Analisi degli scostamenti

Partiamo da un dato di budget ed uno di consuntivo. Lo scostamento è dato dalla differenza tra di essi. Bisogna comprendere come individuare le cause che lo hanno generato, per capire se sono punti di forza o di debolezza. Bisogna altresì far attenzione al caso in cui si decida di analizzare un costo piuttosto che un altro. Il segno “-“ o “+” va interpretato algebricamente per capire se lo scostamento è positivo o negativo e si agirà differentemente anche se trattiamo costi o ricavi. Esistono due segni: algebrico ed economico: il secondo riguarda la valutazione del segno, per capire se è favorevole o meno. Esiste anche un terzo modello: quello dei costi fissi: lo studieremo poco, perché serve soltanto per divertire i matematici, tanto è fisso.

Per i costi, uno scostamento negativo algebrico è negativo anche economicamente. Per i ricavi è il contrario.

Lo scostamento è scomponibile in 3 sotto-scostamenti, detti elementari: 1) efficienza; 2) prezzo e 3) volume.

Attenzione: bisogna responsabilizzare il personale: nel 71.000 di scostamento, ho usato 1,4 chili anziché 1,5, ma li ho pagati di più, quindi posso colpevolizzare il responsabile commerciale che ha acquistato ad un prezzo più alto e fare i complimenti al responsabile della produzione, che ha impiegato meno materie per produrre lo stesso prodotto.

Se analizzassimo soltanto il 71.000 in senso assoluto, non capiremmo di chi sono le responsabilità.

Passiamo allora alla “tecnica del budget flessibilizzato”: creiamo a posteriori un nuovo budget “finto”, in cui si simulano dati ibridi di consuntivo e di budget: si ricrea il budget come se si fosse conosciuta a priori la quantità: 950 anziché 1.000. In questo modo elimino il volume, e lascio soltanto efficienza e prezzo come cause degli scostamenti.

Così ho 2 scostamenti elementari, anziché 3 scostamenti elementari, ed entrambi sono facilmente studiabili.

Ha un senso pensare di flessibilizzare anche i costi fissi? La risposta è: “è opinabile”. È un problema da laurea magistrale, quindi possiamo metterci quel che vogliamo. Lo studio del costo fisso flessibilizzato, d’altronde, richiede conoscenze matematiche avanzate.

La scaletta con cui si procede per analizzare gli scostamenti è:

1) Volume

2) Efficienza: col termine, matematicamente, si intende: unità di misura (es.: Kg.) x Quantità (vendute o previste).

3) Prezzo.

È difficile andare a dire a qualcuno “bravo o cattivo” sull’analisi di volume, perché non avrebbe senso dire “bravo hai speso meno perché hai venduto meno”.

Formula per lo scostamento di Efficienza: (Efficienza di budget – efficienza di consuntivo) * Prezzo di Budget (o prezzo standard unitario)

Formula per lo scostamento di Prezzo: (Prezzo di budget – Prezzo di consuntivo) * Efficienza consuntiva

Nota: il budget è inteso quello flessibilizzato.

Per l’esame è importante saper commentare le probabili motivazioni degli scostamenti.

In questo caso, per esempio, il maggior costo e la maggior efficienza possono derivare dal fatto che:

  • il materiale acquistato è migliore, quindi costa di più
  • l’efficienza è salita perché è stato permesso dai materiali migliori

Anche così però il gioco non varrebbe la candela perché economicamente non conveniva, perché comunque la differenza totale è peggiorata di 19.000.

Ultima considerazione finale: le formule hanno una logica ben precisa, anche se noi finiremo per studiarle a memoria.

Per capire tali formule si utilizza il seguente approccio:

Prezzo = 5

Quantità = 2

Budget = 5 x 2 = 10

A consuntivo sono 7 x 4 = 28.

L’area di scostamento ha in comune il quadratino in alto a destra. Per consuetudine, si decide di attribuirlo al Prezzo:

Prezzo di Budget (5) – Prezzo di consuntivo (7) * Efficienza consuntiva (4).

Efficienza = (2 – 4) * 5.

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