Indicatori dello sviluppo economico

La popolazione mondiale quasi 7 miliardi. Di questi poco meno di un miliardo vive in paesi a basso reddito e un reddito di poco più di un euro al giorno. 4 miliardi e mezzo di persone vivono in paesi a medio reddito di 6 dollari al giorno ed è il 70% della popolazione mondiale. Un miliardo vivono nell’alto reddito con 70 dollari. Gli economisti hanno trovato un sistema per uniformare il potere d’acquisto (con meno moneta in Mozambico si vive ugualmente). L’Europa è più grande degli USA e gli americani cercano di mettere i bastoni tra le ruote agli europei perché in caso diverso gli europei potrebbero diventare la prima potenza economica mondiale e la terza demografica. I tassi di crescita, in generale, sono piccoli e occorre sapere valutare bene la situazione: il 70% del tasso di crescita ci dice quanti anni ci mette un certo aggregato a raddoppiare. Se la popolazione cresce del 2% ci metterà 35 anni a raddoppiare. La Nigeria in meno di 20 anni raddoppierà la popolazione. Questo quindi spiega perché gli USA mettano i bastoni tra le ruote ai meccanismi d’integrazione europea. La Cina cresce a nove volte la velocità della Germania. Le economie a reddito basso sono quelle caratterizzate da un’economia agricola. Le economie a reddito basso, infatti, producono beni agricoli, le economie con reddito medio producono beni industriali ed, infine, le economie con un reddito alto producono i servizi: tutto questo provoca uno sviluppo con delle modificazioni strutturali. In Italia la grande crescita è avvenuta dopo gli anni 50 per poi calare negli anni successivi. Dobbiamo capire perché è successo questo, da cosa è composto il motore della macchina e a che velocità può andare il declino dell’economia. Cioè, si deve capire la differenza tra la teoria dello sviluppo e la teoria della crescita; ma prima di ciò bisogna sapere cos’è una teoria.

Una teoria è un insieme d’ipotesi circa il modo in cui si ritiene che funzioni un certo aspetto della realtà. Siccome la produzione richiede tempo e le imprese devono decidere la quantità da produrre con anticipo rispetto a quello che il mercato possa richiedere; le aziende pertanto possono trovarsi ad avere prodotto troppo o troppo poco quindi si verifica un problema di variazione delle scorte. Siccome, come detto in precedenza, produrre richiede tempo è l’offerta aggregata che si adegua alla domanda aggregata e non viceversa. L’offerta aggregata è un concetto ex post, cioè il suo valore diventerà noto solo al termine del periodo considerato, occorre esprimere in valore i dati dell’offerta aggregata, non si tratta di sommare litri di vino e quintali di carne, ma occorre esprimere il PIL in termini monetari, quindi di prezzi. Può succedere che il PIL sia aumentato perché sono aumentati i prezzi essendo che il PIL è il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un paese in un dato periodo di tempo, allora ci si è inventati il PIL reale che prende i prezzi di un anno base e questo permette il confronto temporale. Essendo le due teorie empiriche occorre confrontare dati confrontabili, quindi, i dati devono essere espressi in termini reali depurati, cioè dalla variazione dei prezzi. Il PIL è un valore dei beni e dei servizi finali, considera gli aggregati della macroeconomia, che sono gli operatori di spesa che, a differenza degli agenti della microeconomia (gli agenti della microeconomia sono tanti, quelli della macroeconomia sono 4 perché la macroeconomia considera degli aggregati di beni eterogenei, mentre la curva di domanda si fa in riferimento a un solo tipo di beni), formano il prodotto nazionale vendibile. Se contiamo automobile più pneumatici Pirelli contiamo i pneumatici due volte. Sono finali perché sono acquistati dai consumatori finali che sono quelle 4 categorie della macroeconomia.

L’offerta aggregata, invece, è quella del prodotto dalle imprese e non è detto che coincida e per essere uguale probabilmente si muovono le scorte e capisco se ho prodotto troppo o troppo poco. Il principio della domanda effettiva è la visione del mondo in un’ottica macroeconomica e che pone l’accento sulla produzione. Antagonista a questa visione è quella neoclassica che pone l’accento sul momento dello scambio. Nell’economia del mercato del villaggio, la variazione dei prezzi è il meccanismo che porta in relazione domanda e offerta, nella teoria macroeconomica è, invece, la variazione della quantità attraverso le scorte. A seguito di Keynes, che ha inventato la contabilità nazionale, la teoria del consumo, la teoria dell’investimento, Keynes ha partecipato alla messa appunto degli accordi di Bretton – Woods e la stabilità dei cambi ha permesso il forte sviluppo anni dal 1950 al 1970 poi si è passati a cambi flessibili e questo lascia aperta la porta alla speculazione sulle monete. Nessun paese piccolo, come l’Italia, può resistere all’attacco della speculazione internazionale perché ci sono finanzieri che muovono quantità enormi di denaro.

Successivamente si è andati verso l’euro perché i cambi flessibili mettevano in crisi le quote di finanziamento europee per i coltivatori quindi si è formato un nuovo sistema di cambi fissi creando l’euro. La Cina e l’India sono le due nuove superpotenze e la Cina ha tantissimi dollari. La Cina ha creato il fondo sovrano che gestisce le risorse finanziarie che risultano dall’eccedenza tra esportazioni ed importazione e si comprano le economie cioè case e fabbriche a New York, in Italia, in Germania.

Non sono sinonimi di crescita e di sviluppo, non esiste la teoria vera perché se vengono smentite le ipotesi che stanno alla base essa crolla. Dopo la seconda guerra mondiale, la biforcazione tra la teoria dello sviluppo e la teoria della crescita economica; si dovranno analizzare separatamente le due teorie, perché vogliamo capire bene e la separazione passa attraverso il fatto che le teorie della crescita sono uniformi, mentre le teorie dello sviluppo economico sono caratterizzate da mutamenti strutturali. Questi mutamenti dovrebbero essere uniformi: tutti i settori crescono mantenendo invariate le proporzioni. La torta è divisa in tre poi cresce e tutti hanno la stessa quantità rispetto agli altri. Invece lo sviluppo il settore agricolo ha ceduto quota al manifatturiero e rosicchia valore aggiunto all’agricoltura. I settori crescono a diversi tassi e questo è determinato dal tasso del progresso tecnico. La questione demografica, la questione dell’eco-compatibilità dello sviluppo, la questione della povertà sono, infatti, questi i temi principali dello sviluppo economico.

Madison è l’autore che ha guardato indietro e ha cercato di capire cos’è successo nel passato. Il reddito è cresciuto nel periodo industriale del 2,5% quindi in 28 anni. Ogni 28 anni raddoppia l’aggregato. Durante il periodo mercantile il reddito raddoppiava ogni 116 anni. Il reddito pro capite è il PIL/popolazione, cioè la capacità di spesa media di un abitante che vive in quel sistema economico. Il reddito pro – capite risente della velocità a cui va la macchina economica al numeratore e della velocità a cui va la macchina demografica al denominatore. Il reddito pro – capite rimane immutato quando i tassi di crescita economica e demografica crescono alla stessa velocità.

Dal 1900 i tassi di crescita economica e demografici sono cresciute a tassi intorno al 3%. È la crescita più grande di sempre è la golden age dello sviluppo. Se si guarda tra i paesi si vede che l’Italia e il Giappone hanno fatto catching up. L’europa occidentale nel 1820 aveva un redito pro – capite di 1.292 € e nel 1992 lo stesso è salito a 17.384 €, ciò significa che è stato moltiplicato per 13 volte mentre la popolazione è aumentata solo di tre volte. Quindi, il reddito pro – capite è cresciuto molto. Per quanto riguarda le regioni occidentali d’oltre oceano, la popolazione è aumentata moltissimo e questo significa che c’è stato un fenomeno migratorio enorme. L’emigrazione europea è stata pari a 70 milioni.

Esiste una teoria vera per capire la democrazia? No. Esistono teorie alternative e talvolta complementari. Perché non esistono risposte semplici a problemi complessi. Ciascuna teoria ha anche un campo di applicazione ristretto.

Come si costruisce un modello?

Modello: la bomba demografica, termine introdotto in anni 70 quando popolazione ha subito un’accelerazione (tassi di crescita che aumentano) notevole, le decelerazioni provano, invece, una diminuzione dei tassi di crescita. Questo aspetto lo si può vedere nella rivoluzione agricola: cioè una forte accelerazione, infatti l’uomo si dota delle risorse per sfamare o per trasformare l’energia e ha trovato il modo per rendere efficiente , col bue e cavallo tira fuori tantissimo grano, più che con la zappa. Ora da cavallo a cavallo vapore e poi dopo la Seconda Guerra Mondiale da cavallo vapore a energia nucleare. Tutto comincia con la rivoluzione industriale del 1750. Nel 1804 la popolazione era di 1 miliardo, 2 miliardi nel 1927, 3 miliardi nel 1960, 4 miliardi nel 1974 cioè raddoppiato in meno di un secolo, 5 miliardi nel 1987, 6 miliardi nel 2000, 6,7 miliardi nel 2008. Poi, dalle previsioni fatti dai vari studiosi, diventerà stazionario intorno al 2050.

Come si fa per prevedere la popolazione?

Metodo empirico: la popolazione è uno stock, tutti gli stock si alimentano con uno stock in entrata (numero dei nati) e uno stock in uscita (numero dei morti). Popolazione totale = popolazione t-1 + numero dei nati – numero dei morti. L’incremento è la velocità con cui si muove la “macchina demografica”. Se ho una popolazione nel 2003 di 6,273 * 1% ottengo la popolazione del 2004. Poi la popolazione del 2004 *1%= popolazione del 2005 e così vi sino all’anno 2008. L’1% è l’incremento medio annuo che comunica la banca mondiale. Relazione di definizione (Pt = Pt-1 + delta P) ipotesi di comportamento (deltaP = p * Pt-1). La traduzione in simboli delle ipotesi che, secondo me, consentono di spiegare il fenomeno in esame è la seguente: Pt = P0 * (1+p) ^ t. Da qualunque momento posso avere un anno qualunque. Deve essere giusta la popolazione iniziale e il tasso di crescita. Ma viene un modello esponenziale. La stazionarietà significa tasso di crescita vicino allo 0 (questo è successo fino al 1750). Se N = M la popolazione rimane costante. Devo spiegare perché subito è stabile poi forte accelerazione poi torna stazionario. Da molto prossimo allo 0% fino al 2,7%, poi dagli anni 70 decelerazione fino a popolazione limite (non esiste perché magari uomo inventa qualcosa per economizzare l’energia e può aumentare ancora).

Per migliorare il modello occorre vedere cosa influenza il tasso di crescita. La popolazione limite è intorno agli 11 miliardi. Il controllo della popolazione è possibile solo se lo stato ha il controllo del territorio (nessuno si fida di nessuno in Cina, nel caseggiato c’è di sicuro una spia del regime). Questo significa che dovrei disporre di qualche ipotesi su come funziona il tasso di crescita. Voglio trovare quando la popolazione cresce e diminuisce. Per elaborare una teoria bisogna applicarne altre ed effettuare dei cambiamenti. Teoria degli stadi: ipotizza (parte dal presupposto) che dobbiamo spiegare il tasso di crescita della popolazione. Si può dimostrare che il tasso di crescita della popolazione è uguale al tasso di natalità meno il tasso di mortalità. Allora se il tasso di crescita é quel p = n – m pertanto n = N / popolazione; pertanto si può suddividere la storia in stadi: I stadio: alta mortalità e alta natalità rimane stazionaria. Si impenna nel 1800 grazie ad una grandissima innovazione, cioè le fognature a Londra che hanno consentito di abbattere tasso di mortalità. E per un certo periodo di tempo, la natalità è rimasta invariata rispetto al I stadio. Nel terzo stadio le donne si fanno furbe: non vogliono più fare 10 figli. Con passaggio dalla civiltà industriale al terziario questo ha comportato profonde trasformazioni etiche sul ruolo della famiglia, della donna. La natalità si riporta in linea con il tasso di natalità del II stadio se non su livelli più bassi. Poi si riallinea. Questa teoria spiega abbastanza bene l’evoluzione demografica. Quindi, il modello ha un campo di validità limitato. Ma quel modello è potentissimo perché è un esempio di modellino dinamico. Nella statica le variabili non hanno il pedice tempo. Harrod dice che occorre arrivare ad una teoria più dinamica: le variabili sono datate e la datazione consente di avere modelli discreti (1, 2, 3, 4) oppure continui (tutti i numeri che ci sono tra 1 e 2). Se vogliamo parlare della teoria della crescita facciamo riferimento alla scala dell’anno. Potrei mettere PIL Stati Uniti * il suo fattore di crescita = PIL Cina * il suo fattore di crescita e poi risolvo secondo t (uso la formula del modello). I dati sulle migrazioni anticipano il ciclo economico cioè ci si muove verso dove ci sarà forte crescita. La diminuzione della popolazione in Liguria dimostra che è diminuita la crescita (300.000 persone che non si vestono, non mangiano, non comprano servizi). L’andamento della popolazione è endogeno rispetto all’andamento dell’economia.

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