Equilibrio economico, finanziario e monetario

Equilibrio economico

Considera i costi ed i ricavi dell’esercizio evidenziati dal Conto economico. Per essere in equilibrio economico, l’impresa non solo deve essere in grado di coprire i costi con i ricavi ma anche conseguire un risultato positivo soddisfacente (almeno pari a quello di un investimento a basso rischio). L’eventuale accumulo di perdite non deve essere fisiologico ma transitorio, sia per le imprese recentemente costituite sia per quelle mature. Ad esempio, il sostenimento di investimenti significativi per l’aumento della capacità produttiva può generare nell’orizzonte temporale di breve un risultato economico negativo, più che compensato dai redditi di m/l termine.

In un modello semplificato, si ipotizza che al tempo t0 l’impresa impieghi un capitale C per acquistare gli input necessari alla produzione o l’erogazione di determinati beni o servizi. Con la loro commercializzazione, al tempo t1 ottiene ricavi pari a C′. Per conseguire l’equilibrio economico, tendenzialmente deve verificarsi la seguente situazione: C′ > C.

Equilibrio finanziario

Considera le fonti e gli impieghi di finanziamento evidenziati dallo Stato patrimoniale. L’attivo è costituito dagli impieghi ovvero dagli investimenti effettuati; il passivo è invece rappresentato dalle fonti di investimento globali.

Deve esserci coerenza temporale tra fonti e impieghi: gli investimenti a m/l termine non dovrebbero essere garantiti da finanziamenti a breve, e viceversa. L’investimento deve essere redditizio: il rendimento delle fonti deve risultare, se non superiore, almeno pari al costo sostenuto per la loro acquisizione.

Lo Stato patrimoniale può essere redatto in forma preventiva (ex ante rispetto alla chiusura dell’esercizio: si parla di Stato patrimoniale pro-forma) e riclassificato in forma finanziaria. Come riferimento per la comparazione delle singole voci, sono utilizzati gli stati patrimoniali consuntivi di due esercizi consecutivi: la valutazione ex ante misura le politiche di investimento e finanziamento adottate in sede di bilancio. 

Equilibrio monetario

L’impresa deve perseguire l’equilibrio tra entrate ed uscite finanziarie, ovvero tra spese sostenute ed introiti: in altre parole, deve essere in grado di prevenire o almeno prevedere deficit di cassa transitori ed approntare di conseguenza piani per fronteggiarlo.

Un’impresa che si trova in equilibrio economico può paradossalmente trovarsi in deficit di cassa nel caso in cui i clienti non facciano fronte regolarmente alle proprie obbligazioni: infatti produce ricavi ma non incassa, sotto questo profilo, da recenti studi è emerso il fatto che le imprese italiane sono le peggiori “pagatrici” in campo comunitario, in quanto evadono le fatture mediamente dopo 96 giorni, mentre per esempio in Germania il termine di pagamento medio è pari a soli 29 giorni. Oltre il 60% delle imprese europee è insoddisfatto dei tempi di regolamento delle imprese italiane: eppure la puntualità nei pagamenti ha risvolti positivi sulla reputazione di qualsiasi azienda.

Nell’ambito delle leve competitive utilizzate dal marketing, merita di essere sottolineata la tendenza nazionale di concedere dilazioni di pagamento superiori alla media UE pur di riuscire a vendere beni e servizi sul mercato. Tale consuetudine spiega il motivo per il quale molte imprese si trovino in tensione di cassa: il marketing, per aumentare le vendite e quindi i ricavi, tende soprattutto a puntare sulle facilitazioni di acquisto e non sulle qualità intrinseche del bene o servizio offerto. Effetto immediato di tale politica è l’aumento delle quote di mercato, ma nel lungo termine l’impresa deve essere in grado di sopportare lo stress monetario. Di norma una dilazione ha una durata massima di 6 mesi e comunque deve perfezionarsi nell’esercizio.

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