Nuovo blocco dei pagamenti della PA: verifiche fiscali sui professionisti dal 15 Giugno

Nuovo blocco dei pagamenti della PA: verifiche fiscali sui professionisti dal 15 Giugno

Il giro di vite introdotto dalla Legge di Bilancio e perfezionato dal Decreto Fiscale stabilisce un filtro rigoroso sulle somme erogate dagli enti pubblici. Lo scopo è bloccare i compensi in presenza di cartelle esattoriali non pagate.

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A partire dal 15 giugno, per una vasta platea di lavoratori autonomi che collaborano con la Pubblica Amministrazione, riscuotere i propri compensi diventerà una procedura sensibilmente più rigida. Prima di procedere alla liquidazione di una qualsiasi fattura, infatti, gli enti pubblici avranno l’obbligo tassativo di verificare se il beneficiario risulti iscritto a ruolo per debiti fiscali non ancora saldati. L’iter di sblocco dei mandati non seguirà più un percorso automatico, ma sarà vincolato a un controllo preventivo mirato a far emergere tempestivamente eventuali pendenze con l’Erario.

Si tratta di una svolta di grande impatto, destinata a modificare profondamente sia la gestione interna degli uffici pubblici sia i meccanismi ordinari di riscossione coattiva. La ratio del legislatore è immediata: impedire che il denaro pubblico confluisca verso soggetti che presentano morosità fiscali, trasformando l’erogazione dei compensi da parte della PA in una leva strategica per il recupero delle somme dovute allo Stato.

La riformulazione dell’articolo 48-bis

Il fulcro giuridico di questa novità risiede nella riscrittura dell’articolo 48-bis del DPR 602/1973, una norma storicamente applicata alle verifiche sui fornitori e sulle imprese partner delle istituzioni pubbliche. La vera rivoluzione odierna consiste nell’estensione esplicita di tale disciplina agli esercenti arti e professioni. Saranno quindi pienamente coinvolti avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, ingegneri, architetti e tutti i percettori di reddito da lavoro autonomo.

Un elemento di particolare severità è rappresentato dalla retroattività operativa: il filtro non riguarderà soltanto gli incarichi futuri, ma colpirà anche le prestazioni già eseguite. Di conseguenza, una parcella maturata mesi prima o nell’anno precedente, se posta in liquidazione dopo la scadenza del 15 giugno, sarà soggetta alla medesima verifica. Questa impostazione chiarisce che il credito verso la PA non è più un canale neutro, bensì uno strumento diretto di recupero per il Fisco.

Il funzionamento operativo della trattenuta

Sotto il profilo pratico, il meccanismo si presenta del tutto blindato. Prima di emettere il mandato di pagamento, l’ufficio amministrativo dell’ente pubblico interrogherà telematicamente i sistemi di Agenzia delle Entrate-Riscossione. Nel caso in cui si riscontri la presenza di cartelle esattoriali scadute e non liquidate, la procedura ordinaria subirà un immediato arresto.

A quel punto, l’ente pubblico assumerà il ruolo di vero e proprio intermediario della riscossione: tratterrà l’importo necessario a coprire la pendenza e lo verserà direttamente all’agente della riscossione, liquidando al professionista soltanto l’eventuale somma residua. Questo sistema riduce drasticamente le tempistiche di recupero delle somme insolute, bypassando le tradizionali lungaggini e complessità che caratterizzano il classico pignoramento presso terzi.

La soglia di salvaguardia dei 5.000 euro e le criticità aperte

Inizialmente, la normativa non prevedeva alcun limite minimo di debito, innescando immediate proteste da parte degli ordini professionali a causa del concreto rischio di paralisi burocratica anche per micro-posizioni o pendenze marginali o contestate. Per mitigare tale impatto, il Decreto Fiscale n. 38 del 2026 ha introdotto una soglia di tolleranza: il blocco dei pagamenti scatterà esclusivamente se il debito complessivo iscritto a ruolo è pari o superiore a 5.000 euro.

Sebbene questo correttivo tuteli le posizioni minori, permangono forti dubbi interpretativi ed operativi. L’obbligo di effettuare l’interrogazione telematica preventiva sembrerebbe infatti sussistere per qualsiasi fattura, a prescindere dal suo valore nominale. Ciò rischia di generare un pesante aggravio amministrativo per gli uffici della PA, traducendosi in un potenziale rallentamento dei tempi medi di pagamento complessivi.

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Regime di exclusion e responsabilità erariale dei funzionari

Il testo normativo prevede comunque precise tutele per alcune tipologie di somme. Restano tassativamente escluse dal meccanismo di blocco i crediti aventi funzione sociale o assistenziale, come le indennità di malattia, i risarcimenti per danno biologico, gli assegni alimentari e i sussidi di sostentamento, garantendo così la priorità assoluta ai diritti fondamentali della persona.

Sul versante opposto, la riforma introduce responsabilità severe per i dipendenti pubblici. Qualora un funzionario liquidi un compenso senza aver preventivamente eseguito il controllo telematico e il professionista si riveli moroso, l’amministrazione sarà tenuta a versare la medesima somma all’ente di riscossione. Tale scenario configurerà un evidente danno erariale, con il conseguente deferimento alla Corte dei Conti e l’avvio di severi procedimenti disciplinari a carico dei responsabili contabili.