Mutui più cari a ottobre: quanto pesa davvero il rialzo sulle famiglie italiane

Autore:
Antonella Palumbo
  • Giornalista

Mutui più cari a ottobre: quanto pesa davvero il rialzo sulle famiglie italiane

Una simulazione di Credipass per Il Sole 24 Ore fotografa un mercato in salita: per chi firma un nuovo mutuo a ottobre, la spesa annua media potrebbe crescere fino a 540 euro. A incidere sono tassi più alti, decisioni della BCE e prospettive che restano tutt’altro che rassicuranti.

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Firmare un mutuo oggi costa più di qualche mese fa, e il divario rischia di allargarsi ancora. È questo il quadro che emerge dall’analisi di Credipass, realizzata per Il Sole 24 Ore, secondo cui il nuovo scenario dei tassi sta rendendo il credito immobiliare sempre più oneroso. Chi si avvicina al mercato in questo periodo si trova davanti a condizioni meno favorevoli rispetto a chi ha acceso un mutuo a inizio anno, con effetti concreti sia sulla rata mensile sia sul costo totale del finanziamento. Ma quanto pesa davvero questo cambiamento? E, soprattutto, quali conseguenze può avere sul bilancio delle famiglie italiane?

Il confronto tra febbraio e ottobre: mutui più pesanti fin da subito

La simulazione prende come riferimento un mutuo classico da 130mila euro e mette a confronto due momenti diversi dell’anno: febbraio e ottobre. Il risultato è eloquente. Chi sottoscrive il finanziamento a ottobre arriva a sostenere una spesa complessiva di 196.865 euro, contro i 187.765 euro di chi ha acceso il mutuo a febbraio.

La differenza non è marginale, soprattutto se si considera che la simulazione tiene conto di un portafoglio composto per l’85% da mutui a tasso fisso e per il 15% da mutui a tasso variabile, una distribuzione che riflette abbastanza bene le preferenze degli italiani in questo momento storico. Il dato più rilevante è proprio qui: il mercato non sta semplicemente diventando più caro, ma sta cambiando rapidamente, costringendo i futuri mutuatari a fare i conti con scenari meno prevedibili.

Tasso fisso e variabile: cosa succede davvero alle rate

Dietro l’aumento complessivo ci sono due fattori chiave: l’innalzamento dell’Irs, che influenza i mutui a tasso fisso, e la crescita dell’Euribor, il parametro di riferimento per quelli variabili. A questo si aggiunge la recente decisione della BCE, che ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base, contribuendo a raffreddare ulteriormente le condizioni di accesso al credito.

Nel caso dei mutui a tasso fisso, il cambiamento è immediato e ben visibile già al momento della firma. Il tasso medio sale infatti dal 2,982% di febbraio al 3,49% di ottobre, con la rata mensile che passa da 615 a 650 euro. Per chi sceglie questa formula, la certezza della rata resta un vantaggio, ma il prezzo da pagare è più alto fin dall’inizio.

Diverso il discorso per i mutui a tasso variabile, che seguono l’andamento del mercato con maggiore sensibilità. In questo caso, il tasso viene calcolato sommando uno spread alla base Euribor, cresciuta dal 2,58% al 3,24% tra febbraio e ottobre. L’effetto è un aumento della rata da 589 a 632 euro. La differenza, per ora, resta meno marcata rispetto al fisso nel periodo osservato, ma il trend va nella stessa direzione: verso l’alto.

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Famiglie sotto pressione: cosa aspettarsi nei prossimi mesi

L’impatto di questi numeri non riguarda soltanto i singoli mutuatari, ma più in generale la tenuta economica delle famiglie italiane. Roberto Anedda di Credipass ha sintetizzato così la situazione: “Gli scenari a medio termine prevedono un continuo aumento dei tassi d’interesse, e tutto ciò avviene in un contesto economico in cui le famiglie italiane non hanno ancora recuperato dalle precedenti fiammate inflazionistiche.”

Una frase che fotografa bene il momento. Da un lato ci sono rate più elevate e condizioni di accesso al credito meno favorevoli; dall’altro, c’è un potere d’acquisto ancora fragile, messo alla prova da spese quotidiane in crescita e da un clima economico generale poco stabile. In questo contesto, il rischio è una riduzione della domanda di mutui e, di conseguenza, una frenata del mercato immobiliare. Un primo segnale si sarebbe già visto nel calo delle compravendite nel secondo trimestre del 2026, dato che conferma come l’aumento dei tassi stia incidendo non solo sulle intenzioni delle famiglie, ma anche sull’operatività del settore. Se comprare casa diventa più costoso, è naturale che molti rinviino la scelta o rivedano al ribasso le proprie ambizioni.