Il rendiconto finanziario

Il rendiconto finanziario è il documento assai leggibile e fruibile, nel quale si mettono in evidenza i processi di formazione di un determinato fondo di liquidità. È a tutti gli effetti un prospetto dove si evidenziano gli eventi che generano un certo flusso di un certo fondo di liquidità. È un prospetto allegato al bilancio d’esercizio: alcune aziende, quali quelle quotate, sono obbligate ad allegare tale documento.

Gli IAS (International accounting standards), che informano il comportamento contabile degli esperti del settore, obbligano a loro volta le aziende a redigere il rendiconto, quelle che, sebbene non quotate, rientrano nell’area di consolidamento di un gruppo. I principi contabili nazionali (OIC) consigliano caldamente la redazione del corretto rendiconto finanziario.

N.B.: parliamo di flussi di fondi finanziari, cioè di variazioni ∆ che intercorrono nel fondo da un tempo all’altro. Il problema è che esistono tanti fondi, non è un concetto univoco, quindi esistono infiniti rendiconti finanziari, questo genera difficoltà nella fase interpretativa.

 

Definizione di risorsa finanziaria

Sono considerate di solito 2 o 3 tipi di liquidità dinamiche: flusso di CCN, di liquidità etc.:

  • Disponibilità liquide nette (al netto dei c/c bancari passivi)
  • Disponibilità liquide nette + titoli disponibili
  • Disponibilità liquide e differite nette
  • Disponibilità liquide e differite al netto delle passività correnti
  • Attivo circolante al netto dei soli c/c bancari passivi
  • Capitale circolante netto (Il flusso positivo di CCN è valore POTENZIALE)

Noi deriveremo dal flusso di CCN anche il flusso di liquidità.

Diminuzione attivo fisso: vendita immobilizzazioni. Incremento di passività: richiesta mutuo. Incremento di capitale sociale: richiesto finanziamento ai soci. Il flusso di CCN e il reddito spendibile aumentano per effetto della gestione corrente, non se esiste un utile, ma quando i ricavi finanziari superano i costi finanziari. REDDITO SPENDIBILE: flusso di CCN generato solo dalla gestione corrente.

Non è detto che una diminuzione di attivo fisso sia sempre una fonte di CCN. Se l’attivo fisso diminuisce è lecito pensare che lo si stia vendendo, quindi aumenta la cassa. Non è sempre così: non accade se un immobile brucia, o se c’è una permuta per un altro bene che non rappresenta CCN. Come faccio ad avere più attivo fisso senza avere variazioni di CCN? Con la rivalutazione. Non tutti gli eventi gestionali hanno un riscontro immediato sulla variazione finanziaria. Gli ammortamenti sono il tipico caso che finanziariamente non esiste: non sono costi finanziari.

Tutte le volte in cui si rileva un costo o un ricavo non finanziario, quel costo o quel ricavo non produce variazioni di reddito spendibile e quindi di CCN. All’aumentare dei costi finanziari, aumenta il reddito spendibile. L’utile è 50 = reddito spendibile. Stesso esempio supponendo che esistano 20 ammortamento: iI reddito spendibile è 50 + 20 = 70! Alzando gli ammortamenti potrei mostrare una perdita, pur essendo finanziariamente in utile quindi! Per transitare dal rendiconto (reddito spendibile) al cash flow globale (flusso gestione reddituale) basta aggiungere:

  • variazioni positive o negative di debiti e crediti
  • incremento/+decremento di rimanenze

Sono nel reddito spendibile ma non devono essere nel cash flow operazionale.

Esempio: Costo = 1.000 (costo in dare, debiti in avere). Arriva il 31/12, il costo finisce insieme agli altri a determinare l’utile ed il debito insieme agli altri debiti e determina il capitale. Arrivo a calcolare il reddito spendibile. Lo ritrovo perché è un costo finanziario. Però vogliamo trovare il cash flow operazionale, non il reddito spendibile: esso è legato al concetto di fondo, non più CCN, ma liquidità, cioè cassa. Il cash flow non studia il CCN, ma il fondo liquido. Allora semplicemente per transitare dal reddito spendibile al cash flow, elimino o aggiungo quanto sopra indicato.

Perché una variazione positiva dei debiti lo aumenta? È intuitivo: se, da un anno all’altro, i miei debiti sono aumentati, a parità di costi, vuol dire che ho trattenuto liquidità, non ho pagato: sono riuscito a comprare elementi produttivi avendo dilazioni di pagamento. È lo stesso discorso che abbiamo fatto parlando di ciclo monetario: è sempre meglio pagare tardi per evitare tensioni di liquidità. Stesso dicasi per le rimanenze: la diminuzione di rimanenze è vista con segno “+”, perché permette di incassare. La genesi dei flussi finanziari (fonti):

  • Gestione reddituale o corrente

a) reddito spendibile,

b) reddito spendibile rettificato, ossa flusso di cassa della gestione reddituale o corrente

  • Investimenti o disinvestimenti relativi ad attività non direttamente attinenti alla gestione reddituale
  • Acquisizioni o rimborsi di finanziamenti
  • Altre operazioni: operazioni sul capitale proprio e dividendi

La genesi degli impieghi finanziari (impieghi):

  • Flusso di cassa per Investimenti

a) relativi ad impianti e macchinari

b) partecipazioni

  • Flusso di cassa per rimborsi di finanziamenti

a) Rimborso di debiti finanziari a MLT

b) Rimborso di capitale proprio

  • Altre operazioni: Flusso di cassa per il pagamento di dividendi

Gestione economica, CCN e flussi di cassa: differenza tra utile, reddito spendibile e cash flow: possiamo notare che la variazione dei prodotti non ha contropartita di cassa, quindi costituisce parte del gap. NOTA: Il reddito spendibile è, quindi, un anello di congiunzione tra una grandezza economica (utile) ed una grandezza puramente finanziaria (cioè il cash flow).

Esempio di prova scritta.

I brevetti industriali aumentano di 2.000 nella variazione grezza. Allora inserisco 3.000 negli impieghi. L’unico modo per far tornare i conti, cioè per sanare lo scollamento tra 3.000 e 2.000, è immaginare una diminuzione di 1.000 di brevetti nelle fonti. Ma è specificato che non ci siano vendite, quindi l’unico modo è ipotizzare (come avviene di solito) un ammortamento in conto. Allora “asterischiamo” i 1.000 di costo non finanziario! La “formuletta” da applicare che funziona nella maggior parte dei casi è la seguente: funziona per le voci attive. Prendo il saldo iniziale (10.000) e lo confronto con l’evento segnalato nelle note (acquisto brevetti): +evento 3.000 = saldo atteso = 13.000. Confronto il saldo atteso con quello effettivo (12.000), la differenza non può esser altro che 1.000.

Costo storico = 30.000 - ammortamento = 15.000 valore contabile = 15.000. Valore di vendita = 16.000 => nelle fonti (comprensive di plusvalenza, asteriscata) = plusvalenza = 1.000.

Applico ancora la formula di cui sopra saldo iniziale (79.000) – vendita (30.000) = saldo atteso (49.000) – saldo effettivo (90.000) = – 41.000. Se non ci fossero altri problemi questo sarebbe l’impiego. Le note dicono che c’è stata un’apposita riserva di rivalutazione, siccome non risulta la riserva di rivalutazione, guardo la riserva di capitali, che è aumentata di 5.000. Il vero impiego è al netto della rivalutazione: 36.000! (41-5). Eliminato impianto totalmente ammortizzato di 10.000, si realizza 500 a titolo di recupero materiali. Dal punto di vista finanziario i 500 sono una plusvalenza, da asteriscare. Saldo iniziale 120.000 – l’evento 10.000 = 110.000, confronto con 130.000 dell’x+1 trovo 20.000 => negli impieghi.

Vediamo i fonti ammortamento: i terreni ricordiamo che non hanno mai ammortamento. Per quanto riguarda l’ammortamento fabbricati, possiamo fare così: nelle note troviamo che 6000 è stato imputato, allora metto 6000 nelle fonti, ma aggiungiamo un asterisco. E potremmo farla finita qui. Se vogliamo invece giustificare il 6000 ci domandiamo se abbiamo usato il bene che valeva 30.000 già ammortizzato per 15.000. Allora risultano le voci in rettifiche e variazione rettifiche (due voci che comunque ai fini dell’esame non servono a nulla, ma servono solo per capire meglio). Faccio la stessa identica cosa per il f.do impianti: 20.000 nelle fonti.

Passiamo alle partecipazioni (immobilizzazioni finanziarie) finanziarie: è lecito pensare che le partecipazioni siano 5000. Se le compro per 30.000 ma ne ho in più 5.000 ne dovrei trovare 35.000. Ma di quelle non tutte danno origine ad un’uscita di denaro, soltanto 30.000, allora inseriamo 30.000 negli impieghi. Ma mi sarei aspettato di mettere 35.000, allora per far tornare il 30.000 iniziale (dato dalla differenza tra 45 e 10). L’unico modo è ipotizzare una vendita di 5.000. Gli eventi, in pratica sono due: 30.000 di acquisto + un evento 5000 NFT (non-found-transation: non genera né fonti né impieghi, esattamente come la rivalutazione di immobili di prima) + saldo iniziale di 15.000 = 50.000 – 45.000 = 5.000. Le riserve di capitali ed il capitale sociale, infatti in questi casi, non danno origine a fonti o impieghi, perché non hanno natura finanziaria.

Anche la riserva di utili non crea liquidità. Per l’utile tolgo la quota data agli azionisti (cioè l’utile dell’anno prima – la riserva: 2500 – 1000) = 1.500 Impieghi. L’utile dell’anno in corso invece lo metto tra le fonti per 3.000. Ma notiamo una cosa: avevamo asteriscato 1000 di terreni e fabbricati e 500 di impianti. Ma perché allora l’utile dell’anno x è impiego e l’utile dell’anno x+1 è fonte? Perché quello dell’anno x ha già avuto una destinazione! Mettiamo gli altri numeri e poi passiamo alla redazione del rendiconto finanziario.

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