Crisi di Hormuz: Impatto sui Porti Italiani di Genova e Ravenna

Autore:
Antonella Palumbo
  • Giornalista

Crisi di Hormuz: Impatto sui Porti Italiani di Genova e Ravenna

Il traffico merci nei porti italiani è messo alla prova da tensioni geopolitiche e cambiamenti delle rotte commerciali. Ecco come Genova e Ravenna stanno affrontando il calo dei traffici.

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La situazione geopolitica nel Medio Oriente si fa sentire anche sui porti italiani, che vedono con preoccupazione un calo significativo delle attività di import-export. Genova, uno dei centri nevralgici della logistica marittima italiana, ha registrato nei primi sei mesi del 2026 un ribasso dell’8% nei traffici con l’area medio-orientale, mentre i container sono diminuiti del 9% e i prodotti petroliferi del 7%. Nel contempo, a Ravenna, la movimentazione complessiva ha avuto una brusca frenata nel mese di agosto, crollando del 21,2% rispetto all’anno precedente. Queste cifre non sono isolate, ma inserite in un quadro più ampio che vede numerosi operatori di settore lanciare l’allarme sulle conseguenze di una crisi perdurante.

Traffico container e cambiamenti delle rotte

Il primo semestre del 2026 ha visto una leggera flessione nel traffico container attraverso i porti italiani, riportata da Fedespedi. I dati aggregati parlano di una movimentazione totale di 3 milioni di TEU, una variazione del -0,2% rispetto al 2025. Genova e Savona registrano una contrazione del 2,3% fino a luglio, mentre La Spezia vanta una crescita del 3,5% che, includendo i mesi di luglio e agosto, si stabilizza intorno al 3,3%. Tuttavia, l’impatto delle nuove rotte si fa sentire ovunque, colpendo anche porti come Trieste e Ancona che crescono rispettivamente del 4% e del 3%. Napoli e Salerno riescono a mantenere una crescita del 4,3% nella movimentazione fino a luglio, sintomo di un’economia portuale resiliente ma costantemente in bilico.

Energie e rinfuse liquide sotto pressione

Le rinfuse liquide energetiche hanno subito variazioni significative in questo periodo di turbolenza. Genova e Savona hanno registrato un calo dell’1,9% nel traffico di tonnellate di merci nei primi sei mesi, migliorato leggermente fino a un +0,4% considerando luglio, con il settore degli oli minerali che mostra una lieve ripresa. La Spezia e Marina di Carrara registrano nel semestre un guadagno netto del 5,8% sul volume delle merci, accompagnato però da un drastico calo nelle rinfuse liquide (-34,7%). Anche Napoli e Salerno hanno dovuto affrontare una leggera flessione dello 1,2% nelle rinfuse. Ravenna, sebbene abbia segnato un positivo +6% nei primi sette mesi, ha visto un calo drammatico in agosto che ha ammortizzato la crescita annuale.

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Preoccupazioni per il Mediterraneo

Le voci degli operatori si alzano unanimi nell’indicare un rischio crescente per il Mediterraneo. Secondo Matteo Paroli, presidente della Adsp di Genova e Savona, l’urgenza di stabilizzare corridoi cruciali come Hormuz e lo stretto di Bab el-Mandeb è fondamentale per mantenere la rilevanza dei porti del Mediterraneo. Il rischio di una loro marginalizzazione è concreto, a vantaggio degli scali del Nord Europa. Tuttavia, non tutti condividono la stessa visione catastrofica. Bruno Pisano, a capo dell’autorità portuale di La Spezia e Carrara, sottolinea come il Mediterraneo sia circondato da troppe attività economiche per essere facilmente escluso dalle grandi rotte commerciali. In un contesto perturbato, nonostante le difficoltà, porti come Napoli e Salerno riescono a resistere senza subire grossi contraccolpi, un esempio di resilienza che potrebbe offrire speranza anche ai porti più colpiti.

Le prospettive per i mesi a venire sono incerte, e mentre alcuni porti sperano in una ripresa, altri, come Trieste, navigano “a vista”, sperando che il trend positivo non venga inghiottito dalle acque agitate del commercio mondiale.