I diversi ruoli in Europa

Le aree dominanti: Portogallo e Spagna

Il trattato di Tordesillas gli consentì di controllare i commerci e le linee di traffico per quasi tutto il ‘500, sino a quando l’intervento di altre potenze europee venne a modificare i rapporti.

I portoghesi si applicarono ai commerci con Africa e Asia; ma dovevano difenderli, come fecero, con un grosso sforzo militare, reso tanto più oneroso per la distanza dalla madre patria. In Africa e Asia essi tesero a costituirsi delle basi di riferimento per le necessarie soste delle navi e per raccogliere e immagazzinare le merci che dovevano essere difese.

Le spedizioni organizzate dal Portogallo duravano più di un anno, le navi partivano con carichi di minerali e metalli e monete; al ritorno avevano pepe e altre spezie. Con il progredire dei commerci, si ritrovavano in partenza anche oli, vini e tessuti e riportavano sete, profumi etc.

Sin dall’inizio il commercio portoghese con l’Oriente richiamò l’interesse di mercanti e banchieri europei, tra i primi gli italiani che erano presenti nelle spedizioni con gruppi guidati da fiorentini e genovesi, seguiti ben presto dai tedeschi.

Caratteristiche del tutto diverse ebbero i rapporti dei portoghesi col Brasile, importante fu il suo legno ed il relativo sfruttamento agricolo.

Si presentarono numerosi problemi perché i portoghesi non erano portatori di una cultura agricola, inoltre le popolazioni indigene non erano predisposte alle produzioni agrarie. Attraverso procedimenti complessi i risultati furono raggiunti con un sistema di concessione delle terre con il patto della messa a coltura e con la disponibilità di manodopera importata (schiavitù).

Fu individuata la produzione più confacente al territorio nella canna da zucchero, seguita dal cotone.

Ben diversa fu la complessa vicenda dell’espansione americana degli spagnoli, che si trovarono a realizzare un’opera di conquista e colonizzazione. L’aspetto che ha lasciato il segno è l’organizzazione dell’afflusso di metalli preziosi a Siviglia.

I primi prodotti furono ottenuti soprattutto dalle Antille. Fu il momento in cui dalla Spagna furono inviate partite di semi di cereali, agrumi etc. Dalle Antille le pratiche della coltivazione e dell’allevamento si trasferirono nel Continente. Dopo la conquista militare gli spagnoli dovettero confrontarsi con la necessità di arrivare ad un’organizzazione strutturata dei nuovi domini, sull’esempio dei modelli spagnoli.

Questo processo influenzò le caratteristiche degli uomini che emigrarono impegnando i sovrani spagnoli in un’attenta regolamentazione degli afflussi, senza dimenticare la Chiesa che aveva pur avuto parte nella promozione della scoperta e degli arrivi nel nuovo continente.

I primi europei arrivati avrebbero privilegiato la possibilità di acquisire domini fondiari. In parte si riprodusse in America lo schema della grande proprietà castigliana, determinando l’impiego della manodopera, che in un primo momento dovette essere garantita dagli abitanti originari e dopo dai neri africani. Il controllo rigido dei traffici impedì un afflusso massiccio e indiscriminato di mercanti, utilizzando delle licenze. Il controllo fu attuato anche nei porti americani. Nelle intenzioni degli spagnoli le navi mercantili da e per l’America avrebbero dovuto seguire rotte comuni e navigare in flotte che godevano della protezione delle navi da guerra, ma contrabbando e pirateria imperarono fra le due sponde dell’Atlantico.

Le aree in bilico: gli Stati italiani

La prima metà del ‘500 sarebbe stata segnata dalle crisi indotte degli eventi bellici e dalla caduta della produzione nei settori tradizionali come il tessile e quello manifatturiero. La seconda parte, invece, avrebbe visto una sorta di ripresa, che però si sarebbe scontrata con le modificazioni intervenute a livello europeo. La realtà dell’economia italiana del ‘500 si presenta estremamente diversificata.

La distribuzione della popolazione era diminuita nei centri cittadini, con meno botteghe specializzate, al punto che non solo non si riusciva a seguire l’evoluzione dei consumi interni ma neppure il flusso delle esportazioni. Nelle difficoltà generali, inoltre, si dovevano fare i conti con le spese belliche determinando un aumento del carico fiscale e dei costi di produzione, innescando così un circolo pericoloso che tendeva ad un aumento delle produzioni concorrenti. La crisi dell’organizzazione tradizionale non toccò però più di tanto la capacità di iniziative degli uomini di affari. Mentre l’Italia era praticamente a ferro e fuoco, gli uomini d’affari italiani si ritrovarono ad operano in tutto il mondo. Non per nulla ancora all’inizio del ‘500 si veniva in Italia ad imparare l’arte della contabilità e della mercatura. Gli uomini d’affari italiani si ponevano come interlocutori privilegiati per la collocazione di titoli del debito pubblico, soprattutto spagnoli e francesi.

Nell’ultimo quarto del secolo le galee genovesi si trovarono a controllare un traffico tutto nuovo: il trasporto di ingenti quantità di metalli preziosi che dalla Spagna veniva trasportato in Italia come effetto di complessi regolamenti finanziari.

In definitiva nell’Italia del ‘500 si manifestarono molte trasformazioni, che generarono un diverso equilibrio fra le regioni.

Nel settentrione alcune appaiono regredire, mentre altre, come Genova, conquistare un grande sviluppo.

Altre, come Venezia, conservarono un ruolo importante, mentre il mezzogiorno si ritrovò a pagare gli oneri imposti da Filippo II. Rimane un’area tradizionalmente debole nel Nord Ovest.

Le aree emergenti: Inghilterra e Paesi Bassi

Esse manifestarono un notevole salto di qualità, si affermarono nelle vicinanze più immediate centri commerciali rilevanti come Amsterdam, Brama e Amburgo. La loro collocazione sul mare del nord aveva consentito di usufruire di due grandi linee di comunicazione: verso il mare e attraverso i fiumi, verso l’interno. Quando i portoghesi iniziarono la loro attività con l’Oriente, ritrovandosi Lisbona in una posizione decentrata, furono obbligati a fare riferimento ai porti del mare del Nord e trovarono in Anversa il mercato ottimale.

Venne così creandosi un insieme di centri ove erano disponibili quasi tutti i prodotti oggetto dei traffici internazionali, i quali tolsero spazio a parte delle basi commerciali del mar Baltico e del Mediterraneo.

L’ultimo quarto del ‘500 vede così la decadenza di Anversa e la crescita di Amsterdam come centro principale delle attività economiche dei Paesi Bassi. Anversa era organizzata secondo la modalità antica dei vincoli imposti alle attività economiche dagli Stati centralizzati.

Amsterdam, invece, dava maggiori possibilità di azione con un atteggiamento più permissivo. La riforma protestante, vincitrice in Olanda, permise di raccogliere tanti personaggi allontanati dai paesi di tradizione cattolica.

Gli ultimi anni del ‘500 vedono gli olandesi impegnati nell’organizzazione di consistenti spedizioni verso le indie orientali.

Se i portoghesi avevano uno stretto controllo statale sulle spedizioni in Oriente, gli olandesi lasciarono spazio all’iniziativa privata.

Nei porti e negli empori d’Olanda era ormai possibile trovare tutte le merci oggetto di traffici marittimi.

All’inizio del secolo le statistiche ufficiali testimoniano che ormai i panni di lana avevano largamente superato, in peso, le quantità della lana grezza, soprattutto nella forma delle pannine. L’aumento della produzione di lana provocò conseguenze: da un lato le esigenze del pascolo avrebbero espanso il processo delle recinzioni, che avrebbero procurato l’espulsione dei ceti più deboli dalle campagne, dall’altro, ne sarebbe nato un aumento delle persone esposte ai rischi delle violente oscillazioni dell’occupazione delle attività manifatturiere.

Si sarebbero aggiunti la soppressione della proprietà ecclesiastica ed il mutamento dell’organizzazione delle aziende agrarie, con danno per i piccoli coltivatori. Più generale sarebbe stato l’incremento demografico.

Più tardi nacquero le organizzazioni stabili per i rapporti con l’Oriente e le Americhe, dove fu necessario approfittare delle difficoltà dei portoghesi e attaccare le posizioni spagnole. La flotta inglese era cresciuta tanto da intaccare il valore della sterlina, che subì una svalutazione che esercitò un effetto positivo sulle esportazioni inglesi (vedi Eco.Pol.II).

Verso l’America gli inglesi si mossero cercando di acquisire territori.

Verso la fine del ‘500 la marina inglese aveva assunto un ruolo fondamentale in tutti i mari e si avviò a divenire lo strumento decisivo dello sviluppo del paese. Tutta la politica economica fu tesa al protezionismo della produzione interna; la metallurgia conobbe un notevole aumento. Il problema del combustibile, stante la carenza di legname nell’isola, fu progressivamente risolto con l’utilizzo del carbone.

Le costruzioni navali furono incentivate. La grande espansione demografica provocò uno sviluppo dell’attività edilizia.

La vittoria inglese sugli spagnoli segnò l’inizio del declino della potenza marinara spagnola.

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