Principali modalità della privatizzazione

Privatizzazione formale: deve avvenire con provvedimento normativo: legge o delibera consiliare.

A livello nazionale non è stato semplice all’inizio. Siamo nel 90 e governo fa decreto legge con cui dà facoltà all’ENEL di trasformarsi in spa, dà facoltà e non obbliga. Nessuno aveva avviato il procedimento, ma il governo doveva avviare il procedimento: per trattato di Maastricht cioè entrare nell’area euro riducendo indebitamento, altri motivi erano protocolli firmati con europei che avevano consentito ricapitalizzazione se però fossero diventate private.

Allora ha fatto altro decreto legge con cui trasformava l’ENEL, e altre in SpA di imperio. Così ha snellito il procedimento e da lì in poi la privatizzazione formale si è avviata.

La stessa difficoltà è stata incontrata a livello locale: inizialmente ha dato questo possibilità senza prevedere un iter particolare: prima doveva sciogliere la pubblico e poi costituirla in spa e questo poneva diversi problemi, poi quando c’è stata possibilità di privatizzare con delibera consiliare allora è stato più semplice.

Privatizzazione sostanziale: diversi procedimenti che dipendono dalle caratteristiche proprie dei mercati finanziari (ci sono investitori istituzionali tipo banche o fondi che sono disposti ad acquistare oppure i cittadini le comprerebbero oppure andrebbe a finire in impresa estera).

1. Vendita diretta: è una procedura tramite la quale si mettono in competizione più o meno ristretta diversi soggetti. E in particolare la vendita diretta può assumere due diverse forme:

  • Asta competitiva: non è altro che una gara tra più soggetti che vogliono concorrere
  • All’acquisto del pacchetto azionario posto in vendita dallo stato o dall’ente locale.

Lo stato o EELL fanno un bando che rendono pubblico e dicono i requisiti che devono essere posseduti dai soggetti che intendono partecipare all’asta: requisiti patrimoniali per garantire serietà dell’asta, requisiti collaterale tipo legati alla salvaguardia dei posti del personale oppure mantenimento sede sociale in Italia.

Poi succede che i soggetti interessati si presentano e fanno offerte non vincolanti e lo stato fa firmare al soggetto un patto di riservatezza e inizia a dare informazioni economico – finanziarie dell’impresa che si vuole privatizzare.

Con Alitalia si sono presentati soggetti interessati poi quando hanno dato informazioni riservate allora se ne sono scappati tutti.

La procedura è dai via le informazioni sempre più di dettaglio e poi ne rimangono pochi e scegli tra quelli. Trattativa privata: l’ente locale o lo stato sceglie cioè chiama un soggetto direttamente o più soggetti, li convoca e concorda con il soggetto scelto la vendita.

Mentre con asta competitiva la cosa è più trasparente, la trattativa privata è più pericolosa dal punto di vista politico quindi lui sceglie il soggetto con cui trattare. Magari però lo fa perché ci sono pochi soggetti che operano in quel mercato

2. Offerta pubblica di vendita: è quando si decide di vendere il pacchetto azionario sul mercato azionario quindi al pubblico dei risparmiatori.

Occorre fare attenzione a come si formula l’opv perché si rischia di influenzare l’assetto proprietario della società, cioè a seconda di come si costruisce allora può diventare un nocciolo duro oppure una public company.

Nocciolo duro: consiste nel fatto di vendere il pacchetto di controllo ad un gruppo di soggetti che diventano i soci di riferimento di quell’impresa. Ciascun soggetto preso singolarmente non è in grado di governare la società, ma il gruppo insieme unito da patto parasociale allora riesce a governare.

Lo stato lo fa per avere stabilità: se il soggetto economico è gruppo di soci allora c’è ottica di medio – lungo termine nel settore dei trasporti e comunicazioni. Il rischio è che i soci non vadano poi più d’accordo tra di loro. Public company: caratterizzata da un azionariato diffuso cioè estrema parcellizzazione del capitale sociale.

Nel caso della public company non c’è controllo, il soggetto economico diventa il management che è sottoposto al controllo del mercato si dice. Abbiamo società in cui capitale è parcellizzato e quindi non c’è azionista di riferimento. È sottoposto al rischio di take over, cioè di scalate ostili quindi vuole evitare che un certo soggetto inizi a rastrellare sul mercato azioni tali da avere il controllo e divenire soggetto di riferimento.

Questo è possibile quando le azioni sono deprezzate cioè quando c’è un soggetto che pensa che le azioni abbiano un valore basso perché è gestita male dal management quindi approfitta del fatto che le azioni sono basse compra tante azioni e cambia il management. E questo il management cerca di evitarlo creando utili così distribuisce utili e sono tutti felici, il rischio è che operi con ottica a breve termine.

Lo stato aveva provato a fare public company con le banche ma non ci è riuscito. Nel giro di due anni c’è stata scalata ostile.

3. Forme di buy-out: sono di due tipi: management buy-out e employee buy-out.

I socie o i dipendenti diventano azionisti e soci della società. Piccole aziende molto specialistiche, è comunque un caso residuale e pochissimo usato. Management buy-out: il problema è che sia il management che i dipendenti non hanno le risorse per comprare la proprietà.

Il management tipicamente se lo fa prestare dalle banche perché hanno poco capitale: allora creano una nuova società che è la società new co che è una scatola vuota, ci mettono poco capitale e poi chiedono a prestito soldi alle banche.

Perché le banche dovrebbero dare i soldi?

La banca lo sa e sono gli assets della società privatizzata che fungono da garanzia dei prestiti e siccome sono un manager capace allora riuscirò ad avere un flusso tale da pagare gli oneri finanziari, quindi è la società che va ad essere privatizzata che ci rimette.

Poi la new co compra il capitale sociale e quindi i manager diventano soci della società privatizzata, i beni di questa società fungeranno da garanzia. Io manager che sono sempre lo stesso manager uso il flusso di reddito per pagare i debiti che ho creato.

La privatizzata quindi si accolla il debito dei manager quindi diventa pericoloso (si fa una fusione oppure in altro modo). Nel nostro paese è stata un’esperienza molto marginale, invece management buy in abbiamo l’esempio di Telecom con Tronchetti Provera.

Employee buy-out: i soldi li prendono non dalle banche perché gli prestano poco allora investono il proprio TFR o la liquidazione. Sono esperienze molto marginali, per non perdere il lavoro decidono di investire le proprie liquidazioni nell’acquisto di pacchetti azionari.

Il concetto di amministrare la cosa pubblica ha portato a sostenere per molto tempo che le PA consumano la ricchezza prodotta dalla collettività – unità di consumo che incidentalmente forniscono servizi.

Solo le imprese industriali sono unità di produzione che possono creare valore aggiunto e quindi concorrono al PIL.

Qual è il criterio che ci permette di associare ad un certo bisogno se questo sia pubblico o privato. Il bisogno della fame è privato, il bisogno di trasporto è pubblico.

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