Lo sviluppo economico sostenibile

Grande rilevanza nel dibattito sulla protezione ambientale è la presunta incompatibilità tra la qualità dell’ambiente e lo sviluppo economico.

I limiti allo sviluppo

Le tesi malthusiane prevedono un contrasto tra andamento lineare della produzione e andamento esponenziale della popolazione. Secondo Malthus, l’aumento della popolazione era alla base della diminuzione del reddito pro-capite e una popolazione incontrollata tende a crescere in progressione geometrica o esponenziale, ma ogni membro avrebbe a disposizione meno terra e risorse, fino ad un livello minimo. Egli non prendeva in considerazione il ruolo importante dell’innovazione tecnologica e l’effetto che questa può avere sullo spostamento della frontiera delle possibilità produttive, trascurando la teoria della transizione demografica che mette in evidenza il processo di diminuzione della popolazione in conseguenza dell’aumento del tenore di vita e dei salari. Le nuove teorie riformulano queste ipotesi:

  • L’impiego di molte risorse essenziali e la produzione di molti tipi di inquinanti hanno già superato i limiti sostenibili, a cui farà seguito un declino incontrollato della produzione industriale, del consumo di energia e della produzione di alimenti pro-capite. Questo nel ’91…
  • Questo declino è inevitabile, a meno che non vi sia una revisione complessiva delle politiche dei consumi. Comporta anche, però, un aumento veloce dell’efficienza con la quale materiali ed energia vengono usati.
  • Una società sostenibile è ancora possibile.

Fasi:

  1. Società pre-industriali: tassi di natalità e mortalità alti fanno crescere poco la popolazione.
  2. Sviluppo economico: tassi di mortalità più bassi, ma natalità elevata.
  3. I problemi economici inducono le coppie a desiderare famiglie meno numerose (oggi)

Le teorie neoclassiche dello sviluppo

Le tesi precedenti di tipo neomalthusiano non vengono unanimemente condivise. Poiché l’ambiente è un bene superiore, la domanda nei suoi confronti aumenta all’aumentare del reddito, per cui affinché ci sia una elevata qualità dell’ambiente occorre un elevato livello di benessere e tasso di crescita. Sembra che più una società si sviluppa più cerca di salvaguardare l’ambiente. Verifiche empiriche sembrano confermare che i paesi con politiche ambientali migliori siano quelli con un reddito pro-capite maggiore. La tesi è spiegata dal seguente grafico: l’impatto sale, raggiunge un massimo e poi scende.  È la curva di Kuznets ambientale: Sulle x = reddito pro-capite; Sulle y = impatto ambientale pro-capite. Inizialmente l’incremento del PIL, dovuto allo spostamento della forza lavoro dal settore agricolo a quello industriale, causa un aumento dell’inquinamento; poi si sviluppa il terziario e sale la domanda nei confronti del bene ambiente; infine, il terzo fattore è connesso al progresso tecnologico e, quindi, all’introduzione di tecnologie pulite. In ultima analisi, le contrapposizioni tra neomalthusiani e neoclassici ruotano attorno alla sostituibilità delle risorse della tecnologia.

Lo sviluppo economico sostenibile

Il nuovo modello economico derivato da quanto appena esposto prende in considerazione la compatibilità tra attività economiche e ambiente naturale. Avere una crescita che duri nel tempo è possibile purché si tenga conto dell’interdipendenza tra essi. Il concetto di sviluppo sostenibile comprende anche finalità sociali, di giustizia redistributiva, di equità intergenerazionale. Per sviluppo economico si intende infatti l’insieme delle modifiche riguardanti non solo la struttura economica, ma anche quella sociale e istituzionale: le modifiche sono qualitative e quantitative (PNL). La sostenibilità:

  • Integrazione della dimensione economica, sociale e ambientale dello sviluppo.
  • Attenuazione degli squilibri tra aree economiche e garanzie per le generazioni future.
  • Considerazione dello sviluppo sia a livello globale sia a livello locale.
  • Coinvolgere i vari attori costituenti la società nella definizione degli obiettivi e delle priorità da perseguire.

La sostenibilità dello sviluppo economico e la sostituibilità delle risorse

Il riconoscimento che le generazioni future debbano avere le stesse opportunità di quelle presenti comporta una serie di obbligazioni o vincoli intertemporali che possono assumere varie forme e che riguardano il concerto di capitale utilizzato nell’ambito del processo produttivo e la sostituibilità tra i fattori della produzione. In genere lo sviluppo economico dipende dallo stock totale di capitale. La sostenibilità mette l’accento sulla sua composizione (naturale, umano e prodotto) e, quindi l’equità intertemporale può assumere varie configurazioni:

  • utilità non decrescente nel tempo: perché ci sia sviluppo sostenibile il benessere di una data popolazione in termini di utilità dovrebbe essere almeno costante nel tempo e, preferibilmente, crescente. L’utilità o il benessere dipendono dal consumo di beni e servizi e dalla qualità dell’ambiente (Pezzey,1989).
  • Consumo non decrescente nel tempo: si basa sui modelli neoclassici di crescita ottimale. È un’idea restrittiva, dato che gli individui ricavano benessere dal consumo di beni e servizi prodotti (Solow, 1986). Le condizioni in base alle quali il criterio del consumo costante può esser realizzato ruotano attorno a una regola di risparmio detta regola di Hartwick: essa stabilisce che se le rendite ottenute dallo sfruttamento delle risorse esauribili vengono risparmiate e, quindi, investite interamente in capitale riproducibile allora, sotto certe condizioni, il livello di produzione e consumo rimarrà costante nel tempo. L’idea di Hartwick implica che si abbia una compensazione, ma è basata su ipotesi molto restrittive: l’esigenza che le riserve vengano sfruttate in modo efficiente e che esista sostituibilità tra le risorse non rinnovabili e il capitale umano.
  • Stock totale di capitale (ricchezza) non decrescente: questa definizione è connessa con il mantenimento di opportunità e consiste nel permettere alle generazioni future di avere la stessa scelta di quella presente. Molti economisti neoclassici hanno avanzato l’idea che la tecnologia è in grado di allontanare il vincolo delle scarsità di risorse. Infatti, numerosi studi hanno evidenziato che il consumo di risorse per unità di prodotto nazionale lordo è diminuito in maniera considerevole nel corso di questo secolo in molte economie dell’occidente industrializzato.
  • Stock di capitale naturale (ambiente) non decrescente: la differenza rispetto alla definizione precedente è che la prima attribuisce importanza a tutto il capitale mentre la seconda evidenzia il ruolo del capitale naturale.

Lo sviluppo sostenibile debole

A seconda della possibilità di sostituire le risorse si hanno vari gradi di sostenibilità. Il concetto di sostenibilità debole implica la perfetta sostituibilità tra le varie forme di capitale, quello naturale e quello manufatto, non considerando l’esistenza di servizi vitali svolti dal capitale naturale e non sostituibili dal capitale manufatto. In base a questa interpretazione è lo stock totale di capitale che non deve diminuire. Poiché l’ipotesi principale che sta alla base della sostenibilità debole è che le due forme di capitale siano dei perfetti sostituti, è irrilevante che il capitale naturale diminuisca, purché un ammontare equivalente di capitale prodotto dall’uomo sia in grado di rimpiazzarlo. Occorre assicurare alle generazioni future un flusso di reddito almeno costante. Secondo Solow (1986), supponendo una perfetta sostituibilità tra le varie componenti del capitale, occorre assicurare alle generazioni future un flusso di reddito almeno costante, indipendentemente dalla forma in cui il capitale viene conferito. La società nel suo insieme può migliorare le proprie condizioni mediante lo sfruttamento delle risorse naturali e dei beni ambientali, a condizione che utilizzi i provenienti di tale sfruttamento per costituire uno stock di altri beni. Pertanto, lo stock di beni naturali può diminuire, purché la crescita del capitale prodotto dall’uomo compensi tale diminuzione. L’interpretazione che fa riferimento alla sostituibilità del capitale corrisponde al criterio di efficienza paretiana. Lo stock totale di capitale può aumentare o essere costante; è la composizione che può variare. In prospettiva storica, l’avanzamento tecnologico e la ricerca scientifica hanno determinato la transazione verso nuovi assetti produttivi e organizzativi. In particolare:

  • Deindustrializzazione: il declino dei settori tradizionali e l’apparizione di nuovi settori industriali a più alta intensità tecnologica e organizzativa. Il settore secondario e terziario sono diventati sempre più complementari.
  • Dematerializzazione del PNL: la riduzione della quantità di materiale per unità di prodotto sembrano esser dati dall’innovazione tecnologica e dallo sviluppo di servizi basati sul fattore lavoro:
    • Minor consumo e minori emissioni dovuti a miglioramenti tecnologici sarebbero compensati dalla crescita complessiva del’economia.
    • Con la crescita del settore dei servizi, i settori agricolo e industriale di base si riducono solo in termini relativi (percentuale di PIL e forza lavoro occupata) e il consumo in questi settori rimane elevato.
    • Le emissioni inquinanti per le quali si sono osservate riduzioni assolute nei paesi con economie più sviluppate sono tutte regolate da leggi che cercano di limitarle.
    • Delinking: è la separazione tra sviluppo economico e inquinamento, grazie allo sviluppo di un settore industriale specifico, quello delle tecnologie per la depurazione e la diminuzione dell’inquinamento.

Lo sviluppo sostenibile forte

In alcuni modelli viene avanzata l’ipotesi di insostituibilità tra le varie forme di capitali e quindi occorre che esse, distintamente, siano mantenute costanti o cresciute. La sostenibilità forte comporta condizioni più restrittive sui trasferimenti intergenerazionali delle risorse naturali. Questa seconda interpretazione pone dunque l’accento sulla conservazione dello stock di capitale naturale quale fattore della produzione per il quale non esistono sostituti.

Asimmetria fra progresso tecnologico e ambiente

Il progresso tecnologico spinge a sacrificare beni ambientali negli altri beni, mentre nel tratto crescente E1S si avrà una spinta ad aumentare l’offerta di entrambi i beni. Questi sentieri alternativi sono il risultato più plausibile delle esternalità negative provocate dalle attività di produzione e di consumo le quali determinano un uso eccessivo di risorse ambientali. Il livello minimo di consumo di capitale è la soglia critica da non superare, ma per molte risorse non esistono prezzi, oppure anche quando esistono possono essere imperfetti, quindi è difficile calcolare il degrado del capitale naturale.

Sviluppo economico, povertà e ambiente

I paesi in via di sviluppo (PVS) sono caratterizzati da:

  • livelli di reddito pro-capite molto bassi,
  • elevati tassi di incremento della popolazione,
  • tassi di disoccupazione rilevanti,
  • struttura produttiva caratterizzata da quote elevate di occupazione in agricoltura,
  • eccessivo sfruttamento delle risorse naturali.

Il circolo vizioso della povertà

In relazione ai problemi di sviluppo nei PVS e al trade off sviluppo-ambiente va considerato un ulteriore elemento: la tendenza a localizzare in questi paesi (raramente per ragioni ambientali) le produzioni maggiormente inquinanti quali la produzione di alluminio, la raffinazione del petrolio eccetera. I tassi di crescita della popolazione preoccupano più per il fatto che siano disomogenee tra le diverse aree del mondo, più che per il loro valore assoluto, esattamente come la disparità distributiva del reddito.

Le implicazioni di politica economica: le modifiche strutturali

Uno dei compiti principali della PA è assicurare lo sviluppo sostenibile (come abbiamo visto) e uno stock costante di risorse alle generazioni future, in relazione alla percezione dei bisogni di ogni paese che varia a seconda del contesto economico, istituzionale e sociale. La letteratura indica nell’industrializzazione la strada obbligata da percorrere per eliminare i differenziali di crescita esistenti tra paesi. L’acquisto di tecnologia e l’imitazione dei processi produttivi sono stati gli elementi usati anche dall’Italia per seguire i modelli di sviluppo anglosassoni della rivoluzione industriale. La politica attiva deve agire nei seguenti settori:

  • il mercato: dare un prezzo alle risorse che ne sono prive o correggere i prezzi inefficienti, basandosi sia sul costo marginale di sfruttamento sia sul costo marginale della perdita per le generazioni future,
  • il progresso tecnologico: permette di aumentare la produttività del sistema economico, di migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse, di sviluppare nuovi metodi di utilizzo delle risorse e trovare sostituti,
  • le realizzazioni di politiche ambientali più efficienti, che anticipino i problemi (prevenire è meglio che curare),
  • l’integrazione delle politiche economiche e ambientali, da rivedere sistematicamente per eliminare i disincentivi a favore dell’ambiente,
  • la cooperazione tra paesi,
  • un nuovo sistema di contabilità ambientale: i danni causati all’ambiente oggi non vengono considerati nel PIL,
  • gli indicatori ambientali: informazioni in termini fisici e monetari sui fenomeni ambientali e sullo stato dell’ambiente (l’OCSE ha sviluppato una particolare struttura di indicatori, quali pressione, stato, risposta),
  • l’integrazione del PIL mediante le spese difensive: un aggregato che permette di valutare l’impegno della collettività per far fronte agli effetti negativi delle attività di produzione e di consumo (Leipert, 1989),
  • l’ammortamento delle risorse naturali mediante i prezzi di mercato: è un ulteriore metodo per correggere il PIL basato sulla detrazione dal PNL dell’ammortamento delle risorse naturali aventi prezzi di mercato.

Nel 1992 a Rio de Janeiro, in occasione della UNCED (una conferenza per l’ambiente e lo sviluppo), fu redatta l’agenda 21, indicante le linee direttrici per lo sviluppo sostenibile del 21esimo secolo. Essa non definisce obblighi vincolanti, né impegni finanziari e tecnologici, ma orienta gli interventi da realizzare per ottenere gli obiettivi da raggiungere. È importante che poi le realtà locali acquisiscano modelli di comportamento economici e normativi.

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