I distretti

Avevamo ieri accennato alla “collaborazione senza rete”. Essa si può esprimere anche nei distretti, che si possono configurare come delle reti spontanee. Tra le reti spontanee, quindi, non vi sono solo quelle che seguono un capo-commesse. I distretti sono dei territori del nostro Paese che hanno:

  • una storia lunghissima (es.: Prato, territorio umbro-marchigiano, in Puglia gli operatori dei divani),
  • visto nascere idee di business in maniera spontanea,
  • una specializzazione produttiva in un’area territoriale,
  • una pluralità molto mobile d’imprese che entrano ed escono dal mercato,
  • una spiccata solidarietà tale tra gli operatori che condividono il business,
  • una specializzazione in beni molto particolari.

Si tratta di una sorta di consorzio. Persino le banche locali e lo Stato se ne interessano, cercando di favorire quel mercato, mediante facilitazioni ad hoc.

Esistono, tuttavia, momenti di crisi anche nei distretti, perché si possono sviluppare condizioni ambientali ostative dell’evoluzione del distretto stesso; anche l’impresa guida può entrare in crisi. Es: la N/Matuzzi (Divani & Divani).

Se l’impresa guida entra in crisi, i guai si diffondono nell’intero distretto e nell’area, e sarà difficile recuperare i vantaggi acquisiti in passato. Ecco che entra in gioco il lavoro dei manager, che subentrano alla direzione dei soci.

Crisi, ristrutturazioni, non crescita, uscita

Se le imprese non sono immortali, tutte le crisi portano all’uscita dal campo competitivo? Non necessariamente, ma sicuramente le crisi comportano un bisogno di una ristrutturazione da parte del management aziendale.

Se l’impresa ha seguito con efficacia (ha posto come obiettivo la crescita e l’ha raggiunta, magari anche sacrificando la redditività) un itinerario di crescita o non crescita, l’interruzione di tale processo può essere determinata da:

  • una crisi delle capacità all’interno dell’impresa
  • una crisi dovuta all’ambiente competitivo
  • una crisi del settore

Le ristrutturazioni possono riguardare:

  • una riduzione dei costi (analisi delle aree di costo)
  • un rimpicciolimento dell’impresa (Downsizing)
  • Cooperazione
  • Turnaround:
    • cambiamento di produzione,
    • uscita da un settore (l’impresa sperimenta una riduzione nei settori non “core business”),
    • entrata in altro settore: è una “svolta strategica”.
  • cambiamento del soggetto economico (pur continuando la storica produzione)
  • rivalorizzazione del marchio
  • vendita dell’impresa
  • fusioni

N.B.: Per ristrutturare l’impresa, bisogna indagare in quale area funzionale sono venute meno le risorse interne, ovvero ricercare l’origine della destabilizzazione, analizzando le condizioni di sistemicità.

Se la ristrutturazione non regge si ha l’uscita dal settore, il fallimento e la cessazione dell’attività aziendale.

La cessazione è l’estinzione della vita aziendale, ma non comporta necessariamente il fallimento (che magari si riesce ad evitare, semplicemente notificando alla Camera di Commercio l’uscita dal settore).

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