Industria e futuro post-PNRR: la sfida di mantenere gli investimenti

Autore:
Antonella Palumbo
  • Giornalista

Industria e futuro post-PNRR: la sfida di mantenere gli investimenti

Come evitare la stagnazione e garantire una crescita sostenibile all’industria italiana al termine delle risorse straordinarie europee.

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Che ne sarà dell’industria italiana una volta che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) volgerà al termine? Questa domanda interpella l’intero sistema produttivo nazionale, chiamato a pianificare una strategia concreta di lungo periodo. L’Anie, la federazione dell’industria elettronica ed elettrotecnica, teme un calo improvviso negli investimenti che finora hanno sostenuto il settore, considerando le risorse straordinarie europee che hanno stimolato la transizione digitale ed ecologica. Durante l’Assemblea pubblica 2026 a Milano, il presidente Vincenzo de Martino ha sottolineato l’importanza di mantenere un flusso costante di investimenti per non perdere il terreno guadagnato e vanificare il progresso tecnologico raggiunto.

La preoccupazione che aleggia è palpabile. Il 79% delle imprese del settore intravede il rischio di una frenata, nonostante un confortante incremento del fatturato del 9% registrato nel primo semestre del 2026, dato che conferma come la recente fase espansiva necessiti di nuove politiche industriali di supporto. “L’Italia non può limitarsi a utilizzare la tecnologia passivamente,” afferma de Martino. “Deve continuare a produrla attivamente.” Questa impostazione sulla sovranità tecnologica definisce la presenza del Paese nelle catene globali del valore. Questa visione è stata al centro delle discussioni durante l’incontro, al quale hanno partecipato figure di rilievo economico e politico, come il presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Domenico Siniscalco, e il sottosegretario Alessandro Morelli, avviando un confronto ad alto livello sulle sinergie istituzionali.

Il rilievo economico del post-PNRR

Gli investimenti del Pnrr sono stati decisivi nel portare risultati concreti, tra cui un aumento del 32% nella diffusione della fibra ottica e un risparmio energetico primario del 66%, traguardi essenziali per la modernizzazione delle infrastrutture. Tuttavia, i divari persistono, soprattutto nelle competenze digitali della popolazione, dove il persistente mismatch di competenze rischia di rallentare l’adozione delle nuove tecnologie abilitanti.

I dati parlano chiaro: settori come energia, edilizia e trasporti, fondamentali per il Pnrr, hanno visto un’accelerazione senza precedenti, agendo da volano per il prodotto interno lordo. Questo ha portato il valore aggiunto diretto a crescere del 10% annuo, un risultato notevole se confrontato con il resto dell’economia, a conferma dell’efficacia degli investimenti ad alto impatto. Peraltro, il ventaglio di opportunità offerte dal Pnrr ha permesso al 54% delle aziende intervistate di incrementare significativamente il proprio fatturato, talvolta addirittura oltre il 20%, evidenziando l’effetto moltiplicatore dei fondi.

In questo contesto, Anie si pone l’obiettivo di evitare la stagnazione una volta esaurite le risorse straordinarie. De Martino incalza: “Non possiamo lasciare che la domanda si esaurisca insieme agli investimenti del Pnrr.” Risultano indispensabili riforme strutturali che continuino ad alimentare la domanda interna e l’export.

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Innovazione continua e crescita sostenibile

Mentre ci si interroga su come capitalizzare quanto il Pnrr ha innescato, emergono temi chiave come la programmazione e la semplificazione, poiché la riduzione della burocrazia costituisce una condizione imprescindibile per attirare capitali privati. “Come trasformare gli impulsi forniti dal Piano in crescita sostenibile per l’Italia?”, si chiede de Martino, evidenziando la necessità di prospettive chiare e sostenute per delineare una visione industriale strategica.

L’incremento della competitività passa attraverso la tecnologia, ma richiede altresì l’investimento nel capitale umano, affinché le competenze tecnologiche possano effettivamente tradursi in vantaggi competitivi, rendendo prioritario il rafforzamento dell’alleanza tra scuola, università e industria tramite programmi di upskilling e reskilling. Tali aspetti sono essenziali per evitare che la fine del Pnrr si traduca in un’occasione mancata per l’industria italiana.

La sfida è dunque lanciata: mantenere il dinamismo e l’innovazione che hanno caratterizzato la stagione Pnrr diventa fondamentale per il futuro del settore, un’attività che richiede coesione e collaborazioni efficaci tra pubblico e privato, assicurando la resilienza del mercato. “La tecnologia deve rimanere al centro della nostra capacità competitiva,” conclude de Martino. È tempo di agire per non perdere l’abbrivio raggiunto, sviluppando un modello industriale improntato a ricerca, sviluppo e sostenibilità.