Il patto di stabilità

Il patto di stabilità e di crescita, approvato dal Consiglio Europeo di Amsterdam nel giugno 1997, mira a garantire che, anche dopo l’introduzione dell’euro, gli Stati membri dell’UEM mantengano la disciplina ed i bilanci vicini al pareggio. Il trattato è stato escogitato in un momento di crescita dell’Europa, con rosee prospettive, nel momento in cui si creava l’UE. Poi l’Europa è entrata in situazione di stagnazione e si è scatenato il dibattito sull’eccessiva rigorosità del patto, in una fase di congiuntura negativa quale quella attuale. Inoltre, quando il limite del 3%  del rapporto deficit/PIL è stato sfondato Francia e Germania essi non sono stati sanzionati, mentre gli “staterelli” sì. Pochi giorni fa, dopo un lunghissimo dibattito, la riforma è andata incontro alle rivendicazioni dei governi nazionali ed ha flessibilizzato il patto. I Governi dei Paesi piccoli “più virtuosi” erano contrari ad una revisione del patto, ma i “grandi viziosi” hanno vinto. Ad oggi è possibile superare il 3% del deficit. Le attenuanti sono, ad esempio, le spese per solidarietà nazionale, ricerca e sviluppo, investimenti pubblici, calamità naturali, recessioni gravi, etc. L’altro parametro è il 60% del debito pubblico (è un vincolo meno importante, anche perché l’Italia è a più del 100%).Torniamo alla politica monetaria. Quella europea è molto rigorosa: la leva del cambio non viene utilizzata, anzi in questo momento l’euro è rivalutato. Vista la tendenza a non intervenire, l’euro si è apprezzato, il che corrisponde ad una situazione recessiva. La politica monetaria europea ha un’intonazione restrittiva piuttosto che espansiva. Anche questo, come il patto di stabilità, è oggetto di grandi dibattiti. Le economie nazionali invocano una economia più espansiva. La politica monetaria era stata anch’essa pensata in un momento in cui l’economia cresceva, mentre ora la congiuntura di stagnazione vorrebbe una politica monetaria espansiva. La politica monetaria è una grande variabile esogena di contesto. Viene azionata dai pubblici poteri ed è componente essenziale della politica economica. Gli effetti della politica monetaria investono l’economia reale, agendo sulla moneta e sugli aggregati monetari (tassi di interesse). Ne consegue che si hanno impatti indiretti sull’economia reale e impatti diretti ed immediati sul sistema finanziario. Tant’è che una delle funzioni fondamentali delle banche è quella di essere meccanismo di trasmissione della politica monetaria: si dice che il sistema bancario sia “la cinghia di trasmissione della politica monetaria”. In ciò il sistema bancario è alleato della BC. Tra le banche commerciali e la BC esistono rapporti storici molto collegati. Tutti gli intermediari creditizi si interpongono tra la banca centrale ed il settore produttivo, diffondendo gli impulsi della BC all’economia reale: è così che le variabili monetarie influenzano le variabili reali. Dedichiamo ora l’attenzione alla concreta attuazione della politica monetaria, con specifico riferimento all’Europa. Dal ’99, con l’unificazione dell’euro, ovviamente, la politica monetaria non può che essere unica (la vigilanza, invece, può essere accentrata o restare decentrata su base nazionale: attualmente è nazionale, infatti).

Il quadro istituzionale

L’organismo che fa la politica monetaria europea si chiama “sistema europeo delle banche centrali”. SEBC = BCE + BC. Svolge le proprie attività ai sensi del Trattato istitutivo della CE e dello Stato del SEBC e della BCE. Il SEBC è governato dagli organi decisionali della BCE. Gli istituti sono 2:

  1. Consiglio direttivo della BCE: organo decisionale per la politica monetaria;
  2. Comitato esecutivo della BCE: responsabile dell’attuazione delle decisioni e degli indirizzi decisi dal consiglio.

Il Governatore della BCE oggi è Trichet (francese). Il primo è stato Deusenberg. Le caratteristiche ed i principi sulla base dei quali opera il sistema europeo:

  1. accentramento decisionale: garantire unicità della politica monetaria nell’area UEM e coordinamento tra BCN;
  2. decentramento operativo: “è una questione pratica (siccome c’erano già sono controllate, ma non morte)”.

Altri principi:

  1. Indipendenza: divieto di finanziamento del settore pubblico da parte della BC; mandato di 8 anni non rinnovabile (per non essere influenzabili o ricattabili). L’organo di politica monetaria deve essere indipendente dai Governi (l’esecutivo). È forse responsabile di fronte al Parlamento europeo, ma certamente è indipendente dai Governi.
  2. Responsabilità: annuncio di un obiettivo quantitativo con riferimento al quale i cittadini possono valutare i risultati ottenuti dal SEBC. È una sorta di meritocrazia.
  3. Trasparenza: Conferenza stampa del presidente BC dopo la prima riunione mensile del Consiglio direttivo; bollettino mensile con approfondita valutazione della situazione economica europea; pubblicazione settimanale del bilancio dell’Eurosistema; rapporti trimestrali e annuali sulle attività del SEBC. Una delle critiche è che questo organismo “parla troppo”. Questo allo scopo di riuscire ad influenzare le aspettative.

I compiti del SEBC:

  • stabilità dei prezzi: è l’obiettivo principale (la lotta a π): art. 105 del Trattato di Maastricht
  • definizione e attuazione della politica monetaria della comunità
  • svolgimento delle operazioni sui cambi nei cfr. delle valute dei Paesi non aderenti
  • detenzione e gestione delle risorse ufficiali in valuta estera degli Stati membri
  • promozione del regolare funzionamento del sistema dei pagamenti
  • promuovere lo sviluppo dell’economia reale (occupazione)

Il trattato di Maastricht. La FED (BC USA) ha una politica volta sia alla stabilità dei prezzi, sia allo sviluppo dell’economia. In Europa, invece, lo sviluppo è subordinato alla stabilità: non è allo stesso livello come negli USA. Ecco perché i Governi accusano la BCE di essere troppo restrittiva. La BCE e la FED, quindi, hanno 2 mandati differenti: la prima è più restrittiva, per Statuto (Maastricht). La BCE, dal canto suo, afferma che sia l’economia reale a doversi sviluppare senza l’incentivo di un’espansione monetaria e che non sia una questione monetaria la bassa competitività delle imprese europee. Altra critica: sul Trattato “non c’è scritto 2% o 3%”, non si specifica la quantità della restrizione.

Strumenti per controllare la base monetaria:

  • rifinanziamento delle aziende di credito
  • operazioni di mercato aperto
  • controllo del tasso ufficiale di sconto e

delle operazioni di rifinanziamento

  • coefficiente di riserva obbligatoria
  • controllo diretto mediante vincoli amministrativi (tassi bancari, composizione impieghi, dimensione delle attività e passività in valuta..)

La strategia di politica monetaria. Adempie a 2 compiti fondamentali:

  1. imporre una chiara struttura al processo di definizione della politica monetaria, garantendo che il consiglio del direttivo abbia le informazioni e le analisi necessarie per prendere le decisioni più efficaci;
  2. essere veicolo di comunicazione con l’opinione pubblica. La politica monetaria è efficace quando è credibile:
    1. deve segnalare l’obiettivo
    2. deve convincere che sarà raggiunto

Altro compito fondamentale è la definizione quantitativa dell’obiettivo primario della politica monetaria unica: la stabilità dei prezzi. Due pilastri per raggiungere tale obiettivo: 1) un ruolo di primo piano per la moneta, come segnalato dall’annuncio di un valore di riferimento, per la crescita di un aggregato monetario ampio:

  1.                                                                i.      l’inflazione è un fenomeno monetario: la moneta è un’ancora nominale naturale
  2.                                                               ii.      l’Euro sistema è responsabile in primis degli impulsi di origine monetaria all’inflazione
  3.                                                             iii.      il Consiglio direttivo ha annunciato per la crescita monetaria un valore di riferimento

2) una valutazione di ampio respiro delle prospettive per i prezzi dell’intera area dell’euro, riguardante sia il loro andamento sia i rischi per la loro stabilità. Le statistiche degli aggregati monetari non sono sufficienti a fornire una sintesi esauriente di tutte le informazioni sull’economia necessarie per la definizione di una politica monetaria orientata al mantenimento della stabilità dei Prezzi. Ci si avvale allora di una serie di indicatori economici descrittori e anticipatori dell’andamento dei Prezzi: salari, tassi di cambio, prezzi dei titoli e curva dei rendimenti, indicatori di politica fiscale, indici di prezzo e costo, misure varie dell’attività economica reale, inchieste, eccetera. IAPC = indice armonizzato dei prezzi al consumo. L’inflazione è la variazione annuale di questo indice.  Nota: la deflazione non è considerata un obiettivo coerente. La politica monetaria europea si ispira ai comportamenti della Bundesbank: una BC che aveva l’obiettivo della stabilità della moneta. La Banca d’Italia aveva un comportamento opposto, meno rigoroso, più espansivo. Il passaggio all’euro, di conseguenza, è stato molto critico per l’Italia.

L’obiettivo monetario (M3)

Il valore di riferimento deriva dalla relazione tra moneta, prezzi, PIL e velocità di circolazione della moneta:

M x V = PIL x p

M = Q x p / V

Dove: 0 < p < + 2%                            M3 = +4,5% annuo

+2% < PIL < +2,5%

-1 < V < -0,5%

La visione monetarista dell’inflazione: data una certa crescita potenziale, se c’è troppa moneta non c’è un effetto di aumento della crescita, ma soltanto un effetto inflativo. La crescita dipende dall’economia reale, non dalla moneta. M3 predice abbastanza bene l’andamento dell’IAPC.

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