Definizione e obiettivi del piano triennale

1. Definizione degli obiettivi di fondo: “il comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi, ne promuove lo sviluppo”.

Rappresenta la collettività perché è elettivo quindi rappresenta la popolazione insediata in un certo territorio, ne cura gli interessi cioè cerca di promuoverne lo sviluppo anche. È difficile trovare un EELL che chiarisca i suoi obiettivi di fondo o quali siano le loro mission e vision.

Anche quelle che redigono bene i documenti di pianificazione strategica, è difficile trovare qualcuno che esplicita cosa intende per obiettivi di fondo. Di solito la si ritrova in riferimento a quegli EELL che redigono il bilancio sociale (documento non contabile di tipo descrittivo, nella introduzione di questo documento si trova mission e vision).

Di solito si dice che c’è già la legge che dice cosa devo fare per cui non si capisce perché occorra ribadirli o riscriverli.

2. Analisi dell’ambiente.

L’EELL dovrebbe studiare l’ambiente interno ed esterno quindi serve trovare informazioni e rielaborarle e arrivare a delle conclusioni è necessario raccogliere e selezionare le informazioni attraverso modalità quali:

  1. Sviluppo di conferenze strategiche: convegni in cui si chiamano a fare i convegni i principali destinatari quindi università, autorità portuale, CONFINDUSTRIA e si chiedono suggerimenti su quello che potrebbe essere l’indirizzo dell’ente. Il fatto positivo è quello che si costruisce un dialogo con gli stakeholder così l’ente può conoscere i problemi del contesto in cui opera e quindi fare bene. Altra cosa positiva è l’aspetto mediatico. Insidie: è un episodio spot cioè ascolto la prima volta e poi faccio tutto da solo e questo è controproducente. Altro svantaggio: in queste conferenze si ha libertà di parola per cui il comune apre il fianco alle critiche.
  2. Analisi dei dati socio-economici (PEST, SWOT, eccetera): condurre analisi tipo queste due e vediamo esempi concreti. PEST (guarda solo l’ambiente esterno e si sofferma sulle variabili chiave che possono influenzare il contesto esterno) = political cioè aspetti politici ovvero analisi delle modifiche che stanno intervenendo nella legislazione tipo introduzione del federalismo; economics quindi studiare l’evoluzione del mio contesto economico cioè le mie imprese come stanno andando; social quindi aspetti che riguardano natalità, problemi migratori, anzianità; tecnologici cioè l’affermazione di certe tecnologie può modificare l’erogazione dei servizi. Questa analisi può essere condotta in modo statico cioè faccio una foto alla situazione oppure in modo dinamico quindi facendo anche previsioni. Elementi economici sono stati: PIL, disoccupazione, tassi d’interessi bancari. Hanno fatto previsione, impatto, e minacce e opportunità.
  3. SWOT: consente invece di analizzare sia il contesto interno che quello esterno perché mi permette di vedere il mio punto di forza, i miei punti di debolezza e le opportunità e minacce che invece fanno riferimento all’ambiente esterno. Sono documenti che possono essere redatti in modo interno od esterno. Punti di forza: passato glorioso, turismo culturale, città universitaria, saloni di esposizione, porto, natalità stranieri, posizione geografica, realtà tecnologica in crescita. Punti di debolezza: invecchiamento popolazione, traffico, aeroporto, infrastrutture, perdita posti di lavoro, chiusura industrie, debito comunale, mancanza parcheggi. Opportunità: ruolo ferroviario, trend turismo culturale, sviluppare porto, turismo, aeroporto, immigrazione. Minacce: fuga dei giovani che non trovano lavoro, perdita volume di affari del porto, aumento importanza del porto di Savona, gestione dei rifiuti, microcriminalità. LA CITTA’ ACCESSIBILE: potenziamento infrastrutture e turismo, viabilità. SOSTENIBILE: impianti eolici, investimenti nel fotovoltaico, recupero dei rifiuti. Analisi scenario determina che cosa si dovrebbe fare analisi condizioni operative determinerà cosa si può fare. Questi due elementi insieme mi danno il quadro di riferimento. Poi si inseriscono i valori, le attese, le aspirazioni del soggetto politico (quindi essendo le Pa enti elettivi allora dipende dal politico che governa) poi occorre anche tenere conto del patrimonio di esperienza e conoscenza dell’ente. Infine tutto questo determina cosa si vuole fare.
  4. Formalizzazione scelte. La legge mi chiede di presentare dei documenti. Il problema non è la carenza degli strumenti perché ce ne sono anche troppi. Il problema è usarli bene. Vediamo ora quali sono questi documenti. In cima abbiamo il programma elettorale che è un documento del candidato e non dell’ente. Nel momento in cui so il vincitore delle elezioni so che questo si porta dietro quei valori, ma questo è documento del candidato e non dell’ente.
    • Programma di mandato o “linee programmatiche relative alle azioni e ai progetti da realizzare”.
    • Piago generale di sviluppo.

Analogie dei due documenti: l’orizzonte temporale. Entrambi hanno orizzonte pari alla durata del mandato elettorale quindi 5 anni. Altra caratteristica è che non esistono modelli o schemi predefiniti, cioè il legislatore prevede che vengano redatti ma non ne definisce il contenuto, non dice cosa deve esserci dentro a questi documenti, e non dà nemmeno dei modelli. Mentre con riferimento al primo pur non dicendo i contenuti, il legislatore chiede che questo documento sia presentato al primo consiglio comunale.

  • Relazione previsionale programmatica. Invece per questo il legislatore prevede i contenuti, dà il contenuto minimale ed anche dei modelli.
  • Bilancio pluriennale. Documento classico finanziario. Questi due hanno durata almeno triennale. Per questi due abbiamo schemi e modelli quindi vengono fatti da tutti gli enti.
  • Altri documenti settoriali (piano triennale dei lavori pubblici, programma triennale di fabbisogno del personale, piano regolatore generale, piano del traffico, piano del commercio).

Il problema non è che mancano gli strumenti ma usarli in modo aziendale e coordinarli tra di loro cioè fare in modo che siano coerenti tra di loro.

Linee programmatiche

  • Documento di natura essenzialmente politica che esplicita le linee strategiche della giunta per la durata del mandato (5 anni). Quindi sono un documento programmatorio dove non troviamo riferimenti di tipo contabile, è una rielaborazione del programma elettorale del candidato che ha vinto le elezioni. Il legislatore non precisa il contenuto del suo documento nella sua struttura. Risente dell’impostazione che il politico dà a questo documento quindi il politico gli dà la sua impronta. Dovrebbe essere il risultato della concertazione tra la dirigenza del comune e la giunta. Spesso questo non accade perché il politico lo fa fare ad un consulente esterno, per sfiducia verso la dirigenza corrente in quanto magari è una dirigenza politica legata alla passata maggioranza.
  • Da presentare al consiglio entro il termine fissato dalla statuto. Quindi il sindaco e la giunta lo presentano, si fa un verbale ma non c’è una votazione, è una semplice presentazione del programma, in genere avviene alla prima seduta.
  • Da aggiornare e monitorare annualmente con la partecipazione del consiglio. Vengono poi fatte male cioè non danno l’idea al cittadino di cosa sia stato fatto. Così è comunque già fatto in modo aziendale, in altri enti non si trova praticamente niente. Successivamente ci sarebbe dovuto essere il monitoraggio come abbiamo visto: è un estratto descrittivo ed è molto pesante per ogni obiettivo si dicono le cose che si sono fatte, non si pongono in evidenza i risultati raggiunti. L’anno successivo non è stato presentato nulla. A dicembre di quest’anno è stato invece presentato qualcosa: forma accattivante perché l’anno prossimo elezioni, è focalizzato più sull’aggiornamento piuttosto che sul monitoraggio cioè vi dico cosa farò negli ultimi 12 mesi. Elenca le competenze dell’ente solamente. Quindi anche quando vengono costruite bene, viene meno la fase del monitoraggio.

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