Gli strumenti derivati

Gli strumenti derivati sono gli strumenti che vengono utilizzati per la gestione, o copertura, dei rischi. Il loro nome discende dal fatto che si tratta di strumenti il cui valore deriva da una determinata attività sottostante (underlying asset). Le attività sottostanti possono essere di vario tipo: attività reali: troviamo strumenti derivati sulle commodities; attività finanziarie: troviamo strumenti derivati sulle valute (currencies), già analizzati parlando di contratti a termine, che impareremo a definire come contratti forward; sui tassi di interesse (Interest Rate Derivatives), e distinguiamo tra derivati su tassi di interesse a breve termine e su tassi di interesse a lungo termine; sui titoli azionari (indici di borsa e singoli titoli); su credito (default).

Gli strumenti derivati nascono con attività sottostanti reali, ma la loro diffusione sul mercato si ha con attività sottostanti finanziarie.

La classificazione degli strumenti derivati

Andiamo ad analizzare le principali tipologie di strumenti derivati, riclassificandoli secondo criteri diversi.

Il primo criterio di classificazione fa riferimento al tipo di impegno contrattuale che assumono le parti. Sulla base di questo criterio distinguiamo tra: contratti a termine fermo: contratti su cui entrambi i contraenti assumono un obbligo contrattuale simmetrico. A questa famiglia di strumenti derivati appartengono i contratti forward (già visti come forward su valute, in cui una parte riceve un ammontare di una certa valuta, ad esempio euro a fronte di un pagamento in un’altra valuta, per esempio dollari, mentre la controparte consegna un ammontare della prima valuta, ossia di euro, e riceve un ammontare della seconda valuta, ossia di dollari), i contratti futures, che sono contratti a termine negoziati in specifici contesti (peculiari per luogo di negoziazione ma non per obbligo contrattuale, che rimane identico a quello dei contratti forward) e gli swap; contratti di natura opzionale: contratti in cui vi è asimmetria tra le prestazioni contrattuali, ossia una parte acquista il diritto ad effettuare una certa prestazione mentre la controparte è obbligata a soddisfare la volontà del primo contraente. A questa famiglia di strumenti derivati appartengono le opzioni (tra di esse ricordiamo le warrant, che non andremo però ad esaminare nel dettaglio).

Gli strumenti derivati possono essere riclassificati anche in funzione del mercato in cui vengono negoziati. Sulla base di questo criterio distinguiamo tra: exchange-traded: strumenti derivati negoziati all’interno dei mercati di borsa. All’interno di questa categoria rientrano i contratti futures (segmento IDEM) e determinate categorie di opzioni, tipicamente le più semplici, anche note come plain vanilla. Rientrano in questa famiglia anche le warrant, pur non essendo opzioni plain vanilla; otc: strumenti derivati negoziati all’interno dei mercati otc. All’interno di questa categoria rientrano i contratti forward, gli swap (gli Interest Rate Swap, in particolare sono gli strumenti derivati più importanti in assoluto per quota di mercato) e le opzioni esotiche. Entrambi i mercati presentano sia vantaggi sia svantaggi. Gli strumenti otc presentano il vantaggio di essere strumenti flessibili e personalizzabili: sono flessibili perché, essendo contratti di natura bilaterale, i contraenti hanno, pur nell’ambito di una struttura

contrattuale generale, la possibilità di modificare in modo significativo le componenti; sono personalizzabili perché, essendo contratti bilaterali, le parti sono totalmente libere di scegliere gli importi, le valute, ecc. Per contro, questi strumenti presentano lo svantaggio di essere più costosi, generalmente illiquidi e con un elevato rischio di controparte.

I vantaggi e gli svantaggi degli strumenti exchange-traded saranno ovviamente speculari a quelli elencati per gli strumenti otc. Quindi, gli strumenti exchange-traded presentano il vantaggio di essere poco costosi, liquidi, trasparenti e con ridotto rischio di controparte. Per contro, gli svantaggi saranno la scarsa flessibilità e la standardizzazione.

Ovviamente non esiste uno strumento migliore per eccellenza, ma, a seconda delle esigenze delle parti, determinati strumenti risulteranno preferibili ad altri.

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