L’impresa come sistema competitivo

E’ necessaria una verifica per stabilire se un’impresa è sistema o più precisamene sistema competitivo. Bisogna in poche parole accertare le condizioni che fanno dell’impresa un sistema atto a durare nel tempo, in un ambiente popolato da altre organizzazioni in competizione. Essere sistema consente all’impresa di:

  • essere dotata delle condizioni di base, gestionali e organizzative per poter competere con le altre organizzazioni del task environment;
  • sopravvivere nell’ambiente generale dimostrandosi sistema vitale;
  • cogliere opportunità di vantaggio rispetto alle altre organizzazioni;
  • prestare un servizio anche a collettività più ampie (essere socialmente rilevante).

Ricordiamo che l’impresa è inclusa in un sovrasistema economico, sociale, naturale più ampio di se stessa, con il quale si rapporta in modo dialettico. Al suo interno l’impresa divide produzione e lavoro in aree, processi, progetti che si definiscono in sottosistemi interagenti l’uno con l’altro.

L’impresa come meccanismo di trasformazione

L’impresa è una forma organizzativa della funzione di produzione, orientata al conseguimento di una fine esplicitato in uno statuto. La società e l’economia le offrono dei fattori produttivi (capitale fisico e umano, conoscenza e informazioni), che l’impresa poi trasforma e li restituisce con un valore aggiunto in forma di prodotti o servizi. Quindi gli input acquisiti sono lavorati e trasformati in output, attraverso una serie di operazioni. Il lavoro è svolto da operai, impiegati, quadri, direttori, amministratori che operano con strumenti materiali e immateriali, di produzione e trasformazione. Chi lavora in impresa, partecipa all’impresa, ad ogni livello della gerarchia aziendale. La trasformazione esige un processo di razionalizzazione del processo amministrativo aziendale nei suoi tre fondamentali momenti: gestione, organizzazione e rilevazione. Questo significa:

  • ordinare le funzioni aziendali nell’unità d’impresa e regolare i rapporti fra le funzioni;
  • calcolo economico delle operazioni aziendali, in vista del conseguimento di un risultato economico positivo della complessiva attività di impresa.

Condizioni di sistemicità

E’ sistema l’impresa in quanto sia una totalità strutturata, un insieme non dissociato di parti, partecipanti e relazione fra questi stessi elementi, orientato al raggiungimento di un fine. Che l’impresa sia un sistema competitivo, abbisogna di verifica; in pratica occorre accertare le condizioni che fanno dell’impresa un sistema atto a durare nel tempo, in un ambiente popolato di altre organizzazioni in competizione. Queste le quattro condizioni di sistemicità.

1) Differenziazione razionale: l’impresa ha lo scopo di produrre col vincolo del guadagno, quindi deve cercare di minimizzare i costi per incrementare il reddito. La differenziazione razionale riguarda la creazione di aree funzionali, in relazione alle operazioni da svolgere in impresa, con confini che cambiano col tempo e con l’eventuale formazione di sottosistemi. Il tutto però va fatto con criterio, solo se ve ne sia necessità, perché la formazione di nuove aree genera un aumento dei costi, quindi si ha perdita di economicità finanche alla perdita di esercizio.

2) Strutturazione: data una certa differenziazione, diventa importantissimo dare ordine alle parti, ai partecipanti e alle loro interazioni (creando un assetto organizzativo stabile), creare precisi rapporti interfunzionali attraverso procedure (presupposto primo dell’interazione), fare l’una e l’altra operazione rispetto ad una precisa finalizzazione della totalità e con specifiche modalità di governance e management.

3) Integrazione: la struttura tende a fissare l’impresa come la colonna vertebrale del corpo umano; essa viene movimentata dal fattore umano e dalle interazioni nella societas aziendale. A seguito della strutturazione dell’impresa, sorge l’esigenza di garantire diuturnamente l’unità fra parti e partecipanti, coordinando e controllando tutti gli elementi in un complesso unico. L’integrazione può nascere da se o deve essere procurata da qualche fonte, tipico compito dei manager (integratori di societas aziendali). In sintesi integrare significa:

  • dare luogo a coordinamento
  • sviluppare il controllo
  • mostrare leadership secondo i vari stili

4) Finalizzazione: la vera finalità non è tanto il profitto, quanto la produzione di un bene o servizio. Le finalità particolari, vincolano statutariamente la prima e sono:

  • formazione di un reddito da distribuire
  • formazione di un reddito da non distribuire, cioè da reinvestire nel sistema aziendale, o produzione di un bene/servizio in assenza di reddito (aziende nonprofit);
  • creazione di un valore sociale,che soddisfa una domanda di tipo macroeconomico.

In relazione alla ragione per la quale l’impresa è stata creata se ne delineano tre tipologie:

  • impresa sistema vitale con fine chiaro e condiviso di produzione e reddito, che vuole durare nel tempo (crea, cambia compiti e collabora);
  • impresa speculativa (crea, mordi e fuggi che nasce per l’occasione o l’affare);
  • impresa sociale, nonprofit.

5) Omeostasi: le organizzazioni che creano automaticamente le precedenti condizioni, raggiungendo il fine, si dicono in omeostasi. Spesso però per raggiungere questa condizione si deve ricorrere all’intervento di un esterno (top manager se grandi o soggetto economico se piccole). Spesso se questa condizione non viene trovata, l’impresa è costretta a lasciare l’ambiente competitivo o a farsi aiutare ad esempio con sovvenzionamenti. In economia aziendale l’omeostasi si definisce attraverso i concetti di equilibrio economico e finanziario in un dato periodo di tempo. Amministrare in modo economico l’impresa, portandola all’omeostasi, significa saper coniugare efficienza interna ed efficacia, così da riuscire a raggiungere un reddito minimo di equilibrio o altro risultato economico programmato ad inizio periodo. Economicità è un criterio, redditività è un risultato, equilibrio è uno stato o la condizione in cui versa l’impresa in un determinato periodo di tempo.

Condizioni di competitività

Nel momento in cui nascono le imprese, si trovano per i primi 3 o 4 anni a dover affrontare quella che è la selezione naturale, prevenendo la crisi e la mortalità dell’impresa, uscendo equilibrati da questo stato infantile. Fatto ciò l’impresa può porsi svariate finalità:

  • cogliere le opportunità di crescita dimensionale;
  • massimizzare la redditività a parità di dimensioni, indipendentemente dalle altre imprese;
  • promuovere il cambiamento tecnologico e organizzativo sacrificando crescita e reddito;
  • collaborare con altre imprese attraverso alleanze o reti;
  • vendersi ad altre imprese o cessare l’attività.

L’impresa è competitiva e sopravvive grazie alla sua sistemicità, ai suoi punti di forza, alla prevenzione e cura delle debolezze e alle caratteristiche di leadership. L’impresa nella sua totalità sistemica, nelle sue parti, nelle sue persone, è una forza competitiva che entra in gioco e in rapporto di forza con altre forze competitive nell’ambiente specifico e generale. Secondo uno schema porteriano, si possono evidenziare le forze competitive a seconda del settore:

  • ambiente specifico: fornitori, distributori, consumatori, produttori di beni simili, concorrenti diretti del settore;
  • altri ambienti/sovrasistemi: concorrenti indiretti (produttori di surrogati), organizzazioni dei mercati finanziari, del lavoro, dei materiali, etc.;
  • ambiente generale/sistema socio-economico: istituzioni statali, autorità di regolazione, associazione di persone, gruppi di pressione, organizzazioni internazionali.

La competitività aziendale, promana dalle risorse, dette anche competenze materiali e immateriali. Noi però possiamo distinguere le competenze dalle altre risorse per il contenuto di conoscenza (know-how) fondamentalmente incorporato nelle competenze che non nelle risorse;

  • risorse/competenze funzionali (di tutti): ogni sottosistema aziendale acquisisce, attiva, riproduce risorse materiali e immateriali specifiche (impianti, intelligenza artificiale e personale, organizzazione, finanza, etc) che possono, col tempo, tradursi in risorse/competenze distintive;
  • risorse/competenze core (di tutti): tra le risorse competenze funzionali emergono specifici fattori che stanno alla basa (core) della sopravvivenza e del successo competitivo aziendale;
  • risorse/competenze distintive (di pochi): fattori materiali e immateriali altamente specifici e, talvolta, unici nel loro genere, che motivano l’esistenza del vantaggio competitivo dell’impresa;
  • risorse/competenze eccellenti (di pochi): risorse e competenze aziendali che fanno durare nel tempo il vantaggio e diventano esemplari per tutti gli altri concorrenti.

Impresa eccellente è l’impresa esemplare, che migliora costantemente il proprio modo di essere sistema e la propria complessiva capacità competitiva. Tutte le altre sono imprese follower. Successo e vantaggio competitivo è sinonimo  di performance positiva misurabile in quota di mercato, economicità o redditività, conseguita in un certo periodo di tempo grazie all’attivazione di competenze e/o altre risorse, dovuto a:

  • leadership di costo, oppure
  • leadership nella differenziazione del prodotto/servizio, oppure
  • leadership dell’innovazione tecnologica e/o organizzativa.

Nella selezione naturale corrisponde  al successo, il mantenersi in vita, anche senza visibile crescita dimensionale, in condizioni di reddito minimo di equilibrio. Nella selezione competitiva sono performance positive e corrispondono a successo lo sviluppo dimensionale o anche la conservazione delle dimensioni, associate ad un reddito di periodo superiore a quello minimo di equilibrio. Nella selezione competitiva la sopravvivenza può essere cercata anche attraverso la cooperazione con altre imprese (produttori, fornitori, clienti, distributori) e altre organizzazioni con scopo diverso.

Equilibrio

L’equilibrio aziendale è unico, ma idealmente differenziabile in tre distinte componenti: equilibrio economico, equilibrio finanziario, equilibrio organizzativo).

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