La regolamentazione amministrativa

L’operatore pubblico può regolare l’uso delle risorse appropriabili ricorrendo a norme amministrative che possono assumere varie forme:

  • Le norme di qualità: specificano le caratteristiche che devono possedere le risorse ambientali, ad esempio definiscono la concentrazione di anidride solforosa per metro cubo d’aria.
  • Le norme di quantità: fissano le emissioni massime di sostanze inquinanti che è possibile emettere nell’ambiente.
  • Norme di processo: specificano le caratteristiche del processo di produzione.
  • Norme di prodotto: specificano le caratteristiche che devono avere i prodotti che possono causare danni all’ambiente.
  • Norme di localizzazione: agiscono sulla localizzazione degli interventi sul territorio, indirizzandone la destinazione d’uso.

L’approccio economico non è sempre quello seguito e di fatto si rinuncia a determinare livelli ottimali di protezione ambientale. Spesso per determinare le norme vengono utilizzati i seguenti criteri:

  • Criteri ambientali: consistono nel fissare il limite massimo delle concentrazioni delle sostanze inquinanti, al di sopra del quale si verificano danni all’ambiente. Per definire tali concentrazioni non basta conoscere gli effetti sull’ambiente e sull’uomo, ma occorre conoscere anche le quantità di sostanze inquinanti che li determinano, occorre conoscere per ogni tipo di sostanza inquinante una funzione del tipo dose – risposta.
  • Criteri tecnologici: nel definire le norme si fa riferimento alla loro fattibilità tecnica di applicazione.
  • Criteri politici: le norme comportano costi per le imprese, per cui la loro adozione dipende dalla possibilità di far sopportare tali costi e dal consenso che si crea attorno alla loro concreta applicabilità.
  • Criteri economici: in questo caso occorre avere una buona conoscenza scientifica dei problemi ambientali in modo da poter valutare la funzione dei danni ambientali e quella dei costi  che bisogna sopportare per ridurre tali danni entro certe soglie. La norma ottimale è definita in base all’uguaglianza del costo marginale di disinquinamento e del danno marginale dell’ambiente. Se consideriamo la figura a sinistra le norme ambientali dovrebbero essere determinate in base all’intersezione della curva dei costi marginali di disinquinamento CMgd e di quella dei danni marginali CMge rappresentato dal punto Qs. Le imprese, per ridurre l’inquinamento, sopportano un costo pari a QQSE e la collettività si fa carico dell’inquinamento residuo pari all’area OQSE. Confrontando i costi delle imprese e della collettività con il danno complessivo OFQ, essi risultano molto inferiori. Si ha difficoltà con questo metodo se si pensa che, per minimizzare i costi di disinquinamento, le norme dovrebbero essere differenziate per ogni impresa, in modo da tener conto dei rispettivi costi di disinquinamento e dei danni totali all’ambiente.

Nella figura di destra abbiamo preso in considerazione le curve dei costi marginali di disinquinamento di due imprese A e B. La situazione ottimale richiede che l’inquinamento residuo complessivo OQs venga ripartito tra le due imprese nella misura Oq1 e Oq2 => le imprese hanno ugual costo marginale di disinquinamento (Eaq1 =Ebq2) e quantità diverse di inquinamento residuo. La ripartizione del costo totale tra le imprese è ≠. I costi totali di disinquinamento differiscono infatti da impresa A (= qEAq1) a impresa B(= qEBq2). Le imprese con Cmg di disinquinamento più bassi disinquinano di più. Le informazioni necessarie per applicare norme ottimali sono rilevanti e sono difficilmente ottenibili per cui, di solito, l’operatore pubblico è costretto a far riferimento a soluzioni sub-ottimali, applicando norme uniformi ai singoli scarichi. In questo caso la ripartizione del carico inquinante avviene imponendo a ciascuna impresa di ridurre l’inquinamento a livello . È evidente che  l’impresa B, per ridurre l’inquinamento da q2 a  deve sostenere un onere aggiuntivo pari a  che è superiore al risparmio che realizza la prima impresa riducendo l’attività di disinquinamento da q1 a . Il medesimo obiettivo ambientale è dunque realizzato ad un costo maggiore rispetto alla soluzione ottimale. Perciò il metodo a norme uniformi è di natura sub ottimale. Nel breve periodo è però da preferire a quello delle norme differenziate quando deficienze organizzative obbligano a minimizzare il costo e la complessità della gestione, o quando si ritiene che il costo di disinquinamento ai singoli scarichi sia poco differenziato. Le norme amministrative, anche se uniformi, costituiscono un metodo che offre le maggiori garanzie per il conseguimento di un dato obiettivo, purché i controlli dell’operatore pubblico, tendenti a verificare il rispetto delle norme, siano efficienti.

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