L’economia della guerra totale

Alcuni paesi coinvolti trassero profitto dalla guerra infatti la guerra ebbe alcuni effetti decisamente positivi per i paesi che vi parteciparono cioè la crescita economica e la piena occupazione nonché la modernizzazione dell’industria. Tuttavia l’espansione fu conseguita attraverso la produzione di beni ad immediata distruzione. La produzione crebbe con grandi differenze tra i vari paesi. La capacità produttiva dell’economia Americana dovete crescere del 50 per cento e il boom fu così forte che anche i consumi crebbero del 12%. La popolazione Americana godeva del migliore tenore di vita e il divario con gli altri paesi continuava ad allargarsi. Mentre la grande industria si ingrandiva la piccola industria penalizzata dalle priorità belliche e dalla carenza di materiali era in crisi.

Anche Canada Australia e sud africa riuscirono ad avere una crescita complessiva dell’economia una più alta produzione industriale in particolare di armamenti e un migliore tenore di vita mentre la Gran Bretagna non riuscì a raggiungere l’autosufficienza e continuò a dipendere dalle forniture militari Americane. L’Europa fu rapidamente soggiogata dalla Germania. La produzione di armamenti raggiunse il culmine nell’estate del 44. Nel 43 il tenore di vita del consumatore tedesco era più alto di quello britannico e la Germania sfruttava accanto alle proprie anche le risorse dei paesi occupati.

Gli effetti peggiori dell’occupazione si ebbero in Grecia Polonia Francia Belgio Olanda e nelle regioni occupate dall’unione sovietica. In tutti questi paesi il prodotto nazionale diminuì nettamente e il capitale fu gravemente depredato o danneggiato la manodopera fu sottoposta a sfruttamento e il tenore di vita peggiorò. Il prodotto francese si ridusse di un terzo. I paesi alleati della Germania quali la Finlandia l’Ungheria la Romania e la Bulgaria non se la passavano troppo male mentre in altri paesi dell’Europa orientale come la Polonia e la Cecoslovacchia si procedette ad uno sfruttamento indiscriminato e la produzione subì un tracollo. La produzione industriale sovietica era più alta di quella tedesca soprattutto quella bellica.

L’andamento in Giappone fu analogo a quello tedesco ma la mancanza di risorse naturali pose seri problemi e i cambiamenti privilegiarono l’industrializzazione così che il tenore di vita peggiorò. Fu solo dopo Pearl Harbor (7 dicembre 41) e il fallimento della guerra lampo (blitzkrieg) che i principali belligeranti si concentrarono sulla produzione di materiale bellico. Gli Stati Uniti furono coinvolti senza che la loro struttura industriale rimanesse minimamente danneggiata.

La guerra influenzò la produzione agricola nella stessa misura di quella industriale dato che gli eserciti facevano levitare la domanda di generi alimentari. Il mercato agricolo mondiale non era adeguatamente preparato il che finì col nutrire male la popolazione. Le difficoltà erano aggravate dall’interruzione delle linee di trasporto da devastazioni mancanza di manodopera e di fertilizzanti mancanza di bestie da soma e di macchine infine dalla contrazione delle coltivazioni.

La guerra ebbe però anche effetti positivi perché la produzione agricola crebbe negli Stati Uniti in Gran Bretagna Irlanda Australia e Argentina. In tutti i paesi in via di sviluppo a diretto contatto con eserciti stranieri la struttura economica già piuttosto debole fu colpita dall’inflazione e dallo sviluppo del mercato nero. Nonostante la domanda crescente i prodotti alimentari venivano distrutti come all’epoca della depressione a tutto vantaggio del nord America: se prima della guerra il 17 per cento delle esportazioni di grano proveniva dal Canada e dagli Stati Uniti dopo la guerra tale percentuale salì al 60 per cento.

Si ritiene comunemente che le guerre stimolino l’invenzione e incoraggino l’innovazione producendo effetti positivi per lo sviluppo in tempo di pace. Si pensi ai motori a reazione missili radar silicone e penicillina. Tutti i paesi riuscirono a progredire più velocemente anche perché avevano la possibilità di copiare le innovazioni tecnologiche americane anche se l’imitazione in realtà non creò un vero e proprio sviluppo anzi aumentò il divario tra nord e sud.

La guerra comportò un rapido calo della disoccupazione in tutti i paesi e lo sfruttamento di donne adolescenti e anziani e in Germania soprattutto di lavoratori stranieri. La Germania fu il primo paese a regolare il mercato del lavoro introducendo il lavoro obbligatorio e la limitazione della mobilità dei lavoratori quindi risolse i suoi problemi ricorrendo ai prigionieri di guerra. L’introduzione delle donne nel mondo del lavoro ebbe effetti di grande portata nel periodo postbellico. Si accentuò il processo di regionalizzazione.

La Gran Bretagna beneficiò della legge sugli affitti e prestiti (lendlease) del 41 che prevedeva l’invio di enormi quantità di derrate alimentari materie prime e armi dagli Stati Uniti. L’America latina e i Caraibi furono associati al blocco economico alleato. Gli Stati Uniti divennero nuovamente i maggiori creditori degli alleati. Per superare i problemi economici molti paesi sospesero il meccanismo di mercato dei prezzi flessibili sostituendolo con un sistema di controlli e direttive che avevano lo scopo di ristrutturare l’economia nazionale secondo le esigenze produttive belliche. Stato ed economia non erano più settori separati. Nel 39 l’Unione Sovietica era l’unica a disporre di un sistema centralizzato. La Germania aveva un sistema analogo ma dominato da strumenti monetari e finanziari. In Italia e in Giappone il controllo era piuttosto rudimentale. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna sussisteva un’economia di mercato liberale nonostante il crescente ruolo dello stato. In tutti i paesi belligeranti crebbero sia il debito pubblico sia la massa circolante.

Nessuno sa esattamente ipotizzare quante persone morirono nella seconda guerra mondiale ma dovrebbero essere all’incirca 55 milioni oltre a 35 milioni di feriti e tre milioni di dispersi. L’Europa in particolare l’area centro orientale subì le maggiori perdite circa 40 milioni di morti. Ci furono paesi in cui la crescita demografica continuò nonostante gli alti tassi di mortalità.

I costi diretti della guerra sono stimati intorno ai 700-900 miliardi di dollari. Di questi gli Stati Uniti dovettero sopportare il 30 per cento la Germania il 25 per cento l’unione sovietica il 14 per cento la Gran Bretagna il 12 per cento e il Giappone il 7 per cento. Il danno materiale sopportato da paesi come l’unione sovietica non può essere espresso in termini monetari: intere regioni furono spopolate e devastate. Le infrastrutture furono gravemente colpite e ancora più grave una devastazione dell’agricoltura. Quando la produzione bellica si arrestò nel 45 le economie di alcuni paesi erano al collasso e non si vedeva come le enormi capacità produttive potessero trovare impiego anche in tempo di pace.

L’Unione Sovietica uscì praticamente indenne dalla crisi economica che colpì la maggior parte del mondo tra la fine degli anni 20 e gli anni 30. Alla fine del 1928 Stalin dette luogo a due piani quinquennali il primo basato sulla produzione di ferro e acciaio il secondo sull’ampliamento del primo ed entrambi prevedevano l’abbandono dell’economia di mercato. Fino al 37 la produzione industriale sovietica crebbe e si costruirono trattori camion velivoli strade ferrovie fabbriche centrali energetiche. L’inflessibile collettivizzazione dell’agricoltura comportò l’abolizione della proprietà privata e la riorganizzazione della produzione agricola in grandi fattoria collettive. Coloro che non aderirono furono oggetto di repressione.

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