Modelli di rendicontazione sociale per le amministrazioni pubbliche

Chiunque voglia redigere questo documento ha libertà di contenuto, ma in realtà esistono dei modelli che sono stati proposti da gruppi di studio e associazioni ma non sono a carattere impositivo. Ci sono alcuni gruppi di studio che hanno elaborato questi modelli:

  • Global reporting iniziative GRI (2005) ha l’ambizione di essere applicato a livello internazionale;
  • Gruppo di studio sul bilancio sociale GBS (2005) ha elaborato un modello ed era il secondo modello utilizzato nelle AP;
  • Direttiva funzione pubblica (2006) lo stesso governo ha creato un documento che suggerisce una certa struttura di bilancio sociale, la maggior parte degli enti si avvicina alla funzione pubblica ed è il più diffuso.

Questi tre modelli si rivolgono a tutte le amministrazioni pubbliche.

L’osservatorio sulla finanza e la contabilità degli enti locali ha predisposto un ulteriore modello di rendicontazione sociale esclusivamente rivolto agli enti locali.

Il GBA ha successivamente proposto modelli specificamente indirizzati a:

  • Regioni (2007);
  • Università (2008);
  • Aziende sanitarie (2008).

Quindi la AP può battere una strada tutta sua oppure può rifarsi a questi modelli. È importante per una AP sapere che deve farlo con continuità perché sennò si crea un’aspettativa che non viene rispettata.

Vediamo per cosa si assomigliano e quali sono le differenze: i documenti italiani hanno sempre introduzione.

Poi altra parte riguarda l’identità della AP, è organizzata in modo diverso ma i contenuti sono questi, il GBS e il GRI richiedono che le persone a cui ci si rivolge venga esplicitato (stakeholder) mentre questo manca nel modello della direttiva. Si deve fare richiamo ai documenti previsionali poi di fatto non si fa. Questa parte comunque è analoga nei tre modelli perché vuole presentare la AP.

Altra parte: c’è solo nel GBS, è il suo punto di forza perché è la parte che ancora il bilancio sociale ai dati del rendiconto finanziario quindi dà attendibilità al documento.

D’altra parte però è anche il suo punto di debolezza perché è la parte più complicata quindi molti non l’hanno adottato questo modello perché è troppo complicato.

Ultima parte: sarebbe il cuore del bilancio sociale, è quella che è la rendicontazione dei risultati raggiunti.

GBS: mi hai dichiarato quali sono le aree di competenza, poi mi hai detto gli stakeholder, e ora dimmi che obiettivi hai raggiunto in termini di indicatori di perfomance (poi non dice quali usare).

GRI: non chiede parti descrittive ma dà degli indicatori che sono indicatori di performance economica (spesa ed entrate), ambientale (consumo risorse, acqua, rifiuti, inquinamento), sociale (fattore lavoro, rispetto pari opportunità).

Mi devo quindi costruire questi indicatori e ho un elenco. In questo modo i modelli che usano il GRI sono comparabili.

Linea guida: descrivere politiche e servizi resi e poi si dice di creare indicatori di performance e ne sono detti alcuni a titolo esemplificativo. Poi c’è una parte specifica dove si chiede di dettagliare le risorse disponibili ed utilizzate.

Schemi sul valore aggiunto: è formato da due prospetti prospetto di determinazione del valore aggiunto: il valore aggiunto è il valore che l’azienda aggiunge al valore dei beni e servizi acquistati esternamente.

Così quelli che sono i costi esterni per le imprese qui sono chiamati costi intermedi della produzione.

Il problema è quello che sta nel valore della produzione, qualsiasi AP non ha ricavi di vendita e quindi il valore della produzione è un valore convenzionale così come il ce dell’ente locale. Quindi questo toglie molta significatività al valore aggiunto.

Prospetto di riparto del valore aggiunto: accettato che è un valore convenzionale è interessante notare come le risorse che ho a disposizione a vario titolo vengono ripartite tra i diversi stakeholder: quanto ne va al personale, quanto agli interessi passivi, quanto va ad incrementare il patrimonio dell’ente, quanto alla PA tramite tributi. La maggior parte va a pubblici dipendenti.

Criticità nella determinazione del valore aggiunto nelle PA

Risultano riconducibili:

  • Alla difficoltà, in assenza di scambi di mercato, a procedere alla misurazione del valore espressivo dell’utilità dei beni e servizi prodotti;
  • Al sistema informativo contabile adottato dalle PA che non sempre impone la rilevazione dell’aspetto economico della gestione, con la conseguente difficoltà nella quantificazione del costo della produzione ottenuta (sarebbe perfetto avere sistema di contabilità analitica ma quasi nessuno lo ha quindi serve un prospetto di riconciliazione).

Infine sempre il GBS richiede un prospetto informativo sul patrimonio, è solo un elemento di informazione che spesso nelle AP è difficile da ottenere (non è uno stato patrimoniale).

Questo prospetto richiede che l’inventario sia aggiornato ad esempio, mi chiede di riepilogare certe categorie di beni, l’indebitamento e altri indicatori. Quello che crea maggiori problemi sono i punti A e C.

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