Durante la seconda guerra mondiale

Economia di Guerra

Situazione dell’Italia allo scoppio della seconda guerra mondiale: processo di trasformazione della sua struttura industriale; la guerra comincia troppo presto per il nostro Paese in quel momento impegnato in una politica di valorizzazione dell’Impero Africano.

Molti Esponenti optavano per la neutralità (dopo l’invasione tedesca della Polonia),considerano anche il deterioramento della finanza pubblica. (Tra il 39 e 40 non si esitò a vendere armi e munizioni anche a quelli che sarebbero diventati i nemici).

Mussiolini cercava di guadagnare tempo dato che sapeva essere inadeguati gli apparati militare e industriale. Dato che sembrava nel 40 che avrebbe vinto la Germania si schiera al suo fianco immaginando, una volta terminato il conflitto, di ridedicarsi ai suoi interessi sul Mediterraneo; fu in particolare convinto con la promessa tedesca di ricevere carichi di carbone ( aggirando così l’embargo britannico)

Molti storici attribuiscono l’esito negativo a:

  • la nostra inadeguatezza militare
  • poco razionali scelte logistiche: ovvero la scoordinazione dei centri decisionali (basti pensare che piani di riarmo e potenziamento delle forze armate rimasero in buona parte sulla carta)
  • disorganizzazione produttiva (l’organismo Fabbriguerra si era dimostrato incapace di distribuire le materie prime necessarie a sostenere lo sforzo bellico, dovuto il tutto dal blocco navale imposti dagli Alleati)

Non seppero sfruttare adeguatamente le alternative di fronte alla caduta dei rifornimenti energetici:

  • risorse metanifere pressoché inutilizzate

in compenso venivano molto sfruttati:

  • giacimenti carboniferi nazionali
  • lignite
  • legname
  • carbone vegetale

NB: fino al 41(quando è chiara la longevità del conflitto) non vi è una rilevante mobilitazione ai fini della guerra, lo notiamo chiaramente dalla minima contrazione dell’offerta di beni civili.

Dal 39 al 43 Viene triplicata la capacità produttiva dell’industria fornitrice di armi e munizioni grazie all’incremento degli stanziamenti per il riarmo (la capacità produttiva era pur sempre limitata a mancanza di MP oppure per danni da bombardamento agli stabilimenti)

Nonostante in molti Paesi, durante il conflitto, risultassero crescita dei redditi nazionali, così non fu in Italia

Pur con grandi investimenti assistiamo alla espansione di alcuni comparti:

  • produzione meccanica
  • produzione cantieristica

Talvolta quando venne raggiunta la piena capacità produttiva ormai la carenza di materie prime o i frequenti bombardamenti non ne permisero più un adeguato utilizzo.

Si registrò nel settore agricolo un calo delle principali produzioni, il mercato dei prodotti agro-alimentari era sconvolto dalla legislazione di emergenza (1941, entrata in vigore del tesseramento dei generi e la necessità di un calmiere dei prezzi).

Non si registra in Italia un forte inasprimento della pressione fiscale, poiché questa era già stata inasprita anni prima con le guerre in Etiopia e Spagna.

Dato che lo Stato doveva di suo immettere moneta già per spostare le risorse dalla produzione civile a quella bellica, il circuito di capitali puntava a contenere l’effetto inflativo dell’eccesso di domanda con strumenti amministrativi:

  • bloccare i prezzi
  • bloccare salari e razionamenti

Fino al 42 il circuito funzionò : l’inflazione si mantenne bassa nonostante l’aumento della guerra.

Successivamente tale sistema si inceppò e non si riuscì più a limitare l’eccessiva circolazione, si entrò in una crisi finanziaria che costrinse a rivolgersi alla Banca d’Italia procedendo alla stampa di carta moneta e la conseguente fase di iperinflazione

Nel 1943: regime fascista cade per

  • sconfitte militari
  • perdita del consenso popolare

Tra il 24 e il 25 luglio: Mussolini viene sfiduciato dal Gran Consiglio del Fascismo, costretto a dimettersi, venne poi arrestato.

Dopo l’armistizio firmato con gli Alleati dal nuovo governo del maresciallo Badoglio l’Italia fu soggetta ad una duplice occupazione: quella degli anglo-americani e dei tedeschi e soprattutto la divisione politica tra la Repubblica Sociale Italiana (RSI) a Nord e il Regno di Italia nel Resto del Paese.

I venti mesi intercorsi tra l’armistizio e la fine della guerra costituirono la fase economicamente più distruttiva. La crisi produttiva principalmente fu dovuta a problemi relativi ai trasporti e gli approvvigionamenti, a peggiorare la situazione fu una drastica caduta dei consumi

Nel marzo del 1943 erano scoppiati scioperi a Torino e Milano e poi estesisi alle fabbriche del Nord contro il prolungamento degli orari e la disciplina militare imposta ai lavoratori.

Grandi industriali, Manager e banchieri riallacciavano i rapporti con gli ambienti d’affare americani e inglesi prospettando di sancire una pace separata che ponesse fine alla guerra e portasse ad una sostituzione del regime con un governo liberal – conservatore sostenuto dagli Alleati.

Tra il 43-45: assistiamo ad un rigonfiamento della circolazione monetaria dovuta al contributo rilevante della stampa delle Am-lire ( biglietti stampati dal governo militare alleato), rappresentava il32% dell’incremento della circolazione ed era utilizzata per pagare i soldati anglo-americani e le spese di occupazione

Nel 44: gli alleati decisero per la formazione di un fondo in dollari a favore del governo americano come corrispettivo delle Am-lire emesse per effettuare delle importazioni dagli USA.

L’incessante aumento dell’inflazione e la scarsità dei beni porto alla formazione del Mercato Nero ( costo della vita aumento di 15 volte nel giro di pochi anni).

Governi Alleati mandarono in Italia aiuti finanziari dal momento che il settore industriale era paralizzato mentre quello agricolo in flessione.

L’inflazione più forte viene riscontrata nel Sud, dove domina il caos in ogni ambito della finanza pubblica e dove è stato rimosso il controllo amministrativo sui prezzi (nella speranza di tornare al mercato libero), il che determinò una forte impennata nell’IPC. All’indomani della liberazione l’inflazione dilaga anche nel Nord Italia. Il governo neo – fascista è costretto a rifinanziarsi sempre di più attraverso le anticipazioni della Banca d’Italia (la quale provò in tutti quegli anni a mantenere il più stabile possibile la lira, fornendo le anticipazioni semplicemente rastrellando sul mercato i capitali disponibili).

Il governo repubblicano poté operare in una condizione migliore di quella del mezzogiorno, non si desistette infatti dall’attività produttiva. Al Nord il governo dell’economia fu assunto da autorità tedesche di occupazione che di preoccuparono di rifornire di MP le imprese fornitrici di materiale bellico che trasportarono in Germania, smantellando macchinari e centrali idroelettriche; cosa a cui tentò di opporsi il governo neofascista. Inoltre i tedeschi reclutarono lavoratori disoccupati da mandare in Germania, circa 100.000.

IL DOPOGUERRA: Premesse di un nuovo ordine internazionale

Quando gli alleati di avvicinavano alla vittoria cominciavano le discussioni sull’ordine che si avrebbe successivamente avuto. Per evitare problemi analoghi a quello riscontrati con la crisi del 29 Roosevelt prese l’iniziativa di convocare una conferenza internazionale a BW nel luglio del 44. Gli scopi erano:

  • stabilità monetaria
  • creare un sistema di cambi fissi

Furono poste le premesse per un ritorno al Gold Exchange Standard , un sistema in cui la convertibilità avvenisse sia in oro che in una valuta pregiata: il dollaro (dato che gli US detenevano l’80% delle riserve auree), che entrò nelle riserve di tutti i Paesi aderenti e veniva utilizzata nei pagamenti internazionali. Perché funzionasse così fu determinata l’istituzione di:

  • Fmi Fondo Monetario Internazionale
  • Birs Banca Internazionale per Ricostruzione e Sviluppo (costituita per promuovere la ricostruzione e lo sviluppo dei Paesi usciti dalla guerra)

Entrambe con sede a Washington

Alcune Regole:

L’Fmi deteneva uno stock di riserve valutarie per aiutare i Paesi transitoriamente in deficit nella bilancia dei pagamenti, tale stock veniva accumulato tramite versamenti regolari di depositi (proporzionali alla forza economica del Paese) costituiti per il 25% da riserve in oro o dollari e il 75% nella moneta corrente.

Requisito per ricevere un prestito dall’Fmi era: fissare la parità aurea della moneta nazionale

Erano previsti due tipi di aiuti:

  • automatico: nei limiti della quota versata
  • negoziato: poteva raggiungere un ammontare doppio

Nei primi anni i finanziamenti andavano ai paesi devastati dalla guerra mentre successivamente a quelli sottosviluppati.

Per ricostruire definitivamente i rapporti economici internazionali venne siglato a Ginevra nel 47 l’”Accordo generale sulle tariffe e sul commercio” finalizzato a ridurre le barriere commerciali.

La Gatt venne poi sostituita dalla Worls Trade Organization (Wto).

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