Fonti statistiche ufficiali

Tutti voi avrete dato istituzioni di diritto privato e pubblico. Quando l’ho fatto io tra le primissime lezioni si parlava di fonti del diritto, dove c’erano tutte le leggi dai regolamenti alla Costituzione. Perché abbiamo sempre bisogno di sistemi di riferimento dai quali tutto discende. Le fonti statistiche perché sono chiamate fonti? Sono un’origine di informazione, non solo, di conoscenza per poter prendere delle decisioni. Se prendo un dizionario qualsiasi, vediamo che le fonti statistiche sono il principio da cui qualcosa emana o proviene direttamente (Devoto 1971). Ecco che le fonti che forniscono l’informazione statistica sono un principio. Abbiamo bisogno di informazione statistica per prendere coscientemente delle decisioni. Il comune di Genova apre l’asilo nido in Via della Maddalena. È scelta corretta? Devo conoscere i possibili fruitori del servizio. Oppure tra 15 anni si pensa che la popolazione anziana sia di più; allora ci si pone la domanda: di quanto crescerà la popolazione anziana tra 15 anni a Genova? Gli ultra 65 anni sono il 25% a Genova, tra 15 anni il 33%, 1/3 della popolazione a Genova sarà ultra 65 anni. Questo ha diverse implicazioni. Bisogna prevedere servizi per anziani. Tra 35 – 40 anni, queste persone moriranno. Varie caratteristiche: tante case rimarranno vuote. Al contempo abbiamo i flussi migratori. Ora abbiamo 40 mila stranieri regolari a Genova a fronte di una popolazione di 600 mila abitanti. Tra 15 anni saranno 140 mila. Questi migrati, tendenzialmente giovani, porteranno con sé aspetti di natalità, aspetti di malattie ed esigenze sanitarie relative alla maternità, molto meno frequenti nella popolazione di cittadinanza italiana attuale, sono considerazioni fatte sulla base di numeri e proiezioni demografiche cittadine. I dati rappresentano l’informazione statistica delle decisioni pubbliche per queste ragioni. Ci devono aiutare a capire le esigenze opportune da soddisfare, capire come soddisfarle e dove andarle a soddisfare.

Per esempio nel 1990 la maggior parte degli stranieri a Genova risiedeva in Portoria, adesso la popolazione straniera si sta diffondendo su tutto il territorio, alcune etnie si concentrano maggiormente in alcuni quartieri, esempio Sampierdarena. Quali sono le esigenze degli stranieri e bisognerà fornire risposte adeguate. Tanti latino americani a Sampiedarena? Personale che sappia parlare spagnolo. Zone con più comunità slave qualcuno che conosca la lingua slava, magari uno straniero che abbia acquisito la cittadinanza italiana.

Avere la conoscenza dei dati permette di prendere decisioni opportune. Permette di misurare i fenomeni e vedere come si evolvono nel tempo. Se decidiamo di attuare politiche per la famiglia o natalità a Genova bisogna aspettare a dire poco 9 mesi, ma ragionare su un periodo più lungo. Monitorare le nascite nel tempo e vedere se le politiche a favore della natalità, attuate in città, favorendo asili nido e l’inserimento scuole materne, se queste operazioni, politiche, hanno dato dei risultati. Come facciamo a misurare i risultati? Con i, confrontando la situazione prima e dopo la cura, e tenendo conto del legame che questi fenomeni possono avere con altri fenomeni, come per esempio i cicli economici.

Noi abbiamo bisogno di queste informazioni perché il decisore pubblico ne ha bisogno e il cittadino deve conoscere il proprio paese. Si sta sviluppando a livello internazionale un dibattito sugli open data (dati liberi), è considerata nuova forma di democrazia partecipativa. Io voglio essere in grado di sapere le informazioni attraverso le quali la mia amministrazione locale e nazionale prende le decisioni. È come ricevere busta paga senza sapere quanto c’è dentro: stipendio lordo, trattenute, ferie, permessi, netto, eccetera. Conoscere è una forma di democrazia, è quasi trasparenza.

Si sta aprendo il dibattito sulla questione della Polverini in Lazio. Nascondere i dati è sempre una fonte di dubbio, nascondere i bilanci dei partiti è fonte di dubbio. È diritto del cittadino sapere, avere informazioni per sapere come gli amministratori pubblici hanno agito. Piano piano si sta andando sempre di più verso una logica di diffusione libera dei dati.

Ma chi produce questi dati? Un discorso è se l’ISTAT pubblica dati sulla disoccupazione, sono quelli che usa il governo. Altro discorso i dati che pubblica la CGIL, i sindacati, possono essere più accurati perché l’indagine effettuata da questi enti è stata fatta meglio. Ma abbiamo due indagini che forniscono risultati differenti. La domanda che ci si viene a chiedere è quale delle due fonti è attendibile? Con quali strumenti i dati sono nati? L’obiettivo di questa parte del corso è fare un po’ di chiarezza su quelle che sono le fonti statistiche ufficiali. Non vuol dire che le fonti statistiche non ufficiali operino male e i dati siano sbagliati. Questo no. Vedremo che ci sono enti preposti alla produzione dei dati e la loro disseminazione e diffusione di questi dati è quella che maggiormente viene utilizzata per prendere decisioni di tipo economico politico e sociale. Queste fonti che producono informazione statistica, questi enti che producono dati che rappresentano informazione, possono essere suddivisi in tre grosse aree, o meglio secondo tre criteri:

  1. Natura dell’ente;
  2. Scopo della Rilevazione;
  3. Territorialità

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