L’indicatore statistico

Fa riferimento a qualcosa di più complesso. Un indice è un indicatore. In realtà indicatore è un elemento di un insieme di indici, è qualcosa di più complesso, è qualcosa di sistemico. È un sistema di indici che prende il nome di indicatori. Quando parlo di misure indirette di fenomeni complessi, abbiamo un indicatore. È uno strumento di valutazione complessa di un fenomeno a cui si riferisce un certo legame con un referente concettuale che fa parte di un modello di ricerca e di uno schema interpretativo. Un indicatore rappresenta una statistica. A volte si parla di statistica come anche come indicatore. Le statistiche sul commercio sono indicatori sul commercio, le statistiche sulla disoccupazione sono indici e indicatori sulla disoccupazione, e così via. Un indice diviene indicatore quando la sua definizione e misurazione è collegata ad un obiettivo definito. Vediamo degli esempi. Come misuro la povertà? Prendiamo l’Africa. Posso misurarla in GDP (Gross Domestic Product). Posso fare il PIL procapite, PIL diviso per il numero degli abitanti. Oppure possiamo costruire un indice di povertà legato al grado di alfabetizzazione della popolazione, vedo qual è la percentuale di persone che sanno leggere o scrivere, oppure vedere l’aspettativa di vita. Queste mappe colorate, o graduate per livelli dell’indice, sono colorate dal più chiaro al più scuro. Il più scuro è il valore più basso. Bianco sono assenza di dati, marroncino chiaro valori piuttosto alti, Sud Africa, gradazione più scura per indicare un fenomeno più forte, intenso ma più basso. La povertà è più forte dove il reddito procapite è più basso. La povertà è più forte dove la percentuale di persone che sanno leggere e scrivere è più bassa, la povertà è più forte dove l’aspettativa di vita è più bassa. Sono misure e indici che singolarmente presi vanno ad analizzare aspetti differenti di un fenomeno che possiamo collegare alla povertà. Non ci dicono la stessa cosa, l’informazione non è la stessa. Sono collegati al medesimo fine, proviamo a ragionare in termini di povertà, ma non ci danno la stessa informazione perché le tre mappe sarebbero colorate allo stesso modo. L’informazione di questi tre indici è differente. Quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un indice per essere chiamato indicatore?

  • Esclusività. Dovrebbe essere non sostituibile con un altro indice per indicare lo stesso fenomeno sociale. Due indici che ci danno la medesima informazione? Posso vedere se c’è un indice comune.
  • Sensibilità. Dovrebbe essere in grado di esprimere l’intero fenomeno osservato e registrare tutte le variazioni del fenomeno stesso. Ci deve essere un legame lineare rispetto a ciò che viene misurato. Univocità. Interpretabile in modo non ambiguo rispetto alle direzioni delle variazioni. Se abbiamo una variazione negativa del reddito procapite? Dobbiamo aspettarci che corrisponda una variazione positiva della povertà. Non dobbiamo avere indici che abbiano una variazione non lineare.
  • Fedeltà. Dovrebbe imputare le variazione lungo il tempo a cambiamenti della realtà e non alla qualità della misurazione. È evidente, definito lo standard l’indice non dovrebbe essere soggetto a variazioni non imputabili ad altro che alla variazione del fenomeno sottostante.
  • Sintesi. Dovrebbe essere la sintesi di aggregazione di osservazioni parziali.
  • Finalizzazione dovrebbe essere correlato agli obiettivi dello studio.
  • Esaustività descrivere tutte le dimensioni considerate.
  • Significatività . Dovrebbe essere significativo relativamente alle unità territoriali considerate.

Le tre entità che descrivono il concetto di indicatore sono :

  • Comunicazione. Un indice è inutile se non trasmette informazioni. Se è difficile non serve. Deve essere bello, chiaro che uno lo vede e capisce cosa sia. Deve consentire la conoscenza da parte del fruitore dell’indicatore.
  • Semplificazione. Un indice che rende ancora più complessa la comprensione del fenomeno è inutile. Deve attuare una riduzione della complessità del fenomeno a vantaggio di una sua più facile comprensione. Ogni semplificazione, ogni sintesi dei dati porta ad una perdita di informazione. Quando abbiamo visto a statistica 1 la perdita di informazione, abbiamo parlato di perdite o misura del danno. Ogni sintesi porta ad una perdita di informazione. Tuttavia, in generale, è preferibile avere una modica perdita di informazione a vantaggio di una maggiore capacità comunicativa, e avere una maggiore informazione.
  • Quantificazione del fenomeno, per poter confrontare nel tempo l’andamento di questo indice e confrontarlo anche nello spazio.

Semplificare sempre? Ci sono due frasi, una assegnata ad Einstein: cercherò di rendere il discorso il più semplice possibile ma non oltre. Al di sotto di un certo livello di semplicità non posso andare sennò dico cose sbagliate. La seconda: non si può ammorbidire troppo il ghiaccio sennò si va ad ottenere acqua calda. Lo stesso per gli indici, giusto compromesso tra trasmissione e complessità delle informazioni raccolte. Per giocare a calcio, per esempio, possiamo dire che la terra è piatta. Per quello che dobbiamo fare, 150 metri di lunghezza del campo di calcio dire che la terra è piatta va benissimo. Se dobbiamo fare un viaggio aereo no. Da Parigi a NY non andate lungo il meridiano. Andate prima verso nord e poi si scende in giù. La rotta ortodromica è più corta della lossodromica. Gli indicatori possono non solo rappresentare un fenomeno, ma essere usati come criteri e metodi per arrivare ad una valutazione. Servono per prendere decisioni di politica e di gestione. Ecco che prima di decisioni, si va ad inserire una freccetta che si chiama valutazioni. Abbiamo la statistica ufficiale, da questa devo creare indicatori che permettano di effettuare valutazioni e al termine di esse prendo le decisioni. D’altra parte, un singolo indicatore pur se collegato ad un particolare bisogno conoscitivo, non è significativo in quanto fornisce una informazione utile per descrivere fenomeni complessi. Ciascuno di essi assume significato solo se inserito ad una struttura più ampia finalizzata alla conoscenza dei fenomeni di interesse. È il classico problema dei KPI (Key Performance Indicator). Forse li avete sentiti nominare in qualche altro corso. Si parla di deshboard di gestione aziendale. Dove per deshboard si intende un cruscotto con un foglio, fatto in Excel, in cui avete fatturato ultimo mese, ordini ricevuti nell’ultimo mese, variazioni rispetto a ultimo mese, mese precedente, merci in magazzino. Variazioni in un unico foglio in cui ci sono indici ed indicatori in cui trovate i KPI. Si parla di sistemi concettuali. Adesso vedremo che si usa un sistema complesso di definizioni e concetti che andiamo ad elaborare.

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