonti a titolo proprietario, quali passività di capitale e non di debito. Le azioni sono considerate come “debito”, anche se tecnicamente non lo sono: sono assimilate perché l’azione emessa da un’impresa appare come attività finanziaria nel bilancio dell’acquirente; quindi non si tratta di attività reale e accumulo di risparmio, bensì esprime un trasferimento di risorse finanziarie. Al contrario, per quanto riguarda le attività reali, ad esempio, un macchinario non esprime nessun trasferimento ed appare in un bilancio soltanto. La moneta, pur essendo tangibile ed avendo una veste reale, è attività e passività finanziaria: è contemporaneamente presente “nelle mie tasche” e nelle passività di bilancio della Banca Centrale (l’emittente di debito, è un debito convenzionale, perché non è più convertibile in oro come una volta), mentre per l’impresa che paga lo stipendio è un costo e per chi lo riceve è un ricavo. Se ho bisogno di soldi per un investimento, essi derivano dalle fonti: o aumento i ricavi o riduco i costi, oppure mi indebito: aumentano le passività finanziarie. Nel caso di un’azienda, per non indebitarsi, essa potrebbe emettere azioni, mentre una famiglia si indebita e basta, oppure, se nessuno gli concede credito, è costretta a ridurre le attività reali (esempio: vende la macchina) o ridurre le attività finanziarie (esempio: vende dei titoli). La fonte di fondi, quindi, non deriva solo dalle fonti naturali, è anche la riduzione degli impieghi dei fondi (PF), così come, al contrario, si possono aumentare gli impieghi dei fondi mediante un aumento di AR, AF. Una riduzione di una fonte ∑S rappresenta un impiego. Illustrato lo strumento dei conti, introduciamo delle grandezze (o variabili o indicatori) che ci aiutano a capire i problemi finanziari sinteticamente. Le variabili chiave sono due:

  1. S = risparmio: esprime il saldo della gestione corrente; si spera sempre che sia positivo (di conseguenza si ha un settore in surplus economico, in cui la gestione corrente è fonte di fondi), ma se è negativo si è in perdita (e la gestione corrente assorbe risorse finanziarie e rappresenta un impiego).
  2. La risorsa tipica è la differenza tra S e investimento in attività reali: si chiama SALDO FINANZIARIO; in formula: S – ∆AR. Il saldo finanziario esprime la posizione finanziaria netta dell’operatore, cioè “dice” se l’operatore assorbe o genera fondi.

Un saldo finanziario positivo esprime una posizione di surplus finanziario (ultimate lander: un prestatore finale dei fondi). In ultima analisi la sua funzione è quella di prestare fondi, perché ne ha in eccesso. Il risparmio che genera internamente è superiore all’investimento in attività reali, quelle più direttamente inerenti all’attività produttiva. Un operatore che ha, al contrario, un saldo finanziario negativo, ovvero è inferiore al fabbisogno di attività reali, è un settore in deficit finanziario: si presenta nell’economia come “prenditore finale di fondi”: ultimate borrowerI macro settori dell’economia sono facili da individuare proprio perché hanno diversi comportamenti dal punto di vista finanziario.

La famiglia

Tipicamente le famiglie, come aggregato, hanno risparmio positivo, quindi sono settori le cui attività finanziaria sono > delle passività finanziarie. Le attività finanziarie esistono sempre: “almeno la moneta per comprarsi il panino”. Le famiglie sono operatori del sistema economico specializzate non nell’attività produttiva o nella gestione del capitale, bensì nella percezione e nel consumo di redditi (sono aziende di erogazione/unità di consumo prevalentemente). Nel loro Stato Patrimoniale le famiglie hanno la casa, la macchina etc. (immobili e beni di consumo durevoli): non sono consumi, ma investimenti che vanno ammortizzati.

Le imprese

Nel caso delle imprese, invece, la situazione è: poco risparmio e molte attività reali, al limite nessuna attività finanziaria (che non caratterizza l’attività dell’impresa, quindi per semplificare la eliminiamo). Il saldo finanziario negativo va sostenuto con passività finanziarie (azioni e obbligazioni), che sono strumenti di debito con cui si raccolgono soldi. Poiché ragioniamo in termini di aggregati di settore e non di singola impresa, questa è la situazione tipica: altrimenti, se il risparmio non fosse positivo, ci troveremmo di fronte ad un paradossale caso di un intero settore produttivo in perdita. Gli investimenti sono tantissimi, perché le imprese sono specializzate nell’effettuazione degli investimenti, così come le famiglie sono specializzate nel consumo. Se un’impresa non è in deficit finanziario, ma è in surplus finanziario, non è valutata sempre positivamente:

  1. potrebbe non investire a sufficienza: invece che comprare materie prime tiene soldi in cassa, o, addirittura, si sta ritirando dal mercato;
  2. oppure, se come investimenti è nella media del settore, ci saranno utili alti, ma il problema quale potrà essere?

La sostenibilità nel tempo: “è possibile nei mercati odierni che ci siano imprese che hanno 50-60% di ROE costante?” La teoria economica ci dice che, finché gli utili sono alti, entreranno altre imprese nel mercato, sino a spazzare via ogni margine di profitto. Sebbene i mercati non siano perfettamente concorrenziali, sono comunque molto competitivi. L’utile non si azzererà, ma livelli di utile straordinari non sono sostenibili nel lungo periodo.

Lo Stato 

Lo Stato svolge attività produttiva, quindi è più assimilabile ad un’impresa, piuttosto che ad una famiglia: i risparmi non sono sufficienti. Dal punto di vista fisiologico, lo Stato è un settore in deficit finanziario come le imprese: investe molto. Nell’osservazione empirica dei fenomeni troviamo patologie gravi: le spese correnti sono maggiori delle entrate correnti. Lo Stato usa le risorse per sostenere una posizione di equilibrio economico: distrugge il risparmio altrui, facendosi finanziarie, per coprire perdite, esattamente come un’impresa. Tendenzialmente, però, non fallisce: ha una posizione di potere coercitivo e normativo che gli rende possibile ciò che non è possibile per i privati: sostenere una posizione costante di deficit. Lo Stato è un ultimate borrower in stato patologico. Oggi in Italia, rispetto al deficit pubblico esploso negli anni ’70, la situazione è molto migliorata: si dice che l’avanzo primario, come indice di miglioramento della situazione finanziaria sia positivo: c’è un surplus primario. L’avanzo primario è l’avanzo prima degli interessi passivi, con l’esclusione dei pagamenti degli interessi per debito pubblico. Gli interessi passivi sul debito, quindi, sono spese che non derivano da una “mala-gestione” di questo periodo, ma dalle “mala-gestioni” precedenti: sono un’eredità del passato.

X = D (Offerta = domanda)

Q + V = E + C + G + I

S – I = E – V (Risparmio – Investimenti = Esportazioni – Importazioni)

“S – I” è il saldo finanziario dell’economia nazionale, rispetto al mondo: siamo passati in economia aperta.

Il 4° operatore, dopo Stato, famiglie, imprese è il resto del mondo.

  • Quando il nostro Paese è in surplus, le esportazioni sono > delle importazioni: la bilancia delle partite correnti (scambio di beni e servizi) è positiva. Questo significa che, dal punto di vista finanziario, il resto del mondo è in deficit finanziario. Il nostro Paese è un ultimate lander ed il resto del mondo è ultimate borrower.
  • Attualmente in Italia avviene l’opposto: il nostro Paese investe più di quel che risparmia, ha un saldo negativo, mentre il resto del mondo ha un saldo finanziario positivo. Il resto del mondo ci finanzia.

La caratteristica dell’ultima formula, sopra espressa, è la frequenza della rotazione degli squilibri: uno Stato non può sempre essere in surplus o in deficit. Nel lungo periodo deve bilanciare. Il collegamento tra economia di carta ed economia delle cose è evidente: la finanza è complementare all’economia reale. L’economia reale genera posizioni di surplus o deficit finanziario che la finanza va a compensare. Lo squilibrio tra risparmio ed attività reale è esattamente = allo squilibrio tra attività e passività: “il bilancio bilancia”. Il limite principale dell’approccio sinora espresso è la eccessività della semplificazione: ragionando per macro-settori, abbiamo diviso l’economia solo in 4:

  1. Famiglie
  2. Imprese
  3. Stato
  4. Resto del mondo.

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