Tassa sui pacchi da Temu e Shein, c’è il rinvio: quanto pagheremo davvero per gli ordini extra UE
Slitta al 1° dicembre 2026 il contributo italiano sulle spedizioni di basso valore provenienti da Paesi extra UE: restano confermati i costi comunitari.

L’introduzione della tassa italiana sulle spedizioni internazionali di valore ridotto subisce un ulteriore slittamento, spostando la data di avvio dal 1° ottobre al 1° dicembre 2026. Questa proroga concede una temporanea tregua ai consumatori che acquistano abitualmente su piattaforme di e-commerce estere, senza tuttavia eliminare la prospettiva di un aumento sui costi finali delle merci. La decisione si inserisce in un contesto normativo in continua evoluzione, dove la gestione del commercio transfrontaliero sta ridefinendo gradualmente gli equilibri dell’e-commerce globale.
La misura riguarda nello specifico i pacchi dal valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione Europea. Con il futuro ingresso della tariffa nazionale, il carico economico complessivo destinato a gravare su ogni singola spedizione potrà raggiungere i 5 euro totali. Un importo che, pur apparendo contenuto se considerato singolarmente, rischia di incidere in modo significativo su chi effettua ordini frequenti di piccolo taglio, alterando la convenienza economica dei prodotti acquistati oltreconfine.
Come si strutturano i costi: la quota europea e il prelievo nazionale
Per comprendere l’effettivo impatto sulle tasche dei cittadini, occorre distinguere i due contributi distinti previsti dalla disciplina fiscale, i quali rispondono a logiche amministrative differenti. Da una parte trova applicazione la tariffa comunitaria da 3 euro, già operativa a partire dallo scorso luglio e definita all’interno dei processi di armonizzazione doganale promossi dalle istituzioni europee. Questa componente risulta pienamente in vigore e non ha subito alcuna modifica a seguito delle decisioni del Governo italiano.
Dall’altra parte si colloca la quota nazionale da 2 euro, inserita originariamente nella Legge di Bilancio 2026 per finanziare e potenziare le strutture di monitoraggio e la gestione delle pratiche doganali interne. È proprio l’attivazione di questa seconda voce di spesa ad essere stata posticipata alla fine dell’anno. Quando entrambe le componenti diventeranno operative contemporaneamente, i piccoli ordini — come accessori, articoli elettronici economici o oggetti low-cost — vedranno lievitare le spese accessorie, riducendo quel margine di risparmio che spesso motiva l’acquisto su mercati esteri.
Le ragioni del rinvio: coordinamento europeo e tutela della logistica
Lo slittamento temporale disposto dall’esecutivo risponde all’esigenza primaria di sincronizzare la disciplina italiana con le strategie degli altri Paesi membri dell’Unione Europea. Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha seguito da vicino il dossier, ponendo l’accento sulla necessità di scongiurare una frammentazione normativa che potrebbe penalizzare il sistema economico nazionale e alterare la concorrenza all’interno del mercato unico.
Il pericolo principale risiede nella possibile distorsione dei flussi commerciali: qualora l’Italia adottasse un regime di controlli o tassazione troppo disomogeneo rispetto agli altri Stati membri, i grandi operatori internazionali potrebbero deviare le loro rotte verso scali intermedi più vantaggiosi. Un simile scenario genererebbe perdite concrete per la filiera logistica nazionale, privando porti, aeroporti e centri di smistamento italiani di volumi di traffico strategici. Contestualmente, la misura punta a tutelare i consumatori italiani, evitando che debbano sopportare rincari sproporzionati rispetto agli altri cittadini dell’Unione.

Consigli per gli acquirenti online e prospettive future
Sebbene il decreto del 16 settembre 2026 abbia formalizzato il rinvio a dicembre, la partita legislativa rimane aperta a nuovi sviluppi. Nel corso dei prossimi mesi il testo potrebbe subire ulteriori modifiche, rinvii aggiuntivi o revisioni strutturali, lasciando spazio a un generale clima di incertezza sia per gli operatori del settore sia per gli acquirenti finali.
In questa fase transitoria, chi acquista abitualmente fuori dai confini europei deve prestare particolare attenzione alle condizioni di vendita e alle clausole relative allo sdoganamento presenti sui siti internazionali. Spesso gli oneri aggiuntivi vengono inseriti durante la fase finale del checkout attraverso diciture generiche che nascondono spese di sdoganamento extra. Monitorare i canali d’informazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e i comunicati governativi si rivelerà fondamentale per rimanere aggiornati sull’effettiva entrata in vigore delle tariffe di importazione.

