La teoria della funzione di produzione aggregata e la teoria dominante

la teoria della funzione di produzione aggregata dice: il processo produttivo si può fare con certi fattori produttivi (capitale e lavoro) e a partire da certe conoscenze tecnologiche. La produzione può avvenire a coefficienti fissi o variabili. Harrods ha scoperto che a differenza della t di K che prevedeva in virtù el principio della domanda effettiva il fatto che l’offerta aggregata si adeguasse al valore della domanda aggregata e avesse quindi trovato i tre livelli di reddito, lo scopo ella politica economica era avvicinare la domanda a produzione di massima occupazione, gli strumenti sono politica monetaria e politica fiscale. Harrods che quasi contestualmente si era preoccupato del ciclo economico nel 1936 pubblicherà il suo the trade cycle nel quale cercava di mostrare come se si vuole avere una teoria dinamica occorre far riferimento ai tassi di crescita. Ci sono due problemi: ciclo e conoioniia (viene fuori dalla diff tra tasso garantito ) e disoccupazione involontaria. Ha messo in evidenza che accettando la sua teoria il sistema economico è intrinsecamente instabile e il sistema non ha meccanismi di autoregolazione tale da riportarlo sul sentiero ottimale.

La teoria dominante è quella liberista che dice che il mercato si autoregola col meccanismo dei prezzi.

Solow: supponiamo che sistema economico possa essere rappresentato da funzione di produzione aggregata. Il reddito dipende da capitale, lavoro e progresso tecnico. i fattori sono moltiplicati per delle elasticità gli esponenti. Supponiamo che non ci sia progresso tecnico, lo stock delle conoscenze tecnologiche è sempre lo stesso, allora posso dargli qualsiasi valore. Appartiene alla classe delle funzioni omogenee: se moltiplica K,L,T per j allora.

Y/L è la produttività del lavoro quindi è il prodotto per addetto. Quindi il prodotto per addetto dipende dal capitale per addetto che è il grado dell’intensità di capitale cioè quanto capitale è in dotazione a ciascun lavoratore. 1/v è il reciproco del coefficiente capitale prodotto, se rimane costante è uguale all’ICOR. Più aumenta il grado di intensità di capitale più il rapporto 1/v tende a diminuire.

Il reciproco v varia al variare dell’intensità di capitale.

Il tasso di Harrods che è s/v allora lo riporta nel grafico e dimostra che varia al variare dell’intensità di capitale, attraverso il meccanismo della variazione dei prezzi. Ho eliminato il problema dell’instabilità. Non ho più quel problema. Però abbiamo usato la funzione in assenza di progresso tecnico.

Allora ci metto anche il progresso tecnico. Il tasso di crescita della produttività diventerà intensiva: siamo passati dall’espressione. Elasticità parziale del capitale è alfa.

Innovazioni esogene: il progresso tecnico è la manna che scende dal cielo, non dipende da quanto investo in R&D. Diffuse: si appiccano come dei numeri alle unità produttive.

Abbiamo ottenuto una relazione che ci consente di scomporre il tasso di crescita nelle sue componenti. L’economia potrà crescere anche se i fattori produttivi non crescessero. Ho sempre lo stesso numero di occupati, lo stesso numero di capitale ma il progresso tecnico mi ha permesso di farli rendere di più.

La produttività dipende da quelle due cose. Il progresso tecnico e l’altro. Se a e b sono 0 allora torno a quello senza progresso tecnico.

Parliamo di innovazioni esogene, diffuse e se il progresso tecnico assumesse proprio questa forma allora il tasso di crescita poi qualcuno gli ha fatto notare (crescita uniforme: capitale cresce come reddito e come lavoro; quasi uniforme: capitale cresce come reddito ma lavoro ha percentuale diversa).

Qualcuno ha dimostrato che prendendo le ipotesi alla base della teoria di Solow non si riscontra nella realtà.
Peccato che non è vero che le quote distributive sono costanti. Variano nel tempo le quote distributive e quindi il processo di aggiustamento portato dalla teoria di solow non funziona. Tutte queste conclusioni valgono quando ci sono rendimenti di scala costanti.

Abramiviz all’inizio degli anni 60 si è interessato a FPA e ha cercato di calcolare la TFP e ha scoperto che l’80% deriva da TFP e quindi significa che la teoria non spiega niente.

Poi arriva Dennison: scrive un libro che indaga perché i tassi di crescita dei paesi differiscono.
Attraverso manipolazioni sui dati è riuscito a scomporre il residuo in ciò che dipende da tutta una serie di elementi che hanno preso il nome di contabilità della crescita che è l’esercizio con il quale si è cercato di scomporre il residuo (TFP) in tutte le sue componenti. Ci sono motivi più che abbondanti per dire che questa teoria non spiega bene.

A partire da studi di A e D e anche Kaldor.
Le tre fasi delle sue teorie:
I fase: il problema sembrava essere quello di risolvere il problema del ciclo che è uno dei due problemi sollevati da Harrod, quando c’era differenza tra tassi che devo vedere negli appunti. II fase: quasi tutti i lavori di questo periodo sono una opposizione alla teoria di Solow. III fase: teoria che non è mai riuscito ad elaborare in un modello.

Lasceremo perdere la prima fase e ci concentreremo solo sulla seconda, nella quale darà risposta a quesito di hd partendo da ipotesi di partenza molto diversa da quelle di Solow. K dice che il modello non può essere calato dall’alto perché è traduzione delle ipotesi di una teoria attraverso un linguaggio simbolico. Fatti stilizzati sono regolarità empiriche e la teoria deve essere confrontabile con quei fatti stilizzati.
1) è continua ma non regolare perché ci sono i cicli. È continua in media.
2) dotazione di capitale per ciascun lavoratore. Il ritmo di crescita di K è maggiore del ritmo di crescita di L perché il grado dell’intensità del capitale cresca.
3) allora il capitale e il reddito crescono più o meno allo stesso tasso, ma entrambi crescono ad un tasso superiore a quello del lavoro.
4) se guardiamo a livello spaziale tra paesi e regioni un paese cresce più velocemente di altri.
I fatti stilizzati alla fine si riducono a 2 o 3. le condizioni di crescita sono quasi uniformi e ci sono differenze nei tassi di crescita del reddito tra i vari paesi.
S (risparmio) = s (percentuale di guadagni del lavoro che il lavoratore risparmia) * W + s * P

Se propensione al risparmio dei lavoratori è uguale a quello dei capitalisti allora si torna alla concezione di Keynes del risparmio. Ma lui ha l’intuizione di dire che le due propensioni al risparmio sono diverse.
Keynes scopre che la propensione al risparmio è variabile in base alle quote distributive (diverso da Solow).

A differenza della soluzione di Domar, lui dice che il tasso di crescita del reddito dipenderà dalla quota dei profitti sul reddito. Ha trovato una relazione che esprime il tasso di crescita dell’economia come una funzione crescente del tasso di profitto.

Emerge quel tasso di profitto che permette una crescita al livello della crescita potenziale.

Poi K si disinnamora della soluzione che aveva trovato. Nel frattempo K era diventato un consulente di molti paesi in via di sviluppo e ha visto che quelle teorie non spiegavano bene lo sviluppo economico.

Lui era affascinato nel trovare le regolarità empiriche e le sue tre leggi nascono da queste. Lui aveva i dati di 11 paesi. 1. Il tasso di crescita di un’economia dipende dalla forte crescita del settore manifatturiero. 2. il settore manifatturiero è il motore dello sviluppo economico. Il tasso di crescita del reddito è la media ponderata dei tassi di crescita dei singoli settori moltiplicati per il loro peso.

Nel settore manifatturiero ci sono le innovazioni quindi il progresso tecnico ed è grazie a questo che riesce a crescere a ritmi superiori degli altri oltre per il fatto che ci sono rendimenti di scala crescenti. Se dipende dal tasso di crescita della produzione manifatturiera allora è endogena. z è il tasso di crescita della produttività del lavoro forse. Il settore manifatturiero è il motore dello sviluppo economico. Questo ci dicono le prime due leggi. 3. tirar via occupati dal settore agricolo fa alzare la produttività nell’agricoltura, e portarli nel settore manifatturiero fa aumentare la produttività globale. Questo visto che i rendimenti di scala nell’agricoltura sono decrescenti, manifatturiera è crescente, terziario è decrescente o costante.

Allora la crescita può essere circolare e cumulativa. Il tasso di crescita di un paese dipende dalle esportazioni quindi si innamora delle teorie di export led.

Se i salari crescono ad un tasso superiore alla produttività allora i prezzi crescono.
Il tasso di crescita della produttività dipende dal tasso di crescita del reddito.
Credo sia importante la penultima relazione.

Circolare e cumulativa: chi cresce di più cresce ancora di più.
Il responsabile della circolarità del processo è il coefficiente di Verdoorn.

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