Interdipendenza economica

La caratteristica saliente dell’ottocento era stata la globalizzazione a causa degli scambi commerciali poi per flusso migratorio e infine per movimenti di capitali agevolati dall’abbattimento dei costi di trasporto e dalle comunicazioni. Il primo cavo sottomarino atlantico fu steso nel 1866. Il commercio estero dell’Europa nel 1913 era dominato da Germania Francia e Regno Unito. Per tutto l’ottocento le esportazioni francesi consistettero soprattutto di tessili di alta qualità. Per le importazioni britanniche i maggiori fornitori erano il nord America l’India e l’Argentina.

L’industrializzazione russa nel 1800 fu in gran parte finanziata da importazioni di capitale francese. Le azioni russe offrivano dividendi più elevati tuttavia le società estere che operavano sul suolo russo erano soggette ad un’imposizione fiscale più elevata. Il 1900 crebbe investimento francese nel sistema bancario russo.

Londra era il primo centro finanziario del mondo ma cresceva l’importanza di New York. Fino alla fine del 1800 gli investimenti si erano tradotti in gran parte in prestiti ai governi e costruzioni ferroviarie. Circa il 40 per cento si trattò di investimenti diretti in quanto era previsto un controllo manageriale delle attività finanziate: società che avevano sede in Gran Bretagna assumevano la gestione di imprese situate sul suolo straniero. Per la Francia e la Germania invece erano prevalenti i rapporti economici a livello continentale.

Dal 1890 il sistema mondiale cominciò a muoversi verso la piena integrazione privando la Gran Bretagna del suo ruolo principale di mediazione. Le ragioni furono molteplici tra cui i pagamenti per interessi alla Gran Bretagna le esportazioni francesi e tedesche e il fatto che la domanda proveniente dai paesi dell’Impero cominciasse ad essere soddisfatta da imprese Americane. Molte banche avevano uffici a Londra che forniva la liquidità richiesta dagli scambi internazionali. Il ruolo della sterlina crebbe per effetto del crollo del prezzo in oro dell’argento. La banca d’Inghilterra respinse la proposta di fissare una parità monetaria stabile tra oro e argento (India a parte). L’atteggiamento delle istituzioni londinesi fu determinante nell’indurre la maggior parte dei paesi avanzati ad adottare il gold standard entro la fine del secolo. Tra questi includiamo Germania Belgio svizzera e Stati Uniti.

Il gold standard si basava su tre fattori:

1. Alle valute veniva assegnata una parità aurea.

2. Era ammesso il libero movimento dell’oro.

3. La massa circolante veniva collegata al movimento dell’oro.

Si partiva dal presupposto che la circolazione monetaria di un paese che perdeva oro avrebbe registrato una diminuzione dei prezzi interni incrementando così le esportazioni e richiamando un nuovo afflusso di oro dall’estero. Nella pratica fino al 1900 il vero standard mondiale fu quello della sterlina in quanto parecchi paesi sostenevano le rispettive valute non con l’oro bensì con riserve in sterline.

A partire dal 1890 sia il franco francese sia il marco tedesco cominciarono a figurare tra le valute di riserva. Le relazioni economiche furono agevolate anche dalle comunicazioni. 22 stati firmarono la convenzione di Berna che istituiva una tariffa postale uniforme e analoghi accordi riguardarono il telegrafo. L’espansione del sistema ferroviario contribuì a all’espansione della rete telegrafica e all’introduzione dell’ora standard, quella di Greenwich. Il diritto d’autore iniziò ad essere tutelato anch’esso da trattati bilaterali fin dal 1797. La convenzione di Berna istituì un ufficio internazionale per la protezione delle opere letterarie che ricevette ulteriore impulso con la convenzione di Berlino del 1908 e con il protocollo del 1914 ma il lavoro fu vanificato dallo scoppio della prima guerra mondiale.

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